Una Favola Moderna scritta per abbattere le barriere architettoniche, in scena a Cava de Tirreni

La società ci insegna che non si può amare un disabile. Meglio girare alla larga! Ce lo insegna con la scarsa informazione che circola sulla disabilità, o non mostrando mai in televisione persone con disabilità. Per esempio, voi avete mai visto un disabile che pubblicizza un profumo in Italia? Perché mai dovrebbe sentire il bisogno di rendersi attraente?

Forse, se provassimo a scindere disabilità e Persona, il nostro punto di vista cambierebbe.

Nella Favola moderna, scritta da Anna Ferrara Vicepresidente della Cooperativa Sociale Cava Felix, vengono abbattute le barriere psicologiche e quelle del cuore.

Al testo è stata conferita una veste teatrale.

Numerosi sono i simboli all’interno della favola. La Torre è il luogo all’interno del quale troviamo una Principessa, nella stanza più remota della torre dell’alto castello, lei dedita allo studio, circondata dai libri, convinta che il sapere e la saggezza siano la vera forza; il Drago è immaginario e simboleggia la paura che perseguita la protagonista, la paura di non sentirsi all’altezza al cospetto della Principessa alla quale siamo abituati fin da bambini. Troviamo altri simboli, ad esempio la scala utilizzata finalmente dal Principe dopo aver superato tante perplessità “La vuoi veramente? Allora devi armarti di coraggio, sopportazione, rigore e vigore!”; lo specchio diventa simbolo dell’amore, attraverso gli occhi del Principe, la Principessa potrà vedere la sua bellezza.

Il cerimoniere di corte, i principi e le principesse, saranno interpretati dai disabili dell’Associazione A.n.a.i.m.a. (ASSOCIAZIONE NAZIONALE ASSISTENZA INVALIDI E MENO ABBIENTI).

Qui di seguito, riportiamo il testo integrale della Favola moderna che, andrà in scena presso l’Auditorium Ragioneria di Cava de Tirreni, venerdì 23 giugno alle ore 19:00:

“La principessa si trova sempre in cima alle scale nella stanza più remota della torre più alta del castello, quindi tu devi uccidere il Drago, scalare le mura impervie, salire le scale, buttare giù la porta della stanza più remota della torre e salvare la principessa!
– Sì ok, ma da cosa la devo salvare?
– Dal Drago, che poi sarebbe lei stessa.
– Come sarebbe a dire?
– Te lo spiego io caro, ascoltami bene: secondo te una principessa bella, alta e intelligente si chiude nella torre più alta del castello?!?
– No, non penso…
– Deve avere qualche problema questa, no?!? Non credi?!? Vi si è rinchiusa per poter dire che a causa della sua bruttezza e poca altezza (disabilità) nessuno l’ha voluta, avrà dalla sua sempre questa scusa pronta! Così si è rinchiusa lassù con la sua intelligenza, la sua saccenza, la sua presunzione e i suoi libri. Pensa che il sapere e la saggezza siano la vera forza.
– Beh, non ha torto, con la mente si può far tutto! È la testa che conta!
– Certo certo, così si crede…così fa finta di crederci anche lei quando si traveste da donna di mondo, scaltra, esperta, sbattendo in faccia a chiunque la sua emancipazione…
– Non è così?!?
– No, non lo è…l’ho vista io dimenarsi dal dolore e dalla paura…
– Dimenarsi?!? Paura? E di cosa?!?
– Della vita vera ragazzo!!! È ovvio! Durante le sue incursioni nella vita vera, si scontra con la realtà… Non l’accetta, e dunque scappa! Ahhh sapessi quante volte le ho rimesso addosso il mantello e la maschera dell’emancipazione sociale della persona con disabilità. Macché, non serve, è la sua maledizione!
– La principessa è sotto un incantesimo? Ha una maledizione?!?
– Oh sì mio caro, credo proprio di sì: finché non imparerà ad amarsi per quello che è, il Drago sputa fuoco non morirà.
– Il Drago?!? Ma non avevi detto che era lei stessa?
– Caro principe devi svegliarti! Certo che l’ho detto! Il Drago è dentro di lei… si assopisce quando la principessa è innamorata, quando il principe di turno la corteggia il Drago diventa mansueto; forse perché sentendosi ammirata e amata comincia a piacersi di più.
– Quindi mi stai dicendo che qualcuno ha avuto l’opportunità di ammazzarlo questo Drago che è in lei?!
– Qualcuno ci è arrivato molto vicino; ma la maledizione parla chiaro: finché non avrà imparato ad amarsi, ad accettarsi completamente…
– Che è successo a quelli prima di me?!?
– Ahh vuoi saperlo davvero?!? …lei ha iniziato a denigrarsi e li ha disarmati, ha tuonato dalla torre: “Che ci fai con una come me, puoi averne 10, 100, 1000 più belle!” – “Vattene via, non sono alla tua altezza!” – “Inforca un altro paio di occhiali, guardami bene, non sono bella!!!” …ahm! E quelli se ne sono andati, se ne sono scappati.
– Uhm…È davvero così brutta? Insomma, a me non sembra! La trovo carina.
– Sei acuto giovanotto! No, non è brutta, in certi momenti è così bella, disarmante, donna… poi è interessante, intelligente, acculturata, sostiene bene le conversazioni e ti dirò di più, quando cade in amore è così dolce, affabile…
– Perché allora?!? Se è così, un principe innamorato resta!
– Parli così perché sei all’inizio! Perché le vuoi bene…eppure, al primo sbalzo…ti sei allontanato…eccoti qui a parlare con me, suo umile servitore… Vuoi capire perché ti ha cacciato via?!? Te lo dico io caro, ha paura! Sì, sì ha paura! Non scuotere la testa, ha paura della vita vera quella fasulla principessa! Ma non lo vedi come fa?!? Ha costruito un castello così alto e impervio che è impossibile buttarlo giù! E appena provi a scalarlo, lei ti ributta in basso, nel fossato; ti toglie gli appigli, ti stacca i pioli di quella scaletta di legno…
– Allora non vuole essere salvata! Se fa così…
– Ma che dici mio caro giovine, non hai capito niente! Ogni donna vuole essere salvata! Salvata dalla sua singletudine, da se stessa…
– Quindi che dovrei fare io adesso?!?
– Innanzitutto non ingannarla, sai è diventata ancora più dura dopo le delusioni… La vuoi veramente?!? Allora devi armarti di coraggio, sopportazione, rigore e vigore!
– Cioè?
– Devi farle di nuovo credere nell’amore! Devi aiutarla ad abituarsi alla vita, devi portarla con te, convincerla che può farcela, starle accanto…
– E quando mi respinge? Quando mi vuole buttare giù?
– Qui dovrai essere vigoroso, dovrai tenerla stretta, stringerla in un abbraccio, impedirle di farsi del male! Devi essere forte, perché riesce a dimenarsi peggio di un pesce legato all’amo. Sai, è capace di farsi del male, di sanguinare per giorni, pur di scappare! La spaventa di più la vita che il dolore…
– Allora è folle, è pazza!
– No, mio caro, no! Non lo è, questa adesso è la scusa che stai usando tu, perché ti manca il coraggio e lo posso capire! Come capisco la sua vigliaccheria, la sua codardia di fronte a un mondo che vive di canoni estetici e di bisogni effimeri. Lei non è certamente fatta per questo mondo, ma può adattarsi… ci si deve adattare per sopravvivere! È la dura legge dell’evoluzione! […]”

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Ottenuta la laurea in Conservazione dei Beni Culturali all’Università degli Studi di Napoli Suor Orsola Benincasa, ha conseguito un master in Catalogazione dei Beni Archivistici e Librari presso la Pontificia Facoltà Teologica. In qualità di archivista e bibliotecario ha collaborato con la Biblioteca della provincia di Napoli, l’Archivio Storico del comune di Ottati nel Cilento e la Biblioteca della Nonviolenza di Roma. Ha inoltre svolto incarichi indirizzati alla catalogazione delle opere d’arte presso la Chiesa di San Domenico di Guzman di Acquamela, l’Exultet e la Chiesa della Madonna del Carmelo di Salerno.
In occasione del premio Salimbeni per la Storia e la critica d’arte ha presentato il saggio Le catacombe dedicate a Santa Agnese nell’antico casale di Saba. Capolavoro nascosto e qualche confronto; mentre sulla Treccani Multimediale ha pubblicato la biografia di Angelo Michele Ricciardi (artista del Settecento salernitano) .

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