Accade a Napoli, al San Carlo. Un concerto d’eccezione nel tempio della lirica dedicato agli immigrati.

Qualcosa di veramente speciale è accaduto a Napoli, quasi una sorta di magia, che ci indica una strada realmente percorribile, quella dell’accoglienza, della solidarietà e dell’integrazione, contrapposta all’egoismo e alla xenofobia dilaganti. Il teatro San Carlo, vero e proprio gioiello dell’architettura neoclassica, luogo in cui arte, musica e storia si fondono insieme, ha aperto le porte per 1300 immigrati, solo una piccola rappresentanza delle migliaia di cittadini di diverse etnie e culture che popolano la nostra città. Nei loro occhi si vedeva brillare lo stupore di chi, per la prima volta, entra in un luogo tanto maestoso che, come diceva Stendhal, rapisce l’anima. Per loro il coro del Massimo partenopeo ha eseguito una rassegna di alcuni dei brani significativi del melodramma italiano, un viaggio musicale da Verdi a Mascagni. L’evento è stato promosso dall’assessorato alla cultura in collaborazione con l’associazione antirazzista interculturale 3 Febbraio.

Il sindaco, Luigi de Magistris, ha sottolineato il l’importanza simbolica dell’iniziativa:

Un’iniziativa importante, questa, che intende dimostrare concretamente il legame tra il Teatro Massimo di Napoli e tutti gli abitanti della città, indipendentemente dalla loro origine.

Ieri, almeno per una sera, l’atmosfera magica del San Carlo ha permesso di sperare in un mondo in cui non esistono barriere che dividono, ma solo confini che uniscono,  in cui non c’è posto per l’odio, né per l’indifferenza. In cui  la bellezza  è un diritto di tutti. La musica, l’arte nella sua forma più trasversale, definita da Platone medicina dell’anima, ha reso possibile questo piccolo miracolo, divenendo  così uno strumento di integrazione. Le note delle arie più celebri si sono trasformate in nodi che uniscono, per far sentire gli immigrati parte integrante di una città, quella partenopea, da sempre aperta al dialogo e al confronto con culture diverse, pronta ad accogliere come propri figli tutti gli esseri umani, a prescindere da qualsiasi diversità etnica, religiosa o culturale, anzi forse proprio in virtù di questa diversità. Perché Napoli da sempre ha compreso che la diversità sia una ricchezza, un immenso valore, non un problema da eliminare.

Quello che è avvenuto ieri al San Carlo non è soltanto un evento dall’inestimabile valore simbolico, ma anche un passo concreto verso al costruzione di una società più giusta, libera e aperta, come ha spiegato Gianluca Petruzzo, presidente dell’associazione 3 Febbraio, nel discorso di apertura:

L’accoglienza è per tutti, perché se un diritto non è per tutti diventa privilegio. Non esiste il  migrante economico o  altro, ci sono solo esseri umani. Nel tempo in cui si ergono muri e si difendono le frontiere ma non le persone, la nostra iniziativa vuole indicare un’altra strada, la strada per l’affermazione di una piena accoglienza e dignità per tutti gli immigrati, in una società aperta e solidale. Sappiamo bene che una strada si costruisce giorno per giorno, impegnandoci per l’accoglienza dei nostri fratelli immigrati.

Prima dell’inizio del concerto Petruzzi ha voluto rivolgere un pensiero a tutti  coloro che non erano presenti a causa delle frontiere, dei numeri chiusi… E ha chiesto un minuto di silenzio per le migliaia di persone che nel viaggio della speranza perdono la vita. È stato un discorso breve, ma molto intenso il suo, di quelli che arrivano dritti al cuore di chi ascolta, come tutte le cose che sono profondamente vere e toccano la nostra coscienza. Un discorso pieno di speranza per la creazione di una società migliore, ma anche intriso di rabbia verso tute le speculazioni che gravano sul mondo dell’accoglienza degli immigrati.

Nata nel ’97 a Bologna, mi sono trasferita da bambina in un paesino dei Monti Lattari. Grazie alle persone che ho incontrato, ho iniziato ad amare questa terra meravigliosa, troppo spesso vista attraverso la lente del pregiudizio. Sono appassionata di letteratura, fotografia e arte, in tutte le sue manifestazioni. La lettura del libro “In viaggio con Erodoto”, di Ryzdard Kapuscinsky, mi ha insegnato il valore e la bellezza della diversità. Studio arabo e inglese presso la facoltà di mediazione linguistica e culturale.

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