I migranti, i detenuti: la cultura per il sociale, la cultura per l’umanità

Il Teatro San Carlo, in collaborazione con il Comune di Napoli, con un gesto di grande civiltà e di accoglienza solidale, apre le sue porte agli immigrati.
Nella giornata del 28 febbraio, alle ore 18, più di mille migranti hanno vissuto un importante e simbolico momento aggregativo di bellezza, curiosità e stupore. I migranti hanno potuto assistere gratuitamente a un concerto per pianoforte e coro, offerto in dono dal Massimo napoletano che per la prima volta nella storia – forse unico teatro di tale levatura, a livello internazionale si apre così ai migranti di tutto il mondo realizzando un evento non soltanto musicale che – con la direzione di Marco Faelli, il Coro del San Carlo e Vincenzo Caruso al piano – prevede un programma di musiche di arie di Verdi, Bizet, Mascagni e Puccini.

Quest’appuntamento rientra nell’ambito del meritorio progetto interculturale Arte e Accoglienza, promosso dall’Associazione Antirazzista Interetnica 3 Febbraio (A3F) presieduta da Gianluca Petruzzo, il quale sottolinea lo spirito che anima la proposta:

Abbiamo raccolto la disponibilità del Comune di Napoli e del San Carlo nel sostenere un gesto di civiltà e di amicizia verso profughi e immigrati che vivono nel nostro Paese. È nostro intento infatti che l’arte possa essere accessibile a tutti, per una convivenza pacifica tra le genti. Nel tempo in cui si ergono muri e si difendono le frontiere ma non le persone, la nostra iniziativa vuole indicare invece un’altra strada. Una strada diversa dallo spettacolo indegno dei due balordi lavoratori della Lildl che hanno sequestrato due donne rom, deridendole e insultandole; una strada diversa dall’istigazione al razzismo di Salvini: la strada per l’affermazione di una piena accoglienza e dignità per tutti i profughi e immigrati, in una società libera aperta e solidale. È una questione di umanità.

Nella stessa giornata un’altra importante iniziativa. Le bellezze del Museo Archeologico Nazionale di Napoli (Mann) si sono offerte a un pubblico particolare: 12 detenuti del carcere di Poggioreale hanno potuto visitare e fare la conoscenza delle splendide statue della Collezione Farnese, della ricca sezione egizia recentemente riaperta, degli affreschi pompeiani. Un permesso premio per una giornata speciale che i detenuti hanno potuto vivere con le proprie mogli e figli, per scoprire la storia della loro città e anche di più.

Spiega Antonio Fullone, direttore del carcere di Poggioreale:

Non solo con la cultura si costruisce il reintegro sociale, ma di certo questa fa recuperare una parte della coesione sociale. E’ importante conoscere la propria storia e avere consapevolezza della comunità a cui si appartiene. Per questo abbiamo aderito all’iniziativa, scegliendo persone che hanno già avuto esperienze di permessi premio e quindi potessero venire liberi e con le famiglie.

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