Il Miracolo del Pane di San Francesco a Montella, in provincia di Avellino, è stato confermato dal Carbonio 14.

Ci sono dei luoghi che ti avvolgono con la loro tangibile spiritualità. E non solo per l’istituzione che rappresentano, ma proprio per l’atmosfera di sacralità che li circonda. Così è il Convento di San Francesco a Folloni in Montella. Un complesso di manifesta bellezza, artistica e culturale.

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Meta famosa e visitata durante tutto l’anno, sia dagli appassionati di montagna che vi passano davanti, scendendo da Laceno, sia dai tanti pellegrini che vi accorrono per sentire le ispirate omelie dei frati, sia per i patiti dell’arte che qui possono saziare la loro sete di conoscenza nell’adiacente Museo dell’Opera.

Per i montellesi, invece, “San Francesco” ha un sapore diverso.  È un luogo di religione pregno di sacralità. Lo si percepisce subito entrandoci e lo si acquisisce vivendo tutte le storie che in esso si sono susseguite. Una di queste vuole che lì siano stati trovati, e poi custoditi in un medaglione, dei frammenti di stoffa del sacco di Pane di San Francesco.

Meglio, San Francesco d’Assisi che era già passato per le campagne montellesi e a Folloni aveva fondato la prima pianta per il convento, quando era nuovamente missionario per le lontane terre francesi fu di nuovo “invocato” dai frati conventuali montellesi, da tempo assediati da una possente nevicata e dai lupi, nonché stretti nella morsa della fame. Miracolosamente all’indomani davanti alle porte del convento irpino comparve un sacco pieno di pane. Ecco il “Miracolo del Pane” di San Francesco.  

Era l’inverno 1224 e d’allora i frammenti di quel sacco sono stati, tra mille peripezie, gelosamente custoditi nel complesso. Qualche anno fa, fu il Padre Guardiano Fra’ Agnello Stoia, che oggi opera a Roma, il primo a voler commissionare studi sulla reliquia custodita in una delle cappelle del Convento di Folloni.

Le analisi condotte con il Carbonio 14 confermano che quel pezzo di stoffa, non solo risale ad un periodo compreso tra il 1220 e il 1295, ma avrebbe effettivamente contenuto del pane, come racconta la tradizione, secondo la quale sarebbe stato San Francesco d’Assisi ad inviarlo ai frati.

Lo indica chiaramente la datazione radiocarbonio condotta sotto la guida di Kaare Lund Rasmussen, dell’Università della Danimarca Meridionale. Il risultato è pubblicato nella rivista Radiocarbon e vi hanno contribuito anche le italiane Ilaria Degano, dell’Università di Pisa, e Maria Perla Colombini, del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr). 

Più precisamente, l’analisi del Carbonio 14 ha confermato che il tessuto effettivamente risale al periodo storico in questione, mentre le indagini cliniche condotte dalla Colombini hanno dimostrato che il sacco ha davvero contenuto il pane. Per dimostrarlo, i ricercatori non hanno cercato le tracce dirette del pane, ma quelle di una sostanza chiamata ergosterolo, che si trova nella membrana cellulare dei lieviti. Come quello per far “crescere” il pane.

La Degano ha dichiarato:

Inizialmente ero scettica perché i composti organici come questi si degradano con il passare del tempo, per l’azione dei batteri. Invece, il composto è presente nelle fibre ed è interessante notare che non si trova negli altri materiali presenti nel medaglione che custodisce i frammenti.

Noi montellesi l’avevamo sempre saputo. E con noi tutti quelli che sono passati per il Convento. Lì si sente forte il passaggio di San Francesco e tutto il messaggio di spiritualità che ha lasciato.

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