La XIV edizione del premio artistico-lettrario Don Peppe Diana è stato vinto dall’alunno Christian Di Serio del II circolo di Acerra con “Non c’è coscienza”

A volte  gli occhi semplici e ingenui dei bambini riescono a cogliere in maniera cristallina l’essenza della verità più di qualunque adulto. Dalle percezioni, dai disegni e dai racconti delle anime pure, gli adulti apprendono delle grandi lezioni di vita. È il caso di Christian Di Serio da Acerra che con il suo lavoro, dal titolo “Non c’è coscienza”, ha vinto il XIV premio artistico-letterario Don Peppe Diana della sezione Disegno e Pittura, organizzato da Lina Ingannato, che si è tenuto nella sede del “Corpo Forestale – Carabinieri” a Castelvolturno giovedì 11 maggio alle ore 16:00.

Gli adulti non capiscono mai niente da soli ed è una noia che i bambini siano sempre eternamente costretti a spiegar loro le cose. (Antoine De Saint Exupéry-“Il piccolo Principe”)

Il concorso è stata promosso e coadiuvato dall’Associazione Scuola di Pace Don Peppe Diana in collaborazione con il comitato Don Peppe Diana, Libera Caserta e la Direzione Scolastica Regionale; tutti questi enti si impegnano in maniera congiunta ad intensificare sempre più i rapporti con le scuole del territorio campano in linea con gli insegnamenti e i valori propinati da Don Peppe Diana, sacerdote assassinato dalla Camorra il 19 marzo 1994 a Casal di Principe. Alla premiazione ne hanno preso parte anche la sorella e il fratello. Quest’anno il premio letterario si è incentrato su un tema altamente drammatico, la fame nel mondo, in relazione all’obiettivo “Fame Zero”, che l’O.N.U si è prefissata di raggiungere entro il 2030. Su questo argomento si è soffermato anche Papa Francesco che il 13 giugno 2016 ha asserito:

A nutrirsi sono le guerre non le persone. Esiste cibo sufficiente per tutti, ma non tutti possono mangiare, mentre lo spreco, lo scarto, il consumo eccessivo e l’uso di alimenti per altri fini sono davanti ai nostri occhi.

La forte sensibilizzazione sull’attuale problema della fame, “flagello” dei nostri giorni, è stata comprovata dall’elevato numero dei partecipanti: ben 20.000 alunni con 1.230 lavori pervenuti. Hanno partecipato anche figure importanti nel panorama campano, quali: Mons. Angelo Spinillo, la dott.ssa Luisa Franzese; oltre alla straordinaria partecipazione di Don Luigi Ciotti.

La “mercantilizzazione” del cibo, così come Papa Francesco l’ha definita, non fa altro che incidere sul divario sempre più marcato tra paesi sviluppati e paesi del terzo mondo ed è proprio questo l’aspetto maggiormente evidenziato dal disegno del vincitore Christian Di Serio della classe IV G del II circolo di Acerra, in cui, in una prima fase, erano stati scelti dai docenti dieci elaborati su tutta la fascia quarta da far concorrere. Tra tutti i lavori dei bambini della scuola primaria della regione, quello di Christian ha suscitato maggiore interesse tra i membri della commissione aggiudicandosi il primo premio con grande fierezza da parte dei genitori e della scuola del II circolo didattico di Acerra, della quale erano presenti: la preside dottoressa Rosaria Coronella, che ha fortemente voluto la partecipazione al concorso, la vicaria Pina Manna, Carmela Sapatiello, referente del concorso, una rappresentanza del corpo docente del II circolo di Acerra, tra cui le insegnanti della classe IV G Maria Favicchio e Rosetta Zuccalà e il gruppo dei genitori e degli alunni.

In rappresentanza del comune di Acerra hanno partecipato all’evento: Antonio Pintauro, rappresentante della diocesi di Acerra, nonché direttore del giornale “La Roccia” e Marilena Petrella, assessore della pubblica istruzione.

La commissione si è così espressa sul lavoro del vincitore:

I bambini cercano di trovare negli adulti la risposta ai loro tanti perché e tante volte questi ultimi non hanno le giuste risposte. In questo elaborato la risposta invece viene dai bambini ed è fortemente esauriente: “Non c’è coscienza”. È il paradosso nel mondo dei grandi che cerca di far acquisire ai bambini quella coscienza civica, sociale, culturale affinché il loro futuro possa essere più roseo. Ma quante volte l’insegnamento viene a mancare perché gli adulti non hanno gli occhi dei bambini?

Un appello alla coscienza, un richiamo al nostro senso civico proviene dalla voce delle anime genuine dei bambini, che vorrebbero un futuro migliore, un futuro più solidale nei confronti di quelle famiglie che, per non soffrire la fame, sono costrette a spostarsi verso le cosiddette “zone più ricche” del mondo, oppure, si rassegnano a condurre una vita di stenti, cercando di arrangiarsi giorno dopo giorno.

“Perché” È questa la scritta presente sul disegno di Christian. Un “Perché” arrabbiato di un bambino che porta ad una riflessione su un quesito attuale e molto spesso sottovalutato, ma che allo stesso tempo racchiude in sé una brama di cambiamento positivo e di richiamo di partecipazione collettiva ad un grande problema umanitario.

Le parole di Christian meglio esemplificano gli intenti del suo disegno:

Nel disegno ho voluto far capire che certe persone sono fin troppo ricche, tanto da buttare il cibo e poi, invece, ci sono altre persone povere che non hanno cibo e si chiedono se sarà questo il giorno in cui mangeranno. Quel ‘perché’ è un timbro, che sta ad indicare ‘Perché questa ingiustizia?’ ‘perché non si deve risolvere?’, ‘perché non è giusto, che certe persone hanno fin troppo cibo da buttarne e altre non ce l’hanno proprio!’. Il titolo ‘Non c’è coscienza’ è una risposta che noi bambini diamo alla nostra stessa domanda…perché nel mondo c’è chi ha troppo e chi ha poco mentre in realtà tutti dovrebbero stare bene.

Se è vero che i bambini sono la bocca della verità, nulla è più vero. Loro riescono con messaggi semplici, anche attraverso l’arte, come in questo caso, a trovare soluzioni alle grandi piaghe mondiali o perlomeno a risvegliare quelle coscienze morte che hanno smesso di percepire e di sentire con la loro stessa sensibilità.

 

 

Sono una napoletana appassionata di libri, arte e musica. Sono laureata in lingue e letterature europee e americane a “L’Orientale” di Napoli ed anche se adoro le mie radici, amo essere sempre in viaggio e conoscere culture nuove con le quali confrontarmi. Penso che la scrittura sia uno dei linguaggi comunicativi più autentici e liberatori per l’uomo.

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