Se Bacco potesse scegliere una giornata nella ristorazione campana, la passerebbe alle “Baccanti”

Qualche tempo fa mia sorella compiva gli anni e come si suole in queste occasioni, i parenti più prossimi erano invitati ad un festeggiamento privato tra le solide mura di pietra del ristorante più chic del nolano: “Le Baccanti”. Non è facile soddisfare i palati della nostra famiglia, tutti buongustai ed estimatori di vino (almeno così dicono loro), ma con sagacia culinaria e tanta pazienza i cuochi e i camerieri sono riusciti nel divino intento.

Il celebrato giorno, dunque, affamati e allegri per l’aperitivo casalingo abbiamo raggiunto il ristorante.

Il posto è locato in via Giacomo Puccini numero 10, in un edificio esteriormente anonimo ma piccolo scrigno di delizie. I mattoncini beige e rossi delle pareti accompagnano il visitatore con la loro gradevole vista. Un piccolo giardino con tavoli addobbati è disponibile per chi vuole accomodarsi all’aria aperta. L’interno è semplice ma curato, in una teca si scorgono bottiglie di liquori pregiati per il dopo pasto e “ammazzacaffè” dal colore ambrato.

Una volta seduti al tavolo il servizio è impeccabile ma anche alla mano. I camerieri si prestano alle battute dei commensali senza l’imperturbabilità della grande Cucina e servono la tavola descrivendo i piatti con dovizia di particolari.

Il proprietario, Carmine, è anche cuoco. Lo si può osservare direttamente all’opera poiché vi è solo una parete di vetro tra la sala e la cucina. Padelle saltellanti, sfrigolii appetitosi e fuocherelli colpiscono prima l’occhio e poi il palato. Per Carmine la cucina è una trasposizione del suo carattere: estrosa, vivace ma corposa. I vini devono essere pregiati ma non pesanti e gli abbinamenti curati ma non pretenziosi. La semplicità e la genuinità degli ingredienti prima di tutto, l’elaborazione dopo. Venticinque anni di formazione e creatività hanno dato i loro frutti.

Il duo di antipasti ci incuriosisce prima e convince poi. Insalatina di gamberi e carciofi con mousse di caciotta gelata (4 euro). Il sapore forte del carciofo non intacca la delicatezza del gambero, la mousse è divina. Seguito poi da un tortino di polpo, ceci e una spolverata di pistacchio (4 euro) La cremosità dei ceci completa la collosità del polpo, e il pistacchio rende più corposa la crema. Il tutto sapientemente accompagnato da un “Franciacorta” (bottiglia 25 euro). Quando si comincia a fare sul serio Carmine non si fa pregare. Per primo vengono serviti spaghetti ai gamberi verdi e alle vongole e spaghetti alla carbonara di mare (12 euro al piatto). Accostamenti fantastici per chi ama il pesce. Sapori delicati e golosissimi.

Le portate sono innaffiate da un Fiano (bottiglia 18 euro)

I secondi sono assolutamente impeccabili.

Un Pinot nero (bottiglia 25 euro) viene servito per accompagnare tonno scottato al naturale con sesamo e friarielli (15). Deliziosa la scelta del sesamo, oltre che esteticamente appagante, non troppo forti i friarielli per non contrastare il sapore del tonno. Per proseguire il piatto forse più pesante ma più goloso: capesante avvolte nella pancetta, distese su una crema di patate e chips di melanzane (15 euro). Un piatto croccante ma anche cremoso, molto saporito. Siamo ormai sazi e felici quando nel pomeriggio inoltrato viene servito il dessert. Non si può dire di no al tortino di mela annurca sfumata al calvados e uvetta passa (5 euro). Morbido e leggero, con quel tono asprigno della mela e il dolciastro dell’uvetta. Stavolta il dolce è accompagnato da un distillato, Calvados (5 euro a bicchiere). Per i più audaci, quelli che dicono no al caffè al ristorante, una rum Jamaica “I Pappagalli” (bicchiere 12 euro) oppure una grappa Monovitigno di Gaia (bicchiere 8 euro). La situazione è evidentemente degenerata quando lasciamo il locale. Morti e feriti, ma tutti contenti.

Una cucina squisita, un servizio impeccabile, vista gradevole. Consigliato anche per il rapporto qualità prezzo.

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