Quando l’associazionismo colpisce di pancia

Di fronte alle sfide che la globalizzaione pone al mondo contemporaneo, baluardi di eticità si elevano. Slow Food è uno di questi.
Fondata in Piemonte nel 1986 da Carlo Petrini, Slow Food è una associazione internazionale no profit che si pone l’obiettivo di ridare il giusto valore al cibo, nel rispetto di chi produce, in armonia con ambiente ed ecosistemi, facendo leva sui saperi di cui territori e tradizioni locali sono custodi. Operante ormai su tutti i continenti e presente in 150 paesi, Slow Food promuove un’alimentazione buona, pulita e giusta per tutti.

Di seguito la nostra intervista al presidente Slow Food dell’agro nolano, Gianluca Napolitano.

Gianluca, quando è arrivato Sloow Food nel nostro territorio?
L’associazione è stata fondata nell’agro nolano nel 2005. Conta circa 100 mila soci a livello generale e si può leggere una lenta ma costante diffusione internazionale e territoriale, soprattutto considerando che il movimento è nato alla fine degli anni ’80.

A cosa è dovuto, secondo te, l’interesse crescente? Quali sono le difficoltà che l’associazione incontra e cosa invece spinge ad avvicinarsi a Slow Food nell’agro nolano?
Sicuramente la voglia di nutrirsi meglio, la maggiore consapevolezza dei rischi ambientali e della necessità di dare il giusto peso all’agricoltura. Per alcuni decenni si è penalizzato ingiustamente il mondo agricolo e i pochi contadini rimasti sono stati emarginati socialmente. Oggi si assiste ad un progressivo ritorno alla terra, speriamo però non sia solo una moda passeggera ma un avvicinamento al cambio del modello produttivo.
È vero che la globalizzazione ci impone determinate scelte alimentari ma obiettivo dell’associazione è proprio quello di promuovere un cibo che cessi di essere merce e fonte di profitto, per rispettare chi produce, l’ambiente e il palato.

Hai parlato di modello produttivo, pensi che l’alternativa di Slow Food possa contribuire anche alla creazione di maggiore occupazione?
Sicuramente si può creare nuova e buona occupazione, retribuita equamente.
È importante valorizzare la filiera corta, ridurre i passaggi e avvicinare i consumatori ai piccoli produttori locali secondo la filosofia del km0. Noi, per esempio, promuoviamo i Mercati della Terra, una rete fatta di trasformatori e contadini uniti da valori e regole condivisi tra loro e Slow Food. Un luogo dove incontrarsi, conoscersi, mangiare in compagnia e trovare prodotti locali e di stagione, presentati solo da chi produce quello che vende. Con spazi per i più giovani, per l’educazione del gusto e per eventi.

Qual è il rapporto tra Slow Food e le aziende agricole del territorio?
I Presìdi Slow Food sostengono le piccole produzioni tradizionali che rischiano di scomparire, valorizzano territori, recuperano antichi mestieri e tecniche di lavorazione, salvano dall’estinzione razze autoctone e varietà di ortaggi e frutta. In Italia ci sono al momento 257 Presìdi Slow Food attivi, che coinvolgono oltre 13mila produttori. Nella nostra regione abbiamo21 Presìdi.

Quali e quanti eventi organizzate durante l’anno?
Durante l’anno organizziamo laboratori del gusto, dedicati ai prodotti e ai piatti tipici, inoltre collaboriamo con gli istituti scolastici per organizzare progetti didattici come gli orti.
L’associazione mantiene i riflettori puntati su prodotti e produttori del territorio, attraverso eventi conviviali e manifestazioni espositive, con l’obiettivo di far riscoprire le nostre tradizioni gastronomiche e il piacere di ritornare ai fornelli organizzando “Laboratori del gusto” e corsi di cucina. Ci siamo proposti come gruppo d’acquisto, nel tentativo di accorciare le filiere guidando il socio-consumatore ad un acquisto più consapevole.

Proviamo, in sostanza, a risvegliare l’istinto atavico che si trova in ognuno di noi, quello legato alle nostre radici contadine e all’amore per la nostra terra.

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