Dopo la discussione a Bruxelles e la premiazione a Parigi il Sannio Falanghina è ufficialmente Città Europea del vino 2019.

E dove non è vino non è amore;
né alcun altro diletto hanno i mortali.
Euripide (480 a.C.- 406 ca. a.C.)

C’è una terra in Italia…dove il tempo sembra essersi fermato. Dove storia e tradizione ne delineano la personalità, dove ogni scorcio sembra sfoggiare il fascino dell’immortalità e dove l’influenza dei popoli e degli eventi che ha ospitato riecheggi fiera lungo le vallate, le colline e i monti di un luogo senza tempo: il Sannio.
Fila e fila di viti si intrecciano in un disegno naturale e curato per oltre 10.000 ettari di terra che partono dai rilievi collinari arrampicandosi su verso le montagne ricamando il suolo delle vallate che cingono il Parco Regionale Taburno.

Gli arbusti rampicanti sembrano esplodere dal terreno fertile e argilloso protendendosi verso il cielo pronti ad accogliere il bacio del sole caldo e avvolgente che sovrasta queste valli. Bagnati dalle acque del fiume Calore e accarezzati dal caratteristico vento che soffia da ovest o da est spettinandone le foglie palmate.

Fra’ vini è più sostanzioso quello raccolto in un suolo benigno che in un terreno leggero;
più quello di un clima temperato, che quello raccolto in un luogo umido,
o troppo secco, troppo freddo, o troppo caldo.
Aulo Cornelio Celso (25 a.C. – 50 d.C.)

Questa è la terra in cui la natura regna sovrana e gli abitanti ne curano i frutti con la dedizione ed il rispetto che meritano. Custodi silenziosi che scandiscono la propria vita in funzione del processo vegetativo delle viti.
Dalla lavorazione profonda del terreno per permettere una buona piantagione delle barbatelle, passando per l’irrigazione, la fertilizzazione, la potatura e la legatura. E ancora, la zappatura sul filare nei mesi tra febbraio e marzo per eliminare erbe infestanti e preparare il terreno, la potatura estiva detta anche potatura verde e la sfemminellatura. Queste sono solo alcune delle cure che i viticoltori sanniti dedicano ai propri vigneti.

La preoccupazione per un freddo eccessivo o per un’improvvisa grandinata. La paura di una nebbia in periodo di fioritura. Il timore delle brinate primaverili dopo il germogliamento. L’incubo della peronospera.
Ma anche la gioia sconfinata alla vista dei primi frutti. La festa trionfante della vendemmia. Le nottate a sorvegliare il raccolto. La fila per la cantina. Ed infine il processo di produzione del nettare degli dèi: il vino.

Anima mia, alla tua zolla detti da bere ogni saggezza,
tutti i vini nuovi e anche tutti i forti vini della saggezza,
vecchi di immemorabile vecchiezza.
Anima mia, io ti innaffiai con ogni sole e notte e silenzio e anelito:
– e così tu crescesti per me come una vite.
Anima mia, ora sei traboccante di ricchezza e greve,
una vite dalle gonfie mammelle e dai grappoli densi, bruni come l’oro: –
– densa e compressa di felicità, in attesa per la tua sovrabbondanza,
e vergognosa perfino del tuo aspettare.
Friedrich Nietzsche (1844 – 1900)

Mani esperte e menti sapienti, che conoscono la propria terra e lavorano incessantemente per ricavarne il meglio.
Dall’amore per la terra e la sconfinata passione per il vino nasce la coesione dei cinque comuni sanniti Guardia Sanframondi (capofila), Castelvenere, Sant’Agata dei Goti, Solopaca e Torrecuso per la candidatura a Città europea del vino 2019.
“Sannio Falanghina” nasce dalla stessa intensa dedizione per la coltivazione dei vigneti del Sannio di un vino unico e pregiato come la Falanghina.

Con oltre 2.000 ettari di vitigni censiti, di cui due terzi solo nella provincia di Benevento, la Falanghina è il cuore della coltivazione campana. Dopo un lungo processo di recupero e di valorizzazione durante il secondo dopoguerra ha raggiunto la sua massima espressione intorno agli anni ’90, sia in termini qualitativi che commerciali.
L’origine del nome può essere ricondotta a due possibili etimologie. Da un lato abbiamo quella che la collega strettamente alla parola falanga ossia il palo utilizzato per sostenere le viti. Dall’altro, abbiamo una ricerca che si spinge molto più in là nel tempo. Pare infatti che la Falanghina possa essere figlia del Falerno Bianco, vino conosciuto e apprezzato già dagli antichi Romani.

Qualunque sia la sua origine, ciò che è assolutamente certo è che negli anni la Falnghina ha maturato una crescente caratteristica distintiva rendendola una delle varietà a bacca bianca più apprezzate dapprima in Campania, poi a livello nazionale per poi vedersi spalancate le porte d’Europa ricevendo finalmente il giusto plauso.
E quello del riconoscimento del Sannio Falanghina come Città europea del vino 2019 “E’ una data storica” afferma Floriano Panza, il sindaco di Guardia Sanframondi, “non solo per i cinque comuni ma per l’intero Sannio e la regione Campania“.

Ed è stato senza dubbio un giorno di grande emozione per la delegazione sannita, guidata dai sindaci Floriano Panza, Mario Scetta e Carmine Valentino, giunta nella sede del parlamento a Bruxelles lo scorso 10 ottobre che ha visto finalmente riconoscere la giusta attenzione ad una terra il cui valore è rimasto per tanto, troppo tempo ignorato.

Discussione candidatura a Bruxelles
Durante l’incontro per la discussione della candidatura il primo cittadino di Guardia Sanframondi aggiunge “Non è che l’inizio”, esponendo i punti fondamentali su cui ci si concentrerà attraverso questa grande opportunità. Il Biodistretto, ossia l’accordo di tutti i comuni della Valle del Calore verso l’obiettivo di coesione di tutti gli organi di produzione e promozione del prodotto attraverso una gestione sostenibile delle risorse. Questo porterà alla valorizzazione dell’economia e delle tradizioni locali nonché alla promozione del territorio stesso.

Un altro importante obiettivo, spiega Panza, sarà il Regolamento di polizia rurale condiviso, ovvero fare in modo che tutta la vallata condivida un piano urbanistico comunale condiviso al fine di evitare una disomogeneità paesaggistica.
Grazie al prezioso riconoscimento assegnato al Sannio Falanghina da parte di Recevin, il 2019 sarà un anno ricco di appuntamenti e manifestazioni culturali ed enogastronomiche che si andranno ad aggiungere a quelli già esistenti, al fine di promuovere l’enorme valore di questa terra ancora a molti sconosciuta e di dare il giusto risalto all’influenza della cultura enologica nella società. Tali manifestazioni, inoltre, incentiveranno l’enoturismo e stimoleranno la cultura d’accoglienza locale.

Bruxelles
Un progetto prestigioso e ambizioso che consoliderà il legame della comunità Sannita con il vino e che darà il giusto spazio e la doverosa attenzione alle tante cantine che con maestria lavorano i tesori di questa terra ma anche e soprattutto l’instancabile lavoro ci centinaia di viticoltori che dedicano ogni giorno della loro vita alla cura e alla salvaguardia dei preziosi vigneti della Valle del Calore.

È grazie alle loro mani e alla loro profonda conoscenza tramandata di generazione in generazione che ogni singolo acino d’uva sia riuscito a trovare il suo meritato posto tra i vini d’eccellenza.

Alcune viti crescono nel terreno sbagliato, altre si ammalano prima della vendemmia
e altre ancora sono rovinate da un cattivo viticoltore.
Non tutta l’uva fa il vino buono.
Wilbur Addison Smith (1933)


C’è una terra in Europa… una terra che è stata di molti e che dai molti ha arricchito il suo fascino. Greci, Romani, Goti, Bizantini, Sanniti, Longobardi e Normanni si sono avvicendati su queste terre. Le loro gesta, i loro valori e le loro tradizioni pregne in ogni ettaro di questo luogo. Un museo storico culturale a cielo aperto fatto di terra e di monumenti, di edifici e di scenari. Tutto profuma di storia, tutto inspira tradizione.
Il volto ambrato dal sole, le mani accarezzate dalla terra, l’olfatto inebriato dall’odore del mosto. Gli occhi attenti di chi sorveglia la sua creatura e il sorriso amorevole di chi ama ciò che fa. Sono questi i viticoltori del Sannio. Sono loro ad aver reso grande questa terra. Ed è a loro che va il plauso per averla resa immortale.

In campagna, dopo una giornata di lavoro, gli uomini alzavano il bicchiere
di vino all’altezza del viso, lo osservavano, gli facevano prendere luce
prima di berlo con cautela. Gli alberi centenari seguivano il loro destino
secolo dopo secolo e una tale lentezza rasentava l’eternità.
Pierre Sansot (1928 – 2005)

 

Nata in Inghilterra e cresciuta in Italia a Guardia Sanframondi (Bn). Laureata a Roma in lingua e letteratura italiana con specializzazione in editoria. Da sempre sono appassionata di storia, linguistica e letteratura. Adoro leggere e scrivere. Credo che siano tra gli strumenti più significativi dell’essere umano. Conoscenza è da sempre potere. E mi auguro che questo progetto possa portare alla luce la bellezza ed il valore della una cultura di queste terre da troppo tempo infangate e dimenticate.

Un pensiero riguardo “Sannio, territorio di-vino!

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