Pizza casereccia, una.. piccola infarinatura.

La pizza è arte, è simbolo di una cultura genuina e fantasiosa e pertanto è un’opera in divenire, ricca di sfaccettature e forme, che trascende il semplice alimento ma diventa portatrice di felicità (per cuore e stomaco) come cantava il grande Pino Daniele “Fatte ‘na pizza c’a pummarola ‘ncoppa, vedrai che il mondo poi ti sorriderà”.

Non è difficile quindi immaginare come la pizza si sia evoluta (tralasciando le varianti extra partenopee) anche a seconda dell’area, zona o addirittura del quartiere in cui è cucinata.

La variante di cui parliamo oggi, e che è diffusa soprattutto nell’area Nord di Napoli tra i comuni di Giugliano e Villaricca ma largamente presente in tutta Napoli (e Italia) è la pizza al taglio, anche detta pizza casereccia. Questa è associata per lo più allo street food, la cosiddetta “pizzetta” che troviamo in qualsiasi bar, molto leggera e adatta per uno spuntino durante la giornata.

Pizza con le scarole, una delle pizze caserecce più famose
Pizza di scarole de “La casareccia”, via TripAdvisor.

In realtà la vera pizza casereccia ha forti legami con le tradizionali pizze al taglio, ma ne è una variante ben più ricca e sostanziosa e si differenzia dalla pizza per antonomasia, che rientra tra le “tonde”, ovvero quelle che mangiamo tutti i giorni in pizzeria ed è caratterizzata dalla classica forma circolare e dalla cottura nel forno a legna, con temperature che sfiorano i 500° (il risultato è l’impasto basso e soffice che la caratterizza).

 Le due hanno in comune la pasta di pane, fatta lievitare in condizioni differenti e con un apporto maggiore di acqua dovuto alla vendita non immediata, dato che la cottura nei forni elettrici comporta tempi più lunghi e quindi vanno preparati con un certo anticipo. Inoltre l’impasto non è steso nel forno come per le tonde, ma viene adagiato nelle teglie.

Il risultato finale è una pizza ben più alta, corposa e fragrante, in grado di non stravolgere la formula classica della pizza ma di rivisitarla in chiave più rustica, casereccia per l’appunto, dove i gusti più frequenti sono salsicce e friarielli, wrustel e patate fatte in casa, margherita e una gran quantità di contorni non esattamente leggeri, come parmigiana di melanzane e peperoni.

La pizza casereccia ha inoltre molto in comune col Casatiello e la pizza di scarole, con cui condividono la preparazione e la cottura nel forno elettrico, essendo sostanzialmente una variante “chiusa” delle caserecce tradizionali.

Nei comuni dell’hinterland alcune delle più valide pizzerie caserecce sono Il forno dei gemelli, nei pressi del quartiere Casacelle, o la Casareccia, al confine tra Giugliano e Villaricca, sul corso Campano dove si trovano facilmente altre pizzerie del genere, o rimanendo sempre a Giugliano bisogna passare “Add zì Marì”

Pizza casereccia tipica della pizzeria giuglianese "La Casareccia"
La Casareccia, via TripAdvisor

La pizza casereccia (o anche detta in teglia o al forno elettrico) non ha radici chiare ma possiamo comunque speculare sulla matrice popolare della sua nascita, essendo la sua preparazione più legata ad una pratica domestica che commerciale, l‘uso del forno elettrico rispetto al forno a legna che troviamo in tutte le attività specializzate lo testimonia, essendo il forno elettrico presente in qualsiasi casa.

Inoltre, la specializzazione in questo ambito nelle zone di Villaricca e Giugliano ci è fornito dall’antico nome del comune di Villaricca, chiamato dall’antichità “Panicocoli”, termine derivante dal latino panicoculus, che tradotto significa cuocere il panead indicare l’attitudine del popolo villaricchese alla cucina di farinacei come il pane e la pasta di pizza, cosa che ha dato luogo ad una sempre crescente voglia di sperimentare e realizzare piatti genuini e gustosi.

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