“L’arte precolombiana nella Collezione Ligabue”: Maya e Aztechi  al MANN di Napoli

I Maya e gli Aztechi, popolazioni estinte, che, solo per alcuni mesi, faranno la loro comparsa proprio qui da noi a Napoli. Vi spiego come. Fino al 30 ottobre 2017 presso il MANN, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, avrà luogo una mostra davvero suggestiva: stiamo parlando di circa 200 capolavori delle civiltà meso e sudamericane provenienti dalla Collezione Ligabue di Venezia. “Il mondo che non c’era” è un viaggio nelle culture precolombiane che ci svela tutto ciò che l’Europa apprese solo tra la fine del XV secolo e l’inizio del XVI: infatti le culture degli Olmechi, dei Maya e degli Aztechi furono conosciute dagli abitanti del Vecchio Mondo solo dopo la scoperta del “nuovo” continente. L’esposizione L’arte precolombiana nella Collezione Ligabue, a cura di Jacques Blazy, farà tappa a Napoli dopo i trionfi di Firenze e Rovereto (Trento).

Un po’ di storia.

La conquista dell’America, ‘scoperta’ da Colombo nel 1492, ebbe inizio all’alba del XVI secolo, più precisamente a partire dal 1508 quando, quelli che prima furono semplicemente viaggi di esplorazione o commerciali, passatemi il termine, divennero vere e proprie imprese di conquista. Protagonisti ne furono i ceti poveri o non privilegiati, tra cui brillavano per ‘tenacia’ gli hidalgos, un numero cospicuo di cavalieri non insigniti ufficialmente di titolo nobiliare, qualche borghese, ma anche non pochi artigiani e contadini, tutti in cerca di fortuna e di gloria, ma soprattutto di potere. Prima furono conquistate  le isole, Portorico, Giamaica, Cuba, poi le Antille, e da qui la conquista si estese al continente. Fu così che nel 1519, lo spagnolo Hernán Cortés, avventurandosi tra le coste della penisola dello Yucatán, si trovò dinanzi la civiltà degli Aztechi, una civiltà molto più antica e ricca rispetto a tutte quelle incontrate in precedenza. In due anni conquisto i nuovi territori, annientando completamente i vecchi padroni. La notizia dei suoi successi transoceanici incentivò rapidamente il formarsi di altre spedizioni continentali. Nel 1527 Fransisco de Montejo salpò alla conquista dell’impero dei Maya, mentre nel 1529 fu la volta di Fransisco Pizarro e di Diego de Almagro che diedero il via all’invasione dell’impero Incas in Perù.

I popoli del cosiddetto Nuovo Mondo erano totalmente sconosciuti agli europei. Denominati indios (indiani) dagli spagnoli (oggi è solitamente usato il termine amerindi, contrazione di american indian) essi erano giunti in America dall’Asia, oltrepassando lo stretto di Bering, ai tempi dell’ultima glaciazione (tra i 20 e i 30 000 anni prima di Cristo). Pur se, data la varietà dei luoghi in si insediarono, vista la diversità di habitat e clima, la reciproca distanza favorì l’evoluzione di civiltà differenti tra loro, le popolazioni precolombiane conservarono numerose affinità. Innanzitutto avevano realizzato organizzazioni sociali e politiche complesse, una sorta di Stato per i Maya, e di Impero, per gli Aztechi e per gli Inca. Fecero tutte ricorso a pseudomonete, e in più non deficitavano nell’utilizzo della scrittura (i Maya elaborarono una scrittura ideografica e fonetica). Gli studi (per lo più matematica e astronomi) e le conoscenze erano strettamente legate alla religione e all’attività dei sacerdoti. Svilupparono inoltre un calendario solare che può dirsi meno approssimativo di quello giuliano in vigore in Europa. Distruzione ciclica o definitiva della civiltà, sacrifici umani, presenza di profezie, ricerca dei segni, ruolo centrale dei sacerdoti: la loro lettura dell’esistenza era impregnata di tragicità

Gli europei non vollero riconoscere l’alterità che contraddistinse quelle civiltà, avviando una conquista politica e spirituale che portò, in tempi brevi, alla loro quasi totale distruzione. L’ennesima macchia della storia di noi ‘occidentali’.

Ma torniamo alla mostra, il cui scopo è proprio far rivivere in qualche modo l’essenza di quelle civiltà perdute tramite l’arte. I capolavori in questione sono solamente una parte della straordinaria collezione italiana dell’imprenditore Giancarlo Ligabue che è stato anche paleontologo e studioso di archeologia e antropologia. Circa 200 opere d’arte, tra la scultura e l’oreficeria ci disegnano le civiltà meso e sudamericane, rilevandone la ricchezza e la varietà. Tra le numerose testimonianze esposte anche le rarissime maschere in pietra di Teotihuacan, le statuette antropomorfe degli Olmeca  che stregarono Frida Kahlo e altri pittori, i vasi Maya di epoca classica (dal III al X secolo), giunti dal Guatemala e le Veneri della cultura di Valdivia. I 200 pezzi in esposizione al MANN sono il fulcro della collezione Ligabue e sono curati da Jacques Blazy esperto delle arti pre-ispaniche della Mesoamerica e dell’America del Sud.

I Maya al MANN: prezzi, orari e date

Quando:  16 giugno al 30 ottobre 2017

Dove:  MANN Museo Archeologico Nazionale Napoli

Prezzo biglietto: ingresso Museo € 12 – il giovedì dopo le 19,30  € 2

Contatti e informazioni: 081 4422 149

 

Laureato in Storia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, con una tesi in Storia Moderna dal titolo RITRATTO O MODELLO DELLE GRANDEZZE, DELIZIE E MERAVIGLIE DELLA CITTA’ DI NAPOLI del marchese Giovan Battista Del Tufo(1588)’ (Relatrice la prof.ssa Marcella Campanelli). Laureato in Scienze Storiche, curriculum moderno e contemporaneo, con una tesi in storia moderna seguita dal prof. Giovanni Romeo, dal titolo 'Le denunce di adescamento in confessione a Napoli tra Sei e Settecento'. Amante della musica, suono la chitarra, scrivo e musico canzoni. Con le mie parole e la mia cultura spero di dare voce all'anima candida di questa terra.

Commenta