In zattera di notte nella Galleria Borbonica, domenica 21 un evento da non perdere. Approfondimento sulla storia della Galleria Brobonica

Domenica, 21 Maggio, alle ore 19:30 ed alle ore 21:30 ricomincia l’avventura: ecco a voi la visita guidata notturna in zattera nella Galleria Borbonica.

Una piccola cisterna a delimitare l’ingresso di questo avventuroso percorso, raggiungibile attraverso un breve cunicolo, da dove si potranno ammirare alcune lavorazioni idrauliche di eccezionale fattura, oltre alle croci incise nella malta legate al duro lavoro del “pozzaro“. Si transiterà attraverso uno stretto cunicolo lungo circa 30 metri per scendere nell’ampia cisterna tramite una scala in ferro. Da qui si potranno osservare i camminamenti ad arco utilizzati dai “pozzari”. Successivamente ci si imbarcherà su una zattera che navigherà sulla falda acquifera sotterranea di Napoli, nella galleria abbandonata della mai completata linea L.T.R. (Linea Tranviaria Rapida).

Faranno da cornice al tour, enormi frammenti di statue, le auto e le moto d’epoca ritrovate sotto i detriti.
Durante il percorso  sarà servito un aperitivo con un waffel su stecco e spritz a cura di Ricky Graff Street Food.

La Galleria Borbonica, è una cavità sotterranea di Napoli che si estende sotto la collina di Pizzofalcone, nei pressi di Palazzo Reale, nel quartiere San Ferdinando.
Con decreto del 19 febbraio 1853 Ferdinando II di Borbone commissionò all’architetto Errico Alvino un lungo traforo sotterraneo che collegasse il Largo della Reggia (odierna Piazza Plebiscito) a piazza della Vittoria, passando al di sotto della collina di Pizzofalcone.

La Galleria Borbonica rientrava nel progetto delle opere pubbliche (infrastrutture e non) che Ferdinando II aveva concepito, tuttavia il suo vero scopo era militare: doveva costituire una rapida via di fuga (verso il mare) per la famiglia reale in caso di tumulti e un rapido collegamento con la Reggia per i soldati alloggiati nelle caserme di Chiaia: la Caserma della Vittoria e la Caserma della Cavallerizza.

L’architetto progettò uno scavo con sezione trapezoidale, muri d’imposta a scarpa, larghezza e altezza di 12 metri, suddivisa in due gallerie per gli opposti sensi di marcia. Tali gallerie dovevano essere ampie, ciascuna 4 metri e separate da un sottile parapetto sostenente i lampioni per l’illuminazione a gas e dotate infine di marciapiedi laterali larghi 2 metri.

Nel corso dei lavori non mancarono le difficoltà, gli scavi erano partiti da occidente:  fu intercettata la rete di cunicoli e cisterne (Alvino riuscì a lasciarle in attività con la costruzione di due distinti ponti sotterranei che sono considerati un vanto dell’ingegneria ottocentesca europee) legate all’antico acquedotto fatto edificare dal nobile Cesare Carmignano (1627 -1629) che serviva la città di Napoli e, in particolare, la zona di Pizzofalcone, ma anche alcune delle molteplici cave, tra cui le cave Carafa, incontrate a pochi metri dall’inizio del traforo. Ulteriori difficoltà furono anche la morfologia irregolare del colle di Pizzofalcone e, in alcuni punti, il mancato consolidamento delle ceneri vulcaniche in roccia solida. Il progetto fu modificato.

I lavori furono completati nel Maggio del 1855 dopo circa 3 anni di lavori realizzati totalmente a mano con picconi, martelli e cunei, e con l’ausilio di illuminazione fornita da torce e candele. Il 25 dello stesso mese la Galleria Borbonica venne addobbata e illuminato sfarzosamente per la visita di Ferdinando II di Borbone rimanendo aperto al transito pubblico per soli 3 giorni. In corso d’opera furono apportate numerose varianti; ad esempio vennero modificate le dimensioni degli imbocchi ma, soprattutto, si optò per proseguire dopo le cave “Carafa” con una galleria unica e fu abbandonato il progetto di aprire delle botteghe lungo il tragitto del traforo. Negli anni successivi, il progetto fu sospeso per motivi economici e per il variato assetto politico che portò all’unità d’Italia.

Funzioni e disfunzioni nella storia recente:

  • Durante la Seconda Guerra Mondiale alcuni ambienti sotterranei furono impiegati e predisposti comerifugio antiaereo, dotati di corrente elettrica e forniti di brandine, arnesi da cucina e una serie di latrine.
  • Fino al 1970 la Galleria Borbonica fu utilizzata come Deposito Giudiziale Comunale dove veniva immagazzinato tutto ciò che era stato estratto dalle macerie causate dai duecento bombardamenti subiti da Napoli; qui si ammassò anche tutto quello che fino agli anni ‘70 veniva recuperato da crolli, sfratti e sequestri.
  • Molti palazzi soprastanti frattanto avevano adoperato le varie cave come discarica abusiva, gettandovi scriteriatamente ogni tipo di rifiuto tramite pozzi e aperture abusive.
  • Negli anni ottanta le cave Carafa furono adoperate come parcheggio e, durante gli scavi per la realizzazione della galleria della Linea Tranviaria Rapida in piazza del Plebiscito, il Tunnel fu intercettato per errore e comportò la riprogettazione dello scavo. Inoltre si tentò di rafforzare l’opera in corso iniettando nelle cavità materiali stabilizzanti.

Solo a partire dal 2005 la struttura torna all’attenzione dei geologi: ecco che parte l’ispezione su incarico del Commissariato di Governo per l’Emergenza Sottosuolo.

Nel 2007 i geologi che lavoravano nella galleria scoprirono un passaggio murato che lo divideva da un’altra grande cavità che era stata riadattata a ricovero bellico. In questi ambienti gli stessi geologi rinvennero un altro accesso ai ricoveri, che nel Seicento costituiva già un ingresso al sottosuolo. Il passaggio veniva utilizzato dai “pozzari” che si occupavano della manutenzione dell’acquedotto; è costituito da una stretta scala di 75 gradini in coccio pesto che giunge in un locale di Vico del Grottone, alle spalle della chiesa di Piazza Plebiscito.

Il sito è stato aperto al pubblico dall’Associazione Culturale “Borbonica Sotterranea” il 29 ottobre 2010. Gli ambienti sommersi da metri e metri di detriti di vario genere sono ritornati allo stato originario, divenendo una rilevante attrazione turistica, grazie all’opera di volontari scavatori provenienti da tutte le zone della città e senza alcun contributo pubblico.
Il luogo è dotato di una scenografica illuminazione e, tra gli altri interventi, vi è soprattutto quello del restauro e dell’esposizione delle auto e moto d’epoca ritrovate sul luogo.

 

 

 

 

 

 

Laureato in Storia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, con una tesi in Storia Moderna dal titolo RITRATTO O MODELLO DELLE GRANDEZZE, DELIZIE E MERAVIGLIE DELLA CITTA’ DI NAPOLI del marchese Giovan Battista Del Tufo(1588)’ (Relatrice la prof.ssa Marcella Campanelli). Laureato in Scienze Storiche, curriculum moderno e contemporaneo, con una tesi in storia moderna seguita dal prof. Giovanni Romeo, dal titolo 'Le denunce di adescamento in confessione a Napoli tra Sei e Settecento'. Amante della musica, suono la chitarra, scrivo e musico canzoni. Con le mie parole e la mia cultura spero di dare voce all'anima candida di questa terra.

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