Dai greci a Totò, il vino di Gragnano è da sempre una delle bevande più apprezzate sulle tavole napoletane, delizia capace di esaltare il gusto e l’aroma delle uve del Vesuvio

Durante il XIII sec., la città di Gragnano fu invitata a fornire il suo vino per le feste dei reali angioini. Qualche secolo dopo il vino prodotto in questa città era talmente noto e apprezzato che a Napoli, quando si voleva indicare il vino, si diceva “il Gragnano“.

Affermava infatti il Gigante, nel 1845:

“Il vino di Gragnano, per antonomasia dette il nome a tutti i vini del napoletano, sicché bastava dir Gragnano per intendere un vino fragrante, limpido, abboccato, vocabolo che significa dolce e di vitigno, non artificiale”. Che il vino di Gragnano si deve grandemente pregiare, perché è di color granato, chiaro, odoroso e te ne puoi bere due bocce senza tornare a casa ubriaco, che non vi era cantina a Napoli dove non trovassi il Gragnano.”

Mario Soldati, esperto contemporaneo di vini, così ce ne parla dopo un viaggio sui Lattari, con più obiettivo distacco:

“Il Gragnano ha un colore rosso rubino carico, che tira allo scuro; profumo vinoso e campestre; frizzantino, e quando giovane addirittura spumoso di una spuma che calava subito e subito spariva per sempre; pastoso, denso ma allo stesso tempo scivoloso: come un lambrusco di più corpo, come un barbera di meno corpo; e con un aroma, un retrogusto gradevolissimo di affumicato della stessa specie di quello del whisky al malto ma infinitamente più volatile.”

Il successo di questo vino è senza dubbio dovuto al gusto piacevole e dolce, capace di esaltare l’uva utilizzata senza stravolgerne il sapore e l’aroma.

E’ un vino molto versatile, ribelle, dal colore rosso rubino, come viene descritto nel disciplinare DOC “Penisola Sorrentina”, spesso frizzantino con una gradazione che si aggira intorno al 10% – 11%, ottenuto dall’ unificazione di vari vitigni a bacca rossa: sciascinoso, piedirosso, aglianico. Un vino ottimo da gustare da solo, freddo di cantina, o per accompagnare pietanze sia di pesce che di carne, verdure e formaggi. Un vino semplice ma dal gusto mai scontato, capace di valorizzare le qualità delle uve del Vesuvio. Un vino adatto a pranzi poveri, ma anche ideale per accompagnare piatti sofisticati, presenza immancabile sulle tavole e nelle trattorie tipiche napoletane, d’altronde chi non ricorda le parole di Totò, nel celebre “Miseria e nobiltà”:

“e se non è Gragnano, desisti”.

Un pensiero riguardo “Il vino di Gragnano

Commenta