Armi e servizi per le libagioni rituali con iscrizioni in lingua etrusca: alcuni tra i reperti etruschi recuperati nei recenti scavi a Pompei (santuario extraurbano del Fondo Iozzino) e presentati in occasione della mostra che ne espone 800

Pompei e gli Etruschi: la grande mostra alla Palestra Grande degli scavi di Pompei, dopo l’Egitto nel 2016 e la Grecia nel 2017, affronta la controversa e complessa questione dell’ “Etruria campana” e dei rapporti e contaminazioni tra le élite campane etrusche, greche e indigene, al cui centro vi è Pompei.

Pompei è sempre in grado di rivelare e poi narrare nuove storie, vicende ed esperienze che, sfidando i millenni e celandosi nella terra, fanno improvvisamente la loro apparizione sulla scena sorprendendo e affascinando gli addetti ai lavori e non solo. Armi e servizi per le libagioni rituali con iscrizioni in lingua etrusca: alcuni tra i reperti etruschi recuperati nei recenti scavi a Pompei (santuario extraurbano del Fondo Iozzino) e presentati in occasione della mostra che ne espone 800, giunti da musei italiani e europei, e predisposta in 13 sale all’interno del portico nord della Palestra grande di Pompei.  Mi riferisco alle testimonianze della Campania etrusca protagoniste della mostra che avrà luogo sino al prossimo 2 maggio e che, per mezzo dei materiali in bronzo, argento, terracotte, ceramiche, gradito omaggio di tombe, santuari e abitati, concedono di esaminare e confrontare diversi fattori per sostenere e sciogliere le discusse dinamiche del soggiorno etrusco in Campania.

Gli etruschi disponevano di un territorio compatto, che offriva loro la base per un’ampia espansione territoriale, nonostante l’autonomia, anzi addirittura la rivalità reciproca delle loro città. Prescindendo dagli episodi di pirateria e dalle presenze di carattere commerciale, nel VII-VI sec. a. C. nobili etruschi con il loro seguito scatenarono un’offensiva a sud e a nors-est e fondarono numerose città: Mantova, poi Adria e Spina nel delta del Po, Capua, Nola, Pompei ed Ercolano in Campania, e inoltre Praeneste (odierna Palestrina), Tusculum (Tuscolo) e Roma (in etrusco: Ruma) nel Lazio. (Klaus Bringmann)

Perno della mostra sono i rinvenimenti sorti dai recenti scavi nel santuario extraurbano del Fondo Iozzino – tra i principali santuari (oltre a quello di Apollo e di Atena) fondati a Pompei alla fine del VII sec a.C – che hanno involontariamente garantito una cospicua quantità di materiale di epoca arcaica, quali armi e servizi per le libagioni rituali con iscrizioni in lingua etrusca. Tali materiali accompagnano, in mostra, quelli fatti giungere dalle altre città etrusche della Campania – Pontecagnano in primis e Capua – celebri luoghi di culto, con peculiarità analoghe a quelle del Fondo Iozzino.

Dimostrazione di fastose tombe principesche in cui furono seppelliti i componenti più importanti di note famiglie aristocratiche sono, invece, i corredi funerari dalla tomba Artiaco di Cuma (tomba 104), un principe cosmopolita (i resti del defunto incinerati vennero deposti in un calderone in argento, alla maniera degli eroi descritti nell’Iliade di Omero: “mangiava e beveva come un greco, ma portava abiti e armi etruschi e si comportava come un re orientale”.); quello di una principessa di Montevetrano (tomba 74), vicino a Pontecagnano; e quello della sfarzosa tomba di un principe orientalizzante dal Lazio (la tomba Barberini di Palestrina). Gli sviluppi degli incontri di culture, la dinamicità tra gruppi sociali, lo spazio mediterraneo come emblema di culture fluide e identità circondate rappresentano il leitmotiv delle mostre della Palestra Grande di Pompei, partendo da quelle che hanno riguardato l’Egitto, la Grecia e ora l’Etruria.

Gli etruschi si diedero ad intessere relazioni sempre più strette con gli indigeni della Valle del Sarno e della penisola sorrentina, favorendo probabilmente il sorgere dei primi abitati a Pompei, Nocera, Stabiae, Vico Equense e forse Sorrento. (Stefano De Caro)

Fin dalla fine del XIX secolo, la Campania si mostrava alla scienza storica e antiquaria, come un crogiolo di presenze. All’archeologia, al suo apparato di oggetti e strumenti filologici, la complessa missione di sbrogliare la matassa dal coniugarsi e intrecciarsi di gruppi ed etnie.

La mostra a cura del Direttore generale Massimo Osanna e di Stéphane Verger, Directeur d’études à l’École Pratique des Hautes Etudes di Parigi è promossa dal Parco Archeologico di Pompei, in collaborazione con il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, il Polo Museale della Campania e l’organizzazione di Electa.

L’accesso alla mostra è incluso nella tariffa di ingresso agli scavi.

Nel 474 a. C. i greci inflissero agli etruschi una sconfitta schiacciante nella battaglia navale di Cuma, la cui conseguenza fu il collasso dell’egemonia etrusca in Campania e nel Lazio. (Klaus Bringmann)

Laureato in Storia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, con una tesi in Storia Moderna dal titolo RITRATTO O MODELLO DELLE GRANDEZZE, DELIZIE E MERAVIGLIE DELLA CITTA’ DI NAPOLI del marchese Giovan Battista Del Tufo(1588)’ (Relatrice la prof.ssa Marcella Campanelli). Laureato in Scienze Storiche, curriculum moderno e contemporaneo, con una tesi in storia moderna seguita dal prof. Giovanni Romeo, dal titolo ‘Le denunce di adescamento in confessione a Napoli tra Sei e Settecento’. Amante della musica, suono la chitarra, scrivo e musico canzoni. Con le mie parole e la mia cultura spero di dare voce all’anima candida di questa terra.

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