Gusta la Patata 2017: sagra della Patata Agerolese

Ecco il rito per il buon riposo della Patata, parola di A. M. Bacher:

“…dona loro riposo e splendano di luce i nostri avi.
Come in cielo vegliano gli astri di notte,
così, con occhi di stelle, vegliate voi, cari morti,
sulle patate che crescono al buio sotto terra…”.

Teatro della tanto attesa Sagra della Patata Agerolese sarà ancora una volta il Borgo di Santa Maria di Agerola. L’appuntamento con la 15°edizione della kermesse gastronomica è fissato per il 14 Agosto 2017. La sagra, che come ogni anno accoglierà con compiacenza centinaia di visitatori, non è per gli ideatori una mera circostanza di festa, ma è l’emblema dell’amore per il proprio territorio che nelle Patata e nelle patate, pienamente genuine grazie al clima agerolese per cui il terreno dei campi non esige di alcun trattamento chimico, distingue un prodotto fondamentale della tradizione agerolese, vivo in vari gustosissimi piatti delle antiche ricette che ben lo sposano con le altre eccellenze del luogo.

Forse vale spendere qualche parola in più su questo gustosissimo ortaggio.

La nostra ‘Patata’ per la sua forma bitorzoluta, per l’originario color vinaccia della sua buccia, per il fatto che cresceva nelle profondità della terra e per non essere mai stata citata all’interno della Bibbia era ritenuta il cibo del diavolo. Duecento anni di diffidenza per uno tra gli alimenti più consumati in cucina in quanto provenendo dalla terra nasceva ‘sporco’. La patata, pianta erbacea della famiglia Solanaceae, è originaria dell’America meridionale dove sugli altipiani delle Ande, dalla Colombia al Cile, fino ai 4900 m s.l.m., crescono molte specie di Solanum selvatico, e tra queste il Solanum andigenum, con la sua varietà Solanum tuberosum, la nostra patata. Dal punto di vista botanico il Solanum tuberosum è una pianta erbacea alta da 50 cm a 1 m. Essendo provvista di stoloni sotterranei che a fine stagione producono tuberi, può essere considerata specie perenne, ma è coltivata come pianta annua. I tuberi sono utilizzati interi per l’alimentazione umana e animale. Dai tuberi si estrae industrialmente la fecola (amido) o si produce alcol, per usi alimentari e industriali.

Ma quale è stato il viaggio della patata prima del suo arrivo ad Agerola?

In Italia, importata dalla Spagna, la patata arriva nel 1564-1565 ed è presente negli orti botanici di Padova e di Verona, rispettivamente nel 1591 e nel 1608. Nel 1565 Filippo II re di Spagna invia al papa Pio IV un certo quantitativo di patate, che vengono scambiate per tartufi e quindi assaggiate crude, con ovvio disgusto. Come pianta agricola la si trova a Bologna (1657) e a Roma (1688). La fine del XVIII secolo coincide con l’inizio della coltivazione della patata in Campania e nel resto dell’Italia. Nota in Europa e in Italia già da due secoli prima, la patata ha richiesto un tempo lunghissimo affinché dalla sua “scoperta” si passasse a un’utilizzazione su larga scala. È stato infatti necessario verificare come si potesse adattare alla panificazione, alla produzione di farina e alla conservazione. L’opportunità di disporre di cibo lauto e poco costoso motiva le iniziative a favore della sua diffusione, portata avanti fino ad attribuirle un ruolo essenziale nella dieta regionale.

La diffusione e la celebrità della patata in Campania si deve all’abate benedettino del’700, Vincenzo Corrado, nativo di Oria (BR), ma napoletano di adozione. Studioso di cucina, cuoco raffinato: adoperò la patata come protagonista assoluta delle sue ricette. Infatti, dopo il successo del Cuoco galante del 1773, nel 1798 pubblicò il Trattato della patata per uso di cibo, in cui rese numerose ricette a base di patate: il “gattò di patate”, il “tortino di alici”, gli“gnocchi di patate” e altre ancora. Corrado ha avuto il merito di aver diffuso la patata tra i napoletani. La patata ebbe un ruolo importante nell’economia del Regno di Napoli. La rivoluzione del 1799, infatti, portò una grave carestia, superata solo grazie all’acquisto da parte del re di enormi quantitativi di patate dal Nord Europa, che sfamarono la popolazione. Il successo dell’operazione convinse i Borboni a investire nella diffusione di questa coltura, e ad istituire una Scuola di agricoltura presso il palazzo reale di Portici, la quale contribuì a formare i tecnici che insegnarono agli agricoltori le tecniche di coltivazione. In seguito, tale scuola, diventò facoltà universitaria.
Quella di oggi è storia conosciuta. Le condizioni climatiche della Campania e le caratteristiche del terreno hanno certamente contribuito al successo di questa coltura a livello regionale. Le principali aree di produzione sono: l’area di Capua, Sessa Aurunca, Garigliano e alta Baia domitiana; l’Agro di Acerra-Afragola; l’Agro nolano-mariglianese e area casertana; l’agro sarnese-nocerino.

Ma torniamo al Gusta la Patata 2017: la sagra avrà luogo in occasione dei festeggiamenti religiosi del borgo, in onore di Maria Santissima Assunta: la bellissima statua lignea della Madonna è, infatti, custodita nella medievale chiesa di Santa Maria La Manna che con il suo campanile domina la valle di Agerola. Allora non resta che darci appuntamento al 14 agosto, un altro imperdibile meeting con un ortaggio che da ‘frutto del diavolo’ è divenuto tra i più amati e più consumati a livello non solo regionale, ma nazionale: bisogna ammettere che la Terra Madre è stata generosa, ci ha donato un alimento prezioso che cotto, riempie lo stomaco e regala il piacere del gusto.

Dalla terra alla tavola, le patate sono tra gli ingredienti più diffusi nella cucina tradizionale ed ora anche gourmet, un alimento fondamentale nella nostra alimentazione, amate ovunque, in molti luoghi le patate disegnano un ingrediente fondamentale poiché elemento principale di una cucina povera che le pone al centro delle più svariate pietanze. Preparate in svariati modi, occupano un posto di primo piano in numerosi piatti prelibati. Fritte o a duchesse, al forno o lessate, trasformate in purè, o utilizzate per irresistibili gateau, questi versatili tuberi sanno come conquistare e soddisfare il palato di ogni commensale.

 

 

Laureato in Storia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, con una tesi in Storia Moderna dal titolo RITRATTO O MODELLO DELLE GRANDEZZE, DELIZIE E MERAVIGLIE DELLA CITTA’ DI NAPOLI del marchese Giovan Battista Del Tufo(1588)’ (Relatrice la prof.ssa Marcella Campanelli). Laureato in Scienze Storiche, curriculum moderno e contemporaneo, con una tesi in storia moderna seguita dal prof. Giovanni Romeo, dal titolo 'Le denunce di adescamento in confessione a Napoli tra Sei e Settecento'. Amante della musica, suono la chitarra, scrivo e musico canzoni. Con le mie parole e la mia cultura spero di dare voce all'anima candida di questa terra.

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