Si chiude la fase di ‘traghettazione’ per la Nazionale italiana con un pareggio di Insigne, il grande assente con la Svezia. Inghilterra furba a trovare il vantaggio con Vardy, poi poco altro.

Non brilla l’Italia. La sconfitta con l’Argentina ha contribuito a minare le già poche certezze del post-Ventura, ma l’Italia che ha affrontato l’Inghilterra a Wembley ha comunque cercato di fare la sua partita. Manovra lenta e prevedibile, ma almeno è una manovra. Di Biagio cambia quattro giocatori rispetto all’Argentina: Donnarumma, Pellegrini, Zappacosta e Candreva. Il piano è quello di bloccare la manovra inglese col tridente di centrocampo Pellegrini-Jorginho-Parolo e sfruttare il lavoro degli esterni Insigne e Candreva per la punta Immobile. In teoria il modulo funziona, ma Immobile non è in serata: Prima manda alto un cross di Candreva nel cuore dell’area di rigore britannica, poi lanciato a rete aspetta un’eternità prima di concludere a rete venendo recuperato da Stones ed infine spara alto solo davanti a Butland dopo aver rubato palla.

L’ingenuità. L’Inghilterra non spaventa particolarmente ma si fa sentire in contropiede soprattutto grazie alla velocità di Rahmel Sterling, l’attaccante del Manchester City mette letteralmente il turbo e mette in crisi la retroguardia azzurra più volte. Clamorosa l’ingenuità che porta la rete del vantaggio inglese al 26′: Sterling ruba palla a Parolo e parte in contropiede, il laziale lo atterra e Lingard batte veloce trovando Vardy solo davanti a Donnarumma nello sconcerto di Parolo e Rugani fermi a guardare. Segnare per Vardy è un gioco da ragazzi che scarica un bel destro sul primo palo.

La reazione. L’Italia accusa il colpo ma cerca a più riprese il pari. Della serata no di Immobile s’è già parlato, ma neanche il duo napoletano Insigne-Jorginho è particolarmente in forma, dato che l’unica azione rilevante è un 1-2 di sarriana memoria che mette in porta Insigne da posizione defilata che conclude di poco a lato. La vera scintilla si ha con l’ingresso in campo di Federico Chiesa, il talentino viola spacca la partita ed all’87’ viene atterrato in area da Tarkowski, il rigore non viene fischiato subito ma c’è bisogno dell’intervento della VAR. Dal dischetto si presenta Insigne carico di pressione ma l’esecuzione è impeccabile, partita in parità e scongiurato il record negativo di quattro partite consecutive senza segnare, cosa mai successa nella sua storia. Archiviata questa parentesi pre-mondiale, la palla passa alla Federcalcio ed alla scelta del successore di Di Biagio, con la rosa dei papabili ristretta a tre nomi: Ancelotti, Conte e Mancini.

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