La patata si sviluppa sottoterra dal rigonfiamento dei lunghi stoloni che accumulano i carboidrati sintetizzati dalla parte aerea della pianta.

Originaria delle Ande, dove viene coltivata dagli indios da più di 5000 anni, fu portata in Europa dagli spagnoli, da Francisco Pizarro che l’aveva scoperta durante la conquista del Perù. In tutta Europa, per due secoli, rimane solo una curiosità botanica e una pianta d’appartamento per il suo aspetto inconsueto. Ci vollero dapprima la guerra dei Trent’anni anni (1618-1648) e poi le epidemie e le carestie della metà del ‘700 per scardinare questi tabù ed avviarne la coltivazione sistematica in Irlanda, Inghilterra, Olanda, Prussia e Francia. Oggi la patata è considerata uno dei principali alimenti, presente sulle nostre tavole sia come ingrediente di gustosi primi piatti e zuppe, sia come delizioso contorno o come ingrediente di molte ricette dolci. Essendo un ortaggio ricco di glucidi complessi sotto forma di amido, che apporta fibre, vitamine (B1, B2, B3, B6 e C), ferro e potassio e con uno scarso valore calorico, la patata è infatti considerata un alimento di qualità in una dieta equilibrata. Coltivata in molte regioni, la Campania si colloca al secondo posto per superfici seminate a patata, e risulta la maggior produttrice di patata Novella o Primaticcia, che si raccoglie a giugno, mentre la patata “da conservazione” si raccoglie in piena maturità, a settembre /ottobre, e si conserva per tutto l’inverno.

In provincia di Napoli, l’area di elezione per la produzione della patata è quella dell’agro acerrano-mariglianese, la cosiddetta “Pianura di Polvica”, che produce il 70% circa della produzione precoce e il 77% della produzione di patata comune. La produzione proveniente dalle campagne di Marigliano è caratterizzata dalla precocità di maturazione (le novelle si raccolgono già a maggio) e dalle eccellenti caratteristiche organolettiche dovute al terreno di coltivazione. Il terreno è infatti di origine vulcanica (siamo alle pendici del Monte Somma e poco distanti dal Vesuvio), ricco, fra gli altri minerali, di fluoro e di selenio, che rendono i tuberi gustosi e preziosi dal punto di vista nutritivo. Nel tempo, la patata mariglianese ha acquistato fama su tutto il territorio nazionale e su quello internazionale: fino agli anni ’60, dalla stazione ferroviaria di Marigliano partivano vagoni carichi di derrate da commercializzare in Italia e all’estero, soprattutto in Germania.

La piazza principale del paese vedeva, una volta a settimana, riuniti i commercianti e i “sensali” per discutere il prezzo delle patate. Famosa è rimasta negli annali della storia mariglianese la “rivolta delle patate” dell’8 giugno 1959, un anno che non ebbe nulla da invidiare alle attuali congiunture economiche, quando i contadini inscenarono una cruenta ribellione contro le inique leggi daziarie. Con il progredire dell’urbanizzazione l’agricoltura è stata progressivamente abbandonata a Marigliano, e ne ha fatto le spese anche la produzione pataticola, che si cerca oggi di rivalutare e riportare agli antichi “splendori”. Le patate novelle mariglianesi sono ottime anche da sole, bollite con tutta la buccia, ovviamente ben lavata, e condite con un pizzico di sale e un filo d’olio: un piatto che mi riporta ai sapori della mia infanzia e che è tradizione gustare fra maggio e giugno, prima che non sia più possibile mangiare la buccia delle “Patate nuove”.

 

Giovane dall'età indefinita, da oltre 10 anni nel mondo della comunicazione. Una Laurea, un Master, giornalista, scrittore, esperto di eno-gastronomia e della Campania, allenatore di Karate. E' il creatore e direttore del Museo dei Castelli di Casalbore (AV), attività che gli ha valso il soprannome di "Signore dei Castelli". Vincitore di vari premi nel mondo della pubblicità e della cultura. Testa proiettata nel futuro e piedi saldamente ancorati alla propria terra, il suo motto è "Si può fare!".

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