Piazza San Domenico Maggiore, Palazzo Petrucci e la sua Pizzeria: tutto il fascino del centro antico di Napoli

Fascino e mistero a profusione, questa è Piazza San Domenico Maggiore. Il passante, il turista o lo stesso abitante locale, conscio o meno, viene a trovarsi nel bel mezzo di una realtà dimenticata nella quale tutto ciò che è, per così dire, moderno, può apparire stonato, fuori luogo.

Giungendovi da via Benedetto Croce, la piazza si mostra in tutto il suo splendore: al centro l’imponente obelisco (opera scultorea barocca, voluta nel 1656 dal popolo napoletano come ex-voto a san Domenico per scongiurare la pestilenza di quello stesso anno), a destra il Palazzo Casacalenda, ospitante la celebre pasticceria Scaturchio, a sinistra Palazzo Petrucci, subito seguito dalla Basilica di San Domenico Maggiore, di fronte il Palazzo Corigliano, e, spostato sulla sinistra il Palazzo de’ Sangro, chiuso, appena ad un vicoletto dalla famosa Cappella di Sansevero.

Che cornice meravigliosa. Fascino e mistero, si diceva. A parer mio, anche romantica cartolina, una scenografia da vivere o condividere con una persona cara, amata. Piazza San Domenico, del resto, veste

anche i panni di insolita e incantevole location per serate all’insegna dei buoni sentimenti e del romanticismo. E allora tappa consigliata: Palazzo Petrucci, la sua pizzeria, la sua elegante terrazzache domina e affaccia su secoli di storia. È nel cuore vivo del centro antico di Napoli che il 16 aprile del 2014 prende vita la Pizzeria Palazzo Petrucci nei locali adiacenti alla prima sede dell’omonimo ristorante (ora trasferitosi a Posillipo). Un’idea innovativa, elegante e raffinata, a sostegno della più antica tradizione culinaria partenopea, in un luogo culto della nostra storia, oggi crocevia di artisti, intellettuali e universitari.

Un po’ di storia.

Questo palazzo è immediatamente adiacente alla gradinata che conduce alla chiesetta di S. Michele Arcangelo a Morfisa, a sinistra dell’absidedella basilica domenicana […] La costruzione fu voluta agli inizi del secolo XIV da Betrando III De Balzo, genero di Carlo II e cognato di Roberto d’Angiò, avendone sposato nel 1308 la rispettiva figlia e sorella Beatrice. (Vittorio Gleijeses)

In seguito la proprietà pervenne alla famiglia Petrucci, alla quale appartenne Antonello, segretario che fu al servizio di Alfonso e Ferrante d’Aragona. Dopo la sua condanna a morte, avvenuta per la sua sciagurata partecipazione alla congiura dei baroni nel 1485, il Palazzo passò ai D’Aquino principi di Castiglione. Nel 1689, acquistata dai Governatori del Banco del SS Salvatore, la struttura fu oggetto di restauro. Intatto fu lasciato il portale d’ingresso, eretto nel 1470 su richiesta di Antonello Petrucci, il cui elemento di spicco è l’architrave, sorretta da mensole laterali e decorate da foglie di quercia e di acanto che si intreccianoper tutta la lunghezza.

I nuovi proprietari aggiunsero alcune opere d’arte, tra cui un busto del Salvatore nell’atrio, la scala catalana con archi e pilastri ottagonali, realizzata da Jacopo de Cirello di Canà, e, in uno degli appartamenti, una tela di Domenico Mundo, raffigurante il Trionfo della Fede. (Aurelio de Rose)

Soppresso il Banco nel 1806, la costruzione passò allo Stato che la destinò a sede della Gran Corte dei Conti. Nel 1829 fu poi venduto alla famiglia Galbiati, restaurata con la tutela del portale d’ingresso dall’architetto Giuseppe Califano.

Ma ora torniamo in Pizzeria. La sua mission è quella di realizzare un ritrovo accogliente, un ambiente raffinato e minimal, concepito per offrire un servizio che appaghi i desideri della clientela. Missione compiuta: i desideri di questo storico, e recensore, sono stati sfamati, pardon, esauditi.
La struttura. Il forno a legna, realizzato dai nipoti di Mast’Ernesto, è il cuore pulsante del locale, fulcro delle attività, ben in vista all’interno della sala. La Pizzeria vanta una zona wine bar ove gustare, ad esempio, un gustoso calice di vino, scegliendo magari una bottiglia della cantina del ristorante, una buona birra artigianale, assaggiandoe gustando taglieri di salumi e formaggi campani di primissima scelta. Percorrete le scale, giungete alla minuta ma fascinosa terrazza, dove a sorprendervi e circondarvi sarà la maestosa storia di Napoli, dove la cista suggestiva della monumentale piazza con il su obelisco vi lascerà senza fiato, e, personalmente, con gli occhi lucidi. Dopo aver preso confidenza col palchetto, una volta ambientati, sedete e godetevi la cena, magari, chissà, assieme alla vostra amata metà.

La Pizza. Farina accuratamente selezionata e l’impasto lievitato fino a 48 ore a temperatura 

controllata, rendono la pizza facile da digerire. Niente di più vero. Un cornicione alto e alveolato, materie prime scelte diligentemente in linea con la stagionalità degli ingredienti, un equilibrio di sapori che rende questa pizza, a parer mio, tra le più gustose e delicate del centro antico. Le tradizionali, come la Margherita e la Marinara, sono affiancate da altre davvero originali come la PalazzoPetrucci (al ragù dello chef Scarallo), la pizza con zucca, pancetta e provolone del monaco, la pizza col soffritto. Non mancano pizze per celiaci e vegani.

Accolto da un personale gentile, cordiale e disponibile, con una gustosa e abbondante pizza fritta, un ripieno, un buon calice di vino, un liquore alla liquirizia cremoso, delizioso, una scenografica terrazza, insomma, l’ideale per una serata romantica, raffinata e saporita. Una cena anche conveniente tenendo conto del rapporto qualità/prezzo/location, in quanto 30/35 euro, probabilmente, sono romanticamente ben spesi. Ovviamente il prezzo sarebbe leggermente inferiore se si scegliesse di mangiare in sala o nei tavoli sulla piazza.

Allora, appuntamento con Piazza San Domenico Maggiore, la sua bellezza, il suo fascino, la sua storia e la sua pizzeria, ovvero Palazzo Petrucci.

Laureato in Storia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, con una tesi in Storia Moderna dal titolo RITRATTO O MODELLO DELLE GRANDEZZE, DELIZIE E MERAVIGLIE DELLA CITTA’ DI NAPOLI del marchese Giovan Battista Del Tufo(1588)’ (Relatrice la prof.ssa Marcella Campanelli). Laureato in Scienze Storiche, curriculum moderno e contemporaneo, con una tesi in storia moderna seguita dal prof. Giovanni Romeo, dal titolo 'Le denunce di adescamento in confessione a Napoli tra Sei e Settecento'. Amante della musica, suono la chitarra, scrivo e musico canzoni. Con le mie parole e la mia cultura spero di dare voce all'anima candida di questa terra.

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