Con grande orgoglio, non solo per i napoletani, ma per l’itero Stivale, l’Italia schiera in campo, come suo “miglior giocatore”,  la pizza napoletana.

La pizza napoletana si prepara a poter essere il settimo tesoro italiano dell’Unesco. Ciò è possibile grazie alla proposta del Ministero dell’Agricoltura, sostenuto dai Ministeri degli Esteri, delle Università, dell’Ambiente e dell’Economia.
Dal 4 febbraio 2010, la pizza è stata riconosciuta come Specialità tradizionale garantita della Comunità Europea; nel 2011 è stata presentata dall’Italia come candidata al riconoscimento UNESCO come Patrimonio immateriale dell’umanità; tale candidatur, è stata rafforzata, nel settembre 2014, da una petizione, che avrà responso solo nel 2017.
L’arte dei pizzaiuoli napoletani è un marchio per l’Italia, una sicurezza, un circolo che tiene testa alle “imitazioni” e alle concorrenze estere.
Una campagna di sensibilizzazione che mira a proteggere l’amato e rinomato marchio del Made in Italy, che ormai da tempo sembra essere stato calpestato, con ingenti danni in campo economico, dal “multiuso” Made in China.
L’iniziativa è stata resa possibile anche grazie all’enorme successo perseguito dalla cultura gastronomica napoletana durante l’Expo; la proposta sarà trasmessa all’UNESCO e inizierà un lungo e negoziato con oltre 200 Paesi.
Evento di eccezionale unicità, dato che fino ad ora mai la commissione dell’UNESCO ha iscritto una produzione alimentare (come osserva il curatore legale del dossier, Pierluigi Petrillo).
Per la Commissione designatrice (la quale si riunirà a Parigi nel 2017) l’arte dei pizzaiuoli è uno strumento di riscatto sociale, l’identità di un popolo (quello dell’Italia), una testimonianza di italianità nel mondo, atto anche a evitare contraffazioni, come la pizza “american-style“.
Intanto la petizione lanciata a livello mondiale ha superato le 850 mila firme a sostegno della campagna #PizzaUNESCO, ma bisognerà consegnarne un milione entro marzo 2017 (anno in cui si avrà un responso in merito).
Come sottolinea la Coldiretti, in caso di “vittoria” la pizza diverrebbe settimo “tesoro” italiano, come patrimonio immateriale dell’UNESCO.
Ma che cos’è realmente la pizza? Mi verrebbe subito da rispondere che, per noi napoletani, essa è uno stile di vita, una parte di noi: senza pizza, non c’è Napoli.
È un alimento semplice, come i suoi concittadini, che racchiude in sé la sua devozione all’Italia: un tricolore più che gustoso, devoto alla bandiera italiana.
La fama della pizza napoletana  (più precisamente della pizza margherita) è riconducibile alla metà del Settecento, quando Vincenzo Corrado, in un trattato sulle abitudini alimentari della città di Napoli, scrisse che il popolo napoletano usava condire la pizza ed i maccheroni con il pomodoro. Le prime pizzerie comparvero a Napoli nel corso del XIX secolo e fino alla metà del XX secolo esse furono un fenomeno esclusivo di quella città; dalla seconda metà del Novecento le pizzerie si sono diffuse ovunque nel mondo.
«La pasta della pizza napoletana è preparata con un impasto che non prevede altro che farina, acqua, sale e lievito di birra.Una buona pizza deve essere elastica e morbida, in maniera da poterla piegare senza difficoltà “a portafoglio”. La sua forma è circolare con un diametro di circa 35 centimetri, rigorosamente steso a mano fino a formare un disco senza toccare mai i bordi, che formano il tipico cornicione alto 1-2 centimetri.La cottura deve essere eseguita in forno a legna a circa 485°C per non più di 90 secondi».
Insomma Napoli ancora una volta deve la sua fama alla sua cultura e, nonostante sia ancora zoppa, è una città che, tolta la prima stampella, sta cominciando a compiere i primi passi, superando i primi ostacoli e cercando di risolverli migliorando.
La sua arma vincente? La sua storia, le sue tradizioni, la sua vivacità.

Ho 20 anni e vorrei inserirmi nel mondo del giornalismo (mia grande passione scoperta grazie ad uno stage). Ho frequentato il liceo classico e ora sono iscritta alla facoltà di lettere classiche della Federico II di Napoli.

2 pensieri riguardo “Pizza napoletana: patrimonio italiano

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