Volleyball? Yes, I can – un progetto per avvicinare i disabili allo sport. Sitting volley della Nuova Polisportiva di Ponticelli

I fiori più belli, talvolta, possono nascere nei contesti più difficili, sui suoli più aridi. Ed è proprio quello che sta succedendo nella periferia est di Napoli, in un territorio troppo spesso ricordato per avvenimenti negativi, c’è qualcuno che crede nella possibilità di un futuro migliore, qualcuno che ha deciso di lottare affinché Ponticelli possa rinascere e diventare un luogo simbolo di inclusione sociale, dove tutti, a partire dai ragazzi  diversamente abili, abbiano l’opportunità di coltivare i propri sogni e il diritto di vederli realizzati.

La Nuova Polisportiva Ponticelli, fondata nel 2006 da Gerardo Amato, ha dato avvio ad una raccolta fondi per la realizzazione di “Volleyball? Yes, I can”, un progetto di sitting volley, una particolare forma di pallavolo che, grazie a speciali attrezzature, consente alle persone con disabilità di praticare questa disciplina. Per queste persone lo sport ha un’importanza vitale, in quanto rappresenta la possibilità di acquisire maggiore fiducia in se stessi, di mettersi alla prova e di crescere, misurandosi con i propri limiti e imparando ad accettarli. “Volleyball? Yes, I can” nasce dal desiderio di avvicinare i ragazzi diversamente abili allo sport, aiutandoli a maturare la consapevolezza delle proprie capacità.

Il progetto prevede tre fasi: una lezione teorica sulla disciplina del sitting volley, poi un programma d’allenamento finalizzato al potenziamento della muscolatura e l’insegnamento dei fondamentali di gioco, infine, il momento più desiderato e atteso, quello in cui gli atleti scenderanno in campo.

I fondi che saranno raccolti, verranno investiti per l’acquisto  di un impianto di Sitting volley autoportante con rete regolamentare, protezioni realizzate in resina poliuretanica e pavimentazione taraflex per ridurre il rischio di infortuni immediati.

Nel progetto saranno coinvolti preparatori atletici, allenatori federali, fisioterapisti e un mental coach, che aiuti a generare nella mente dell’atleta le condizioni più adatte a gestire le positività, ma soprattutto le negatività che può incontrare nel suo percorso sportivo.

Tra gli obiettivi della Polisportiva c’è anche quello di fornire un servizio navetta che possa rendere questi atleti completamente indipendenti. L’associazione inoltre, ha intenzione di organizzare un tour  nei comuni della regione, per portare il sitting volley nelle piazze e diffondere un messaggio di inclusione sociale, uguaglianza e pari dignità.

Il progetto è promosso dalla fondazione Vodafone Italia e realizzato nell’ambito di OSO (Ogni Sport Oltre), la prima comunità digitale che si propone lo scopo di raccogliere i contributi di aziende e fondazioni affinché lo sport diventi davvero un diritto di tutti.

Dalla Nuova Polisportiva di Ponticelli arriva un messaggio di rinascita, di speranza, per tutta la città. Forse è proprio da qui che si potrebbe partire per costruire la Napoli del futuro: da un gruppo di ragazzi di periferia che hanno il coraggio di sognare, che sono alla costante ricerca di nuove sfide per crescere e per far crescere la loro meravigliosa città. Perché è soltanto insieme a loro che Napoli può tornare ad  essere una nea-polis, una città nuova, rinnovata da energie vitali di cambiamento sociale, che per essere degno di tale nome deve avvenire necessariamente insieme e a vantaggio dei più deboli. Una metropoli moderna è innanzitutto una città capace di ascoltare le voci più flebili e attenta alle esigenze di tutti i suoi abitanti, soprattutto quelli delle periferie, perché, come afferma Renzo Piano:

La periferia è una fabbrica d’idee. è la città del futuro.

 

Nata nel ’97 a Bologna, mi sono trasferita da bambina in un paesino dei Monti Lattari. Grazie alle persone che ho incontrato, ho iniziato ad amare questa terra meravigliosa, troppo spesso vista attraverso la lente del pregiudizio. Sono appassionata di letteratura, fotografia e arte, in tutte le sue manifestazioni. La lettura del libro “In viaggio con Erodoto”, di Ryzdard Kapuscinsky, mi ha insegnato il valore e la bellezza della diversità. Studio arabo e inglese presso la facoltà di mediazione linguistica e culturale.

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