La storia di un rustico tra gusto tipico e tradizione popolare

Quando mi chiedono: “qual è il piatto tipico del tuo paese?” mi sento sempre un po’ in difficoltà  a doverlo spiegare. La risposta non dovrebbe essere difficile vista l’immesità di cose buone che abbiamo in Campania. Dire pizza, babà è davvero troppo scontato. Ed è così che devo trovare le parole giuste per poter spiegare che il piatto tipico del mio paese è lo “Struppl” – lo Struppolo.

Dopo che l’interlocutore ha più o meno intepretato quello che voglio dire, cominciano i vari “ah si buono”, ah si l’ho mangiato”, “ah si è un dolce buonissimo”. E invece no, peccato per loro ma non hanno capito. Lo “Struppl” non è il dolce preparato con miele e canditi. Io parlo di una cosa diversa, che rientra nella grande categoria dei rustici . Lo “Struppl” ha un aspetto un po’ tozzo, di solito viene realizzato in forma tondendeggiate e oblunga e si distingue per il suo colore dorato. Di sapore leggeremente speziato, grazie alla presenza del pepe, ad ogni morso si distingue chiaramente il sapore delle uova e dell’olio extravergine di oliva con cui viene preparato.

E’ difficile stabilire l’origine di questo rustico. Come tutte le tradizioni popolari, la sua origine si perde nella memoria collettiva e quindi ha origini incerte e sicuramente popolari.  Quello che è abbastanza sicuro è abbia origini sannito-romane e molto probabilmente rappresentano la versione salata dei crustoli, un dolce tipico calabrese, da cui riprende sicuramente la forma. Da alcuni scavi effettuati nel sito dell’antica città di Telesia su di un’epigrafe si parla proprio di un banchetto a base di “mulsum et crustulum”. Data la grande quantità di olio e uova necessari per la preparazione, non rietrava nell’alimentazione quotidiana della popolazione locale ma era destinato soprattutto a banchetti di matrimoni e feste proprio per simboleggiare l’abbondanza e la ricchezza.

La ricetta, per fortuna non segreta, si tramanda di famiglia in famiglia e se anche la preparazione è rimasta praticamente immutata negli anni, ogni massaia ha sempre un segreto che rende la sua preparazione praticamente unica. La preparazione sembra facile, in realtà non lo è, ed è per questo che bisogna sempre affidarsi a chi frigge struppoli ormai da anni. Soprattutto è importante capire a quale “corrente di pensiero” appartiene. E si. La ricetta sarà pure secolare ma c’è ancora in corso una diatriba culinaria tra chi sostiene la versione con lievito e quella senza lievito.

Farina, olio, uova freschissime, sale e un pizzico di sale sono gli ingredienti principi di questa ricetta. Poi con o senza lievito la differenza la fa solo una cosa. Lo struppolo infatti “adda ndurzà nganna”, cioè deve far venir voglia di bere! Poi sta ai gusti di ognuno decidere se mangiarlo da solo o usarlo come panino accompagnandolo con formaggi e salumi.

Ogni anno ad inzio settembre, proprio in provincia di Benevento, a San Salvatore Telesino, la comunità dedica una sagra al piatto principe della propria cucina! Io sono di parte e ovviamente lo considero, nella sua semplicità, un vero capolavero cucinario. L’odore di fritto, il suo sapore speziato, l’accostamento con formaggio e prosciutto, lo rendono davvero il piatto tipico delle mie origini e del mio paese.

Indecisa cronica vivo tra “viaggi e miraggi” (e forse qualche abbaglio), tra sud e nord, tra amici vecchi e amici nuovi, tra musica, arte e cibo. Mi piace viaggiare portando sempre nel cuore “casa mia”.

Un pensiero riguardo “Lo Struppolo di Benevento, una bontà tradizionale

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