Il pallone diventa il grido di una generazione

Ai più cinici potrebbe sembrare una scena già vista nella piazze d’Italia. Ai più sentimentali un’occasione per ricordare la propria infanzia. Giovani che occupano una piazza e ne fanno il loro stadio ambulante, fatto di linee immaginarie, porte coi maglioni che si spostano al passaggio di spettatori in movimento e di muri che diventano il compagno libero a cui passare la palla ed eludere così un avversario.

Tutte immagini che sanno rievocare sorrisi e spensieratezza. Diverso se questo succede al Rione Sanità, tutto si riveste di significati più profondi, nella piazza che si è macchiata del sangue di un innocente, l’ennesima vittima della camorra, Gennaro Cesarano ucciso lo scorso 6 settembre durante un raid armato. I giovani del quartiere si sono presi la piazza e ne hanno fatto il loro stadio,  con l’auito della parrocchia di Santa Maria della Sanità e il patrocinio della Fondazione San Gennaro, hanno organizzato un torneo di calcetto in memoria Genny. Sono stati 120 gli iscritti al mini campionato terminato il 15 dicembre.

L’inziativa è stata inserita nel cartellone degli eventi della Notte Bianca nel Rione Sanità intitolata ‘Che Nuttata ch’è schiarata’. La grande festa in piazza è iniziata con la premiazione della squadra vincitrice del torneo alla presenza dei tanti artisti che hanno partecipato alla serata. Gazie a questi giovani occupanti la piazza non è più solo il luogo di incontro e gioco, imbrattato dagli eventi drammatici che spesso l’hanno coinvolta, ma ritrova finalmente il suo profondo valore, come fulcro della vita sociale attraverso il quale far risuonare l’eco della legalità.

I ragazzi hanno gridato senza parole, prendendo a calci un pallone, prendendo a calci i luoghi comuni che troppo spesso li intralciano, driblando il giduzio superficiale di molti che a volte diventa condanna. Si sono abbracciati dopo una rete segnata e avvicinati dopo una subita, così ci hanno raccontato la poesia della vita che lo sport ha sembre abilmente sintetizzato. La sera della premiazione non ha vinto una squadra, non ci sono stati applausi ai vincitori di una competizione, ma chi ha l’onere e il dovere di guardare oltre, ha visto il trionfo di una generazione che attraverso il gioco più bello del mondo ha ricordato a tutti il suo puro dissenso.

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