Martedì 28 Maggio alle ore 9.00 al Palazzo du Mesnil presso l’Orientale di Napoli ha avuto luogo una conferenza organizzata dall’ordine dei giornalisti in Campania in collaborazione con l’UNIOR

Il focus dell’incontro è stata la crisi libica e quali rapporti intercorrono tra il nostro paese e la Libia.Ad aprire il dibattito è stato Ottavio Lucarelli, nonché il presidente dell’Ordine dei Giornalisti Campania, mentre a coordinare vi era il giornalista Domenico Pennone.

A spiegarci che tipo di cooperazione esiste tra i due paesi è stata la docente presso l’Unior di diritto internazionale e violazione dei diritti dei migranti Adele Del Guercio. La docente spiega che attualmente la Libia vive un periodo di forte instabilità interna, dal momento che non esiste un unico organo capace di controllare l’intera regione. Anzi, l’Italia finanzia i centri di detenzione in Libia e forma le guardie costiere, le quali sono “dei veri e propri trafficanti di essere umani e speculano a discapito delle persone disperate che cercano di fuggire”(afferma la dottoressa). L’intento dell’Italia,  così come dell’UE, è di diminuire i giganteschi flussi migratori. In realtà abbiamo ottenuto una riduzione notevole degli sbarchi, ma solo nel 2018 si contano circa 2000 persone morte nel Mediterraneo per mancato soccorso.

Come risolvere quindi questo problema sempre più sentito in tutto il mondo? Del Guercio afferma che necessita un piano, affinché si definiscano i profili di responsabilità dei paesi europei. Di certo il nostro paese ha un ruolo ben preciso nel soccorso dei rifugiati, ma delega alle autorità libiche, dimenticando che un rimpatrio per questi rifugiati è impossibile, data la situazione nella loro terra natia.

Invece la docente UNIOR Daniela Pioppi di storia contemporanea dei paesi arabi si focalizza sulla frammentazione interna e sugli interessi internazionali. Muhammar Gheddafi ha segnato profondamente un’epoca anche dal punto di vista degli interessi internazionali. La Libia oggi, dopo la sua morte, è un paese dilaniato dalla guerra civile e soprattutto senza un governo unitario. Bisogna ricordare che il termine Libia è stata un’invenzione italiana di Mussolini nella prima metà del 900.

Si tratta di una regione divisa tra:Tripoli, dove si è insediato, con il supporto dell’ONU, il Governo di Accordo Nazionale(GAN) guidato dal primo ministro Fayez al-Sarraj, e Tobruq, guidato dal generale Khalifa Haftar, appoggiato dall’Egitto ed Emirati Arabi Uniti. Il territorio di Haftar è nelle mani di milizie e fondamentalisti che controllano traffici di petrolio, armi ed esseri umani, trattati come schiavi.

Se la docente di lingua berbera Di Tolla si interessa principalmente del tipo di impatto che ha la crisi libica sulle minoranze amazigh(più comunemente chiamati berberi), Michele Colucci, ricercatore presso il Cnr(Consiglio Nazionale delle Ricerche) vuole porre l’attenzione su un fatto veramente importante, ossia fa un paragone tra la Libia di oggi a partire dal 2008(paese di migrazione) e la Libia degli anni ’50-60, quando cioè esso è stato meta di immigrazione dei paesi confinanti, come ad esempio la Tunisia.

Un importante testimonianza proveniente dalla Libia è data da Mohamed Shinnib, il quale riesce a darci un quadro più dettagliato sia storico che sociale circa il suo paese natale. Ma la vera domanda che tutti noi ci poniamo è: come si risolverà questa situazione?Ma soprattutto come si potrà trovare una soluzione per le migliaia di persone che cercano un paese sicuro, che possa garantire loro stabilità e soprattutto i diritti fondamentali alla pace e alla vita

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