La mela annurca, un frutto recuperato, che oggi ha conquistato il suo posto nella gerarchia delle mele italiane

Considerata la “regina delle mele” per le sue elevate proprietà nutrizionali, la mela annurca è legata indissolubilmente alla Campania. Plinio il Vecchio, nella sua Naturalis Historia, la descrive come originaria della zona puteolana e, dal momento che l’agro flegreo puteolano, grazie alla presenza delle solfatare, era ritenuto porta di ingresso degli Inferi, la definisce Mala Orcula, cioè prodotta nelle terre intorno all’Orco. Il vernacolo storpiò il nome della mela, la cui antichità è testimoniata dalla presenza nelle nature morte dipinte nella Casa dei Cervi dell’antica Ercolano, in Annorcola, finché nel 1876 il Pasquale, nel suo Manuale di Arboricoltura, la battezzò ufficialmente Annurca.

Questo frutto antichissimo, celebrato fin dall’antichità per le sua caratteristiche organolettiche, nella seconda metà del 1900 perse il proprio posto sulle tavole campane per finire in pasto ai maiali a causa del suo aspetto poco invitante che non invogliava al consumo. Oggi, grazie ad un’attenta opera di recupero, questo frutto ha riconquistato il posto che gli spetta nella gerarchia delle mele italiane. In Campania la produzione si concentra soprattutto nel Casertano (area di Maddaloni, di Aversa e di Teano), dove, fra la fine di settembre e gli inizi di dicembre, attraversando la zona dei Ponti della Valle di Maddaloni, cosiddetta per la presenza dell’antico acquedotto Carolino, ci si imbatte in uno spettacolo inusuale. Gli alberi di mele, che in estate apparivano carichi di frutti ancora verdi, appaiono spogli, e a terra si osserva la presenza di lunghi solchi nei quali giacciono le mele raccolte, protette da teli sorretti da pali. La caratteristica delle mele annurche, infatti, è l’arrossamento “a terra”. Dopo la raccolta, che inizia sul finire di settembre, le mele vengono deposte a terra, nei “melai” che gli agricoltori chiamano in vernacolo “porche”, su un substrato che anticamente era costituito da strati di canapa detti “cannutoli”, mentre oggi è fatto in prevalenza di aghi di pino e trucioli di legna.

Le mele vengono periodicamente girate per permettere alla luce del sole di raggiungerle uniformemente e donare loro il caratteristico colore rosso ceroso. La mela Annurca è piccola, anche se nella varietà detta “fiorona” si presenta di dimensioni maggiori, tondeggiante, con la buccia rosso-striata ed un’area rugginosa nella cavità peduncolare. La polpa è bianca, compatta, dolce e succosa, lievemente acidula e fortemente profumata. Mantiene la sua consistenza anche dopo mesi di conservazione, il che rende possibile trovarla sul mercato praticamente tutto l’anno. È ricca di fibre, potassio, fosforo, e vitamine (B1,B2, PP,C): recenti studi la indicano come la più adatta a prevenire cancro, colesterolo, malattie cardiovascolari. Ottima da sola, a fine pasto (favorisce fra l’altro la digestione), viene impiegata con risultati deliziosi in cucina, in insoliti abbinamenti a carne e pesce, sia in pasticceria, per la preparazione di torte e salse dolci.

Maddalena Venuso, nasce a Napoli e, sebbene viva a Marigliano, l’impronta della città natale le resta appiccicata come un francobollo. Poliedrica, fantasiosa, ricca di sfumature. Liceo Classico, Lettere Antiche, esperienza come Archeologa a Napoli e Pompei fino al 1994. Docente presso il MIUR dal 1994, insegna Italiano e Latino al Liceo Scientifico. Traduce la passione per l’archeologia in passione per il territorio, raccontando il gusto e le bellezze delle Terre di Campania e d’Italia. Giornalista indipendente, ha collaborato, fra gli altri, con ItaliaPiù, Italia a Tavola, l’Espresso Napoletano, Oliovinopeperoncino. Mantiene sempre viva la curiosità per il nuovo, accogliendo con piacere ogni opportunità che ritenga valga la pena sperimentare.

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