Per la rassegna estiva di Teatro “Barbuti festival”, la Compagnia Scena Teatro presenta “La ballata degli esclusi”, con Vladimir Luxuria, per la regia di Antonello De Rosa.

Per la XXXIV edizione della rassegna estiva di teatro “Barbuti Festival”, organizzata dalla Bottega San Lazzaro, sabato 10 agosto, alle ore 21.15 in largo Santa Maria dei Barbuti, nel centro storico di Salerno, la Compagnia Scena Teatro presenta “La ballata degli esclusi”, con Vladimir Luxuria, per la regia di Antonello De Rosa.

Nel Cast: Vladimir Luxuria e Antonello De Rosa. Musica dal vivo con la band composta da: Gaspare Di Lauri ( voce), Elisa campagna ( corista ), Filomena Di Gennaro ( corista ), Federica Caso ( corista ), Tony Panico (sax ), Giuseppe Rinaldi ( tastiera ), Donato Giachetta ( chitarra ), Gianvincenzo Giudice ( basso ), Giustina Gambardella ( percussioni ), Angelo Saturno (batteria ). Organizzazione Pasquale Petrosino.

“La ballata degli esclusi” spettacolo diretto e interpretato da Antonello De Rosa ,vuole essere un omaggio a Fabrizio De Andrè da parte di Vladimir Luxuria con il gruppo Volta la carta. In una sorta di anticlimax, l’esibizione si muove dalla tragedia di un popolo al microcosmo di individui non allineati. Si passa così dal lancinante lirismo di “Fiume Sand Creek”, dove è negato agli Indiani il diritto alla storia oltre che alla vita, al dramma di “Andrea”, per giungere al cortocircuito emotivo delle sonorità di “Creuza de ma”, che mescolano passato e presente. Il miraggio della felicità in “Princesa”, creatura estranea alle convenzioni, trova un contraltare ne “La canzone dell’amore perduto”. Ed è appunto l’amore l’unica legge a cui obbedire, come mostra “Il testamento di Tito”, che smaschera la violenta ipocrisia delle imposizioni religiose. La scanzonata spregiudicatezza di “Quello che non ho” apre la strada a quel classico che è “Bocca di Rosa”, che viene a creare un dittico con “Via del campo”, dove il corpo della prostituta è sacralità dei sensi, ma anche oscuro approdo dei falsi moralisti ne “La città vecchia”. Si passa poi dal sarcastico capovolgimento sociale di “Don Rafael” alla struggente tenerezza de “La canzone di Marinella”, assaporando poi tutto il buio rancore di “Un giudice”. L’evasione dalla norma, l’incapacità di tenere a freno la parte più profonda di sé dilaga in “Dolcenera” e la conclusione non può che essere affidata a “Volta la carta”, ironica altalena tra illusioni e delusioni. Le parole di Antonello De Rosa ( testi tratti da: A. De Rosa, P.Lanzetta, E.Moscato, F.De Andrè, Eduardo, F. Silvestri), legano il percorso di Faber a un immaginario partenopeo di empatia e desiderio e tra coreografie e inviti di bimbi a non cedere all’emarginazione, Luxuria, che invita a riprendersi i sogni, a riappropriarsi della fantasia, si muove con la disinvoltura di chi ha fatto da tempo del palcoscenico la sua casa. La sua vitalità conduce il pubblico a rivivere le seduzioni di un artista che ha scelto di essere dispari. Chi vuole lasciarsi soffocare dalle categorie non ha niente da spartire con De Andrè, conoscitore attento di quel guinzaglio sempre più stretto che è il perbenismo.

Commenta