Che influenza ha la creatività neiprocessi di integrazione sociale? Questo è il dibattito al centro del convegno internazionale al Palazzo du Mesnil

Nei giorni 15, 16 e 17 gennaio si è svolto un importantissimo convegno internazionale presso il Palazzo du Mesnil di Napoli, organizzato dall’ Università degli studi di Napoli “L’Orientale”. Il focus del dibattito è il ruolo che ricopre la creatività per quanto concerne l’integrazione sociale.

Ad aprire il dibattito è stata la rettrice dell’Università “L’Orientale” Elda Morlicchio, seguita dalla dott.ssa Laudando Carmela Maria, nonché neo direttrice del Dipartimento di studi letterari, linguistici e comparati presso “L’Orientale” e coordinatrice del comitato scientifico.

L’integrazione sociale è quel processo che non prevede nessuna discriminazione e che anzi favorisce la mediazione interculturale, elemento indispensabile nel nuovo quadro europeo in cui viviamo. Va ben sottolineato che integrazione non significa assimilazione, bensì si tratta di comunicazione tra i popoli.

Inoltre nella nostra comunità la ricchezza linguistica puo’ essere sia un ponte ( quindi essere fautrice di integrazione), sia una barriera tra i popoli. D’altro canto l’intento è proprio quello di servirsi del patrimonio linguistico in maniera positiva, affinché ci sia una trasmissione etica della creatività, fattore indispensabile per sostenere l’inclusione.

Presenti all’incontro illustri ospiti a livello internazionale affiancati da professori associati all’ateneo: tra questi vanno enumerati artisti provenienti dalla Svezia, Romania, Belgio, Ungheria, Polonia e tanti altri.

Lo scrittore in esilio volontario perde la propria identità oppure ne acquisisce una nuova?

Cio’ afferma lo scrittore francese di origine rumena Petre Raileanu, il quale ha una visione speranzosa nei confronti dell’Europa. Egli, nel suo racconto autobiografico, fa emergere l’importanza dell’avere contatti con la madrepatria pur andando all’estero. Mentre Judit Papp si focalizza sull’esilio e dissidenza nella letteratura ungherese del Novecento, dove i letterati si rifuggiavano nel silenzio e nell’esilio interno, piuttosto che andar via dal loro paese.

Invece Jesper Svembro, proveniente dall’Accademia di Svezia dei Nobel, pone l’attenzione sull’isolamento dell’individuo, che dà vita a una nuova forma di creatività. Se da un lato si puo’ trattare di ponte linguistico, d’altra parte possiamo trovarci dinanzi ad un’inclusione (im)possibile quando si parla della situazione triestina. A trattare questa tematica è la studiosa serbo-croata Snezana Milinkovic, la quale racconta la situazione in cui desta un titino a Trieste. Qui l’inclusione puo’ compiersi? Per la dottoressa si tratta di un vero e proprio confine-barriera, dove l’identità non puo’ che costruirsi su un rapporto di finzione.

Un’area strategica particolarmente intrigante è quella che riguarda l’inclusione tra narrazione e rimediazione. A tal proposito sono intervenuti le dott.sse Anna Cerbo e Anna Maria Pedullà, docenti UNIOR. Dai loro interventi è emerso che anche la letteratura ha una funzione creativa. Soprattutto Boccaccio, nel suo Decameron, promuove l’integrazione e lo fa coinvolgendo nuovi lettori nella sua opera, dando voce per la prima volta alle istanze femminili.

Un’altro ambito della creatività è quello proposto dalla prof.ssa associata all’Università di Macerata Elena di Giovanni. Ella designa l’idea di accessibilità e inclusione in tutta Europa tramite il progetto “Macerata Opera Festival”. Qui il problema della lingua come barriera d’accesso sembra risolversi tramite l’audiodescrizione semiotica per i non vedenti e ipovedenti. La dottoressa ha collaborato con dei ragazzi con delle difficoltà apparenti, ma che in realtà si sono rivelati un punto di forza nella realizzazione dello spettacolo, in cui essi sono stati protagonisti assoluti (“Universal access for anyone, anywhere and at any time”).

Infine si è trattato anche il problema dell’inclusione sul territorio napoletano con il direttore della Fondazione Quartieri Spagnoli (Foqus) Renato Quaglia. Si tratta di un progetto di rigenerazione e riconnessione urbana per creare nuova occupazione ai giovani in una periferia anomala in pieno centro: i Quartieri Spagnoli. L’intento principale è di combattere l’emarginazione, dal momento che un nuovo sviluppo dell’inclusione sociale è possibile. Qui la creatività svolge un ruolo decisivo per diffondere la cultura e il dialogo interculturale.

 

 

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