Il Museo Statale Ermitage a San Pietroburgo per ben onorare gli annuali festeggiamenti del suo compleanno ha scelto di invitare il Mann

Il Museo Statale Ermitage a San Pietroburgo, sorto per volere di Caterina la Grande, per ben onorare gli annuali festeggiamenti del suo compleanno ha scelto di invitare il Mann, con uno dei gruppi scultorei d’epoca romana delle sue straordinarie collezioni – il Galata Morente e altre 3 statue riconducibili al cosiddetto Piccolo Donario Attalide. Il 6 e 7 dicembre di ogni anno, lungo le rive della Neva, si celebrano “I giorni dell’Ermitage”.

Il 2017 vedrà come ospiti d’onore il Museo Archeologico Nazionale di Napoli e il suo direttore Paolo Giulierini, con il quale Michail Piotrovsky Direttore Generale dell’Ermitage ha firmato nei mesi passati un rilevante protocollo di collaborazione, assieme a Pompei: si conta già una pianificazione di studi e ricerche congiunte, oltre che due grandi mostre attese per il 2019, che saranno presentate ufficialmente in questa occasione.

“The Fallen”, I Caduti, questo nel frattempo il titolo dell’evento che sarà inaugurato all’Ermitage il prossimo 7 dicembre con l’esposizione, curata da Anna Trofimova, Capo del Dipartimento di Antichità Classica del museo russo – nella splendida sala dell’Atrio Romano disegnata da Leo von Klenze – delle immagini di Vinti più celebri dell’arte antica, riproposte nella pittura del Rinascimento, nella scultura barocca, fino al XX secolo: personaggi della storia e del mito che hanno attraversato i secoli giungendo fino a noi attraverso alcune copie romane di un articolato monumento celebrativo, come il Piccolo Donario – ora perduto – che Pausania descriveva sull’Acropoli di Atene.

“L’internazionalità delle relazioni e dell’immagine del MANN è stato uno degli obiettivi che mi sono posto fin da quando ho assunto la direzione del Museo napoletano che vanta collezioni uniche e straordinarie”  spiega il Direttore del MANN Paolo Giulierini. “Collaborare con Istituzioni tanto prestigiose come l’Ermitage o il Getty non è solo un onore, ma il riconoscimento di una nuova politica culturale di sviluppo del museo e nel contempo un enorme stimolo per la ricerca e la salvaguardia, le scelte gestionali e di valorizzazione. D’altra parte per il MANN, considerato da studiosi ed esperti tra i più importanti musei archeologici al mondo, ma fino ieri non adeguatamente radicato nell’immaginario del pubblico internazionale, la vetrina e il prestigio dell’Ermitage rappresentano un momento davvero importante”.

Il Piccolo Donario (chiamato così in contrapposizione al Grande Donario realizzato a Pergamo, che pare coesistesse con un complesso votivo analogo a quello ateniese ) fu realizzato verso il 200 a. C. nei pressi del muro meridionale dell’Acropoli ateniese, per celebrare e rammentare la vittoria dei sovrani Attalidi sui barbari Galati e si ritiene che avrebbe dovuto contare più di 50 sculture bronzee di dimensioni inferiori al reale.

Vi erano riprodotti sia i vinti, i Galati, sia i greci vincitori, a loro volta rappresentati in scene mitologiche, poiché – secondo Pausania – il donario si articolava in quattro sezioni consacrate alle commemorazioni delle battaglie combattute contro le Amazzoni e i Giganti ad Atene, i Persiani a Maratona e i Galli in Mysia.

Le 4 sculture, prima Ludovisi e poi Farnese, custodite al MANN ed esposte al Museo Ermitage fino al 10 marzo 2018, possono definirsi senza dubbio il nucleo più importante e impressionante delle sole dieci repliche in marmo riconducibili al Piccolo Donario (una sorta di compendio dei soggetti raffigurati nel monumento ateniese) i cui restanti esemplari sono in conservati diversi musei europei.

Il Gruppo del Mann, portato alla luce nel 1514 in un luogo non precisato di Roma, vede raffigurati un’Amazzone, un Gigante, un Persiano e un Galata morente: figure dalla decisa intonazione psicologica, condensata soprattutto nei tratti del volto.

L’Amazzone è distesa su di una superficie sassosa sulla quale giacciono due lance; il Gigante, anch’esso disteso, è nudo e totalmente umanizzato e solamente la lanugine sul dorso, la chioma scarmigliata e il volto rivestito di barba e baffi paiono rammentare la sua ferinità; il Persiano con la tunica, i calzari e il berretto di tipo frigio, è sito sul fianco, privo di vita mentre ancora impugna lo scudo circolare; infine il Galata morente, interamente nudo, è ferito sul fianco sinistro e sulla spalla destra, ma viene colto dallo scultore mentre prova di sorreggersi con la mano sinistra poggiata a terra. Pathos e dignità dei Vinti, siamo all’alba della scultura barocca.

Le statue del gruppo napoletano, uniche repliche del donario in marmo asiatico, presentano un soggetto dell’arte ellenistica poi sviluppato dai romani, mai prima comunicato nell’arte classica. E’ l’opinione e la convinzione di una grandezza non già dei vincitori ma dei Caduti, quella riferita alla sconfitta. Lo stile profondamente espressivo della scultura pergamena impersona nuovi ideali umanistici, la tristezza immensa della morte e la sofferenza dei feriti.

L’arte antica ci dà continui spunti per l’oggi – precisa Paolo Giulierini – il patrimonio di opere conservate al MANN è un giacimento di valori universali e di conoscenza quanto mai attuali. In questo senso, salvaguardare e far conoscere questi capolavori è una missione prioritaria per il nostro Museo.

All’Ermitage le opere del MANN saranno esposte su una base circolare nella magnifica sala del Patio Romano  tra grandi colonne, garantendo una visuale completa dello straordinario gruppo.

Laureato in Storia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, con una tesi in Storia Moderna dal titolo RITRATTO O MODELLO DELLE GRANDEZZE, DELIZIE E MERAVIGLIE DELLA CITTA’ DI NAPOLI del marchese Giovan Battista Del Tufo(1588)’ (Relatrice la prof.ssa Marcella Campanelli). Laureato in Scienze Storiche, curriculum moderno e contemporaneo, con una tesi in storia moderna seguita dal prof. Giovanni Romeo, dal titolo ‘Le denunce di adescamento in confessione a Napoli tra Sei e Settecento’. Amante della musica, suono la chitarra, scrivo e musico canzoni. Con le mie parole e la mia cultura spero di dare voce all’anima candida di questa terra.

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