Il caciocavallo impiccato è così chiamato per la sua cottura alla brace, delizioso se accompagnato da una fetta di pane abbrustolito. Buon appetito!

Il caciocavallo impiccato  è un formaggio stagionato a pasta filata tipico dell’Italia meridionale, la cui forma tondeggiante riprende quella di un “sacchetto“; viene prodotto con latte particolarmente grasso di vacche podoliche, con l’aggiunta di solo caglio, fermenti lattici e sale. Per la sua conservazione è talvolta fatto uso di paraffina.

Quella del caciocavallo impiccato è un’antica tradizione, di cui si trovano tracce addirittura in epoca medievale. Durante la transumanza (gli spostamenti dei pastori da un pascolo all’altro), gli uomini, spostandosi spesso a cavallo, portavano con sé cibo e il necessario per la sopravvivenza. Per un pastore, che viveva di allevamento e della trasformazione dei prodotti che otteneva dai suoi animali, il caciocavallo era un prodotto comodo da trasportare e da conservare.

Durante le soste si era soliti accendere il fuoco e cuocere quello che c’era tra le provviste e nella bisaccia non mancava mai il pane raffermo di qualche giorno prima.

I prodotti, che al tempo erano molto semplici,  provenivano dalle primarie lavorazioni e senza alcun tipo di raffinazione; il caciocavallo ben rispecchiava questo canone, poiché  ottenuto direttamente da una semplice trasformazione del latte appena munto. Proprio il caciocavallo impiccato, oggigiorno, è addirittura uno degli “invitati” d’onore in molte feste di campagna, soprattutto tra Campania e Basilicata.

Foto di www.caciocavalloimpiccato.net

Il caciocavallo moderatamente stagionato (non più di un mese), dal peso di massimo 2 kg con una contenuta quantità di sale, è il candidato ideale per questo delizioso “patibolo”.

Ma per cosa viene condannato questo tipo di formaggio?

In realtà, l’impiccagione non è altro che la cottura lenta del formaggio sulla brace: il caciocavallo rimane ciondolante sul fuoco ad un’altezza di almeno 30 cm, attaccato alla sua stessa corda; da qui il calore fa ammorbidire la parte più a contatto con il fuoco e, quando questa cambia colore, il “boia” armato di coltello inizia a tagliarlo. Ma affinché tutto riesca alla perfezione è importante la presenza di un altro protagonista: il pane, possibilmente casereccio. La sua cottura sulla brace avviene lentamente, perché la corazza esterna del caciocavallo lo protegge da uno scioglimento troppo rapido, permettendo ai grassi della pasta filata di liberare la loro morbidezza e gli aromi derivanti dalla stagionatura del latte.

Ancora una volta il cibo rispecchia la semplicità della cucina locale e soprattutto la bontà ottenuta con pochi ingredienti. In fondo, ci si adatta con poco e una fetta di pane e cacio è giusto quello che ci vuole per un rapido spuntino o per accompagnare il tipico pranzo domenicale in famiglia e, diciamoci la verità:  salire al patibolo non è mai stato così bello, ma soprattutto così buono!

Ho 20 anni e vorrei inserirmi nel mondo del giornalismo (mia grande passione scoperta grazie ad uno stage). Ho frequentato il liceo classico e ora sono iscritta alla facoltà di lettere classiche della Federico II di Napoli.

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