Presentazione del libro La croce avanti, non tengo pietà: studio antropologico sui Riti Settennali di Guardia Sanframondi

La croce avanti, non tengo pietà: questo il titolo del volume di studi scientifici dell’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale presentato il 25 luglio a Guardia Sanframondi.

Un’équipe di studiosi dell’ateneo di Cassino ha dato vita ad una serata di approfondimento etno-antropologico sui sempre più vicini Riti Settennali di Penitenza. A moderare l’incontro, l’assessore alla Cultura, Elena Sanzari che ha evidenziato l’importanza di una profonda apertura della comunità guardiese alla ricerca scientifica.

Lo studio storico, antropologico ed etnografico può e deve continuare a fornire contributi culturali notevoli.

Introducendo il meeting, il sindaco, Floriano Panza, ha sottolineato quanto l’attesa sia parte integrante della tradizione religiosa di Guardia Sanframondi.

Si tratta di una festa che dura sette anni e che non vede esaurire la sua energia il giorno dopo. È una dote che ci è stata consegnata dai nostri antenati e che permette di settennio in settennio una crescita umana ed etica.

Il professore, Giovanni De Vita, direttore dell’intero studio sul campo avviato nel 2010, ha abilmente tenuto una vera e propria lezione di antropologia culturale applicata ai riti guardiesi tenendo a precisare alcune novità introdotte nella sua ricerca. No al primo piano su battenti e spargimento di sangue. No all’affannosa quanto improduttiva caccia al documento di fondazione della manifestazione. No a fotografie invadenti ed aggressive. Insomma un’analisi dettagliata scaturita da osservazione diretta e lettura di archivi pubblici e privati.

A tale proposito, un ringraziamento sentito è stato dedicato allo studioso di storia locale, nonché ex giornalista del Mattino, Luca Iuliani che ha letteralmente aperto le porte di casa al gruppo di antropologi cassinesi lo scorso settennio.

Il titolo del libro focalizza la sua attenzione su due elementi: la croce che apre il corteo dei penitenti incappucciati e la pietà, che pervade il gesto di penitenza. Per evidenziare la diversità del rito guardiese dalle altre tradizioni presenti in Lazio, Puglia e Veneto, tutte legate alla quaresima e, quindi, collegate ai temi di morte e sublimazione del lutto, il De Vita ha affermato:

Si tratta di un’offerta gratuita di sé per salvaguardare la collettività. La risposta ad ogni domanda relativa al ciclo festivo settennale a Guardia Sanframondi è nella comunità.

Il professore Roberto Folcarelli ha rimarcato le finalità del volume presentato. L’obiettivo, infatti,  non è quello di intravedere a tutti i costi l’aspetto misterioso della festa ma far emergere il concetto della presenza a Guardia di una comunità vera che trasmette il suo valore alle nuove generazioni. Forse in tal senso il rito potrebbe essere inteso come una sorta d’iniziazione per i giovani del posto.

Ad occuparsi dell’inventio letteraria intorno alla statua dell’Assunta è stata la dottoressa Pamela Papetti che ha dedicato un intero capitolo del libro alle leggende scritte ed orali collegate all’effige mariana.

Tutte sembrano avere una caratteristica comune: la pesantezza e l’inamovibilità della statua.

Si narra, infatti, che quando  essa fu ritrovata nell’antica cittadina di Limata (nei pressi di Guardia Sanframondi),  non voleva sollevarsi e si rendeva pesante a chi tentava di prenderla. Solo battendosi il petto con una spugnetta di spilli ritrovata sulla statua medesima, l’Assunta si rese leggera. Dunque, la madonna guardiese chiedeva un dono alla sua comunità: la mortificazione corporea. Tutto questo in cambio di un evento miracoloso di solito collegato all’economia agricola, cioè fermare le tempeste o risolvere la siccità, nonché allontanare il contagio della peste che si abbatteva impietosa in tutta Europa durante il 1600.

Nella squadra di antropologi presente anche una dottoressa guardiese, Marialucia Perfetto che ha fatto ricerca attiva sul suo territorio sottolineando l’importanza degli informatori.

Lo sguardo etnografico con cui ho affrontato la ricerca si è avvalso della presenza di informatori che rappresentano punti di snodo cruciali durante gli studi, figure attive.

Grande attenzione è stata data ad alcune donne che accompagnano il battente in tutto il suo iter penitenziale ed in particolare ad un’anziana donna del paese, custode di saperi antichi, di arcane laude e litanie lauretane che dal 21 al 27 agosto verranno intonate nuovamente.

 

 

Nasce a Benevento nel 1984. Dopo aver frequentato il liceo scientifico a Guardia Sanframondi, paese di residenza, frequenta l’Università degli Studi di Salerno laureandosi in Lettere e Filologia Moderna. Vive l’esperienza dell’insegnamento a Reggio Emilia e Benevento e s’innamora di lavagne, banchi e temi scritti da studenti pieni di idee e confusione. Nel 2010 il suo sguardo incrocia quello del giornalismo. Scatta la curiosità e iniziano le prime collaborazioni con “Il Sannio Quotidiano” e “Il Mattino”. Giornalista pubblicista con il desiderio di raccontare storie di personaggi, popoli, paesaggi, monumenti e tradizioni.

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