Napoli, capitale europea della prostituzione: storia e curiosità sull’antico quartiere a luci rosse di partenope

Vico Femminelle conserva già nel nome le tracce di un passato non molto lontano, quelle dell’antico quartiere a luci rosse di Napoli: l’Imbrecciata.
Siamo nel 1530 e la maggior parte dei bordelli e delle case di appuntamento venne localizzata nell’area compresa tra Porta Capuana e Via Martiri d’Otranto, nei pressi dell’Arenaccia; tutto il manto stradale era stato lastricato da ciottoli, la cosiddetta “breccia”.
Con un provvedimento legislativo del 1781, l’imbrecciata divenne l’unico quartiere dove era consentita la prostituzione, tanto che nel 1855, si decise di delimitare tutto il perimetro della zona con un muro di cinta e con un solo cancello d’accesso. Tutte le attività avevano inizio intorno alle 6 del mattino e cessavano alle 23, quando il capo delle guardie del vicino carcere di San Francesco esortava i clienti ad affrettarsi:

“Muoviamoci, che mo si chiude e po’ chi è dinto è dinto e chi è fore è fore”. “Papà – lo canzonavano – aspettate ancora un po’, che è ampresso”.

Ma il muro dell’imbrecciata – ci racconta Di Giacomo – non chiudeva mai: era abbastanza basso, pieno di buchi e lo si poteva scavalcare anche a notte fonda; il fenomeno ebbe una portata enorme: Napoli, era diventata la capitale europea della prostituzione maschile e femminile.
Già in passato però esistevano luoghi prestabiliti, riservati esclusivamente all’attività di travestiti: la separazione durò fino al 1876, quando anche in altri quartieri fu possibile esercitare. Vico Femminelle, oggi via Pietro Antonio Lettieri era il luogo di ritrovo di tutti i femminielli napoletani, che esercitavano il mestiere più antico del mondo. Stando alla testimonianza di Abele De Blasio (1858-1945), il quartiere cadde, nel ‘700 sotto il controllo della Camorra, che proprio lì rilevava nuove reclute. De Blasio, in “Nel paese della camorra”, distingue due categorie di omosessuali: gli attivi, che chiama uomini di merda, e i passivi, che senza giri di parole definisce ricchioni. La struttura gerarchica prettamente maschilista della Camorra arruolava soltanto gli attivi, perché un vero camorrista poteva essere anche un uomo di merda, ma non un ricchione.

Michele De Rosa è un giovane studente napoletano, attualmente iscritto al secondo anno della facoltà di lettere classiche, presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Nel tempo libero, ama dedicarsi alla lettura di libri inerenti la storia, la cultura e le leggende della città di Napoli, per la quale nutre un amore senza confini

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