La discussa pizza a canotto supera scetticismi ed incredulità ed arriva in Irpinia, grazie anche alla pizzeria A’Chiazz che l’incorona sua portata regina.

La pizza a canotto è la nuova frontiera della pizza. È prediletta soprattutto dai giovani pizzaioli professionisti, che la preferiscono al tradizionale, seppur buonissimo, disco di pasta. Il prodotto è innovativo e come tutte le novità, agli esordi, ha suscitato non poche polemiche, soprattutto a causa di un articolo scritto dal critico gastronomico Daniel Young, che aveva “stroncato” l’idea sul nascere. Invece, la pizza a canotto piace, soddisfa e ha incassato il plauso di tanti pizzaioli della vecchia guardia, tra i più illustri, anche Sorbillo, che l’ha inserita nel proprio menù. 

Praticamente, questa nuova pizza è formata da un disco sottile di medie dimensioni caratterizzato da un cornicione alto fin oltre i 3,5 cm che al taglio si presenta alveolato, ricco di tante caverne d’aria. Al palato, quindi, arriva una morbida nuvola di sapore facilmente digeribile poiché presenta un’elevata idratazione. L’impasto prevede un rapporto tra acqua e farina anche dell’80%, mentre sta nell’abilità del pizzaiolo di ammaccare il panetto di pasta dal centro verso i bordi e darle la caratteristica forma a gommone. 

Questa nuova tendenza è nata a Caserta, è poi dilagata a Napoli, si è espansa fino nel Sannio, ed infine, è approdata ad Avellino. Qui è arrivata grazie al coraggio e all’intuito di Carlo Dattolo, giovane pizzaiolo 26enne, che ha aperto il suo regno (di lavoro) in Via Aldo Moro a Solofra. Dalla “A’Chiazz”, attraverso la pizza a canotto, da qualche mese, Carlo, dispensa sapore e qualità.

La sua è una pizzeria moderna, luminosissima e accogliente, immediata nello stile come nel linguaggio, che è quello diretto e sapiente di chi sa il mestiere, forte della sua affiatatissima squadra, formata da giovani coetanei che con lui condividono la stessa passione: quella della buona pizza. 

Per la sua, Dattolo ha messo a punto un equilibrio perfetto di farine e qualità, lui stesso commenta:

Molti credono che per ottenere la pizza a canotto basta stendere di meno la pasta e portare l’impasto verso i bordi. In realtà non è così semplice, il segreto sta tutto nelle farine utilizzate e nel grado di maturazione.

Così, Dattolo ha scelto la farina 1 del Mulino Caputo e la farina1 del piccolo mulino di Montella di Aldo Bruno. La lavorazione di queste farine grazie ad un processo di maturazione che dura 72 ore si trasforma, infatti, in una pizza leggera e digeribile, una nuvoletta golosa, accattivante sia agli occhi che al palato.  Il pizzaiolo è stato anche innovativo per la selezione dei gusti e per la scelta del nome delle sue pizze in menù. Ad ognuna ha dato un nome legato al dialetto solofrano. Ammaronnranev è ricoperta di una vellutata di cipolle ramate di Montoro, filetti di tonno, pomodorini del piennolo D.O.P. e fior di latte irpino. Poi c’è A Vurp con pomodori San Marzano D.O.P, del pecorino romano D.O.P., Grano Padano D.O.P, pepe nero e olio evo. Oppure, c’è la A forestazione, una golosità di patate al cartoccio, speck tirolese i.g.p, burrata di bufala e con il tripudio finale dato da una grattata di tartufo nero di Bagnoli. 

Facilmente intuibile che con queste premesse al cliente viene offerto un prodotto di altissima qualità. La pizza a cannotto è quindi approdata in Irpinia. C’è da scommettere che con le sue caratteristiche leggerezza, sapore e qualità, non avrà problemi a navigare sull’onda dell’approvazione, anche dei più tradizionalisti degli amanti della pizza.

Zaira Varallo, irpina DOC, ha conseguito la maturità scientifica per poi studiare Psicologia e diventare educatore. Scrivere è da sempre il suo ossigeno. Si interessa attivamente di poesia, cinema, arte; ha scritto diversi articoli giornalistici, pubblicati su “il Cassanese” e sul “Quotidiano del Sud” ( Edizione Irpinia). Alcune sue poesie sono state raccolte nella collana “Impronte” e nell’ antologia “Il Federiciano”. Nel Dicembre 2014 e in quello 2016 é stata premiata al Campidoglio, in Roma, II classificata nel Concorso Internazionale d’ Arte e Cultura dell’ Accademia G.G. Belli , nella sezione articolo giornalistico. Nel giugno successivo è stata premiata con menzione di merito al concorso internazionale di poesia Madre Claudia Russo. Importante esperienza è stata intervistare l’ attrice hollywoodiana Maria Elena Bello . Lo scorso agosto, si è classificata terza nel Premio letterario “ versi sotto gli irmici” a Piaggine ( SA); poi un’altra menzione d’ onore nel premio letterario “ Ex allievi di Don Orione” ( Macerata) ed a Ottobre risulta tra i finalisti in “emozioni di carta in bianco e nero”, Poggio Imperiale ( Foggia). Il 2017 si apre con una menzione d’ onore nel premio letterario “ Il Canto delle Muse” , Bellizzi (SA). Naturalista convinta. Con la penna riporta sul foglio tutte le sfumature dell’ essere che nella vita s’incontrano.

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