Non va via il Tesoro di San Gennaro

Il Tesoro di San Gennaro non si muove da Napoli, lo annuncia lo stesso Angelino Alfano, ministro degli interni intervenuto nella questione tra il cardinale Crescenzio Sepe e i membri della Deputazione della Real Cappella del Tesoro di San Gennaro, l’organismo laico incaricato nel 1601 di curare il tesoro del santo e la cappella.

La questione andava avanti da fine febbraio, quando il ministro Alfano ha annunciato un decreto di legge che modificava l’elezione dei candidati della Deputazione, affiancando agli undici membri discendenti delle famiglie nobiliari che erano tutori del Tesoro altri quattro membri, nominati dalla curia e quindi dal cardinale Sepe.

La Deputazione, rimasta per 415 anni laica e slegata dal potere ecclesiastico, che già aveva cercato di impadronirsi del tesoro nel corso dei secoli, era stata equiparata nel decreto ad una Fabbriceria, ovvero un ente che vede al proprio interno sia figure laiche che ecclesiastiche, snaturando quella che è la Deputazione sin dalle origini secolari. Il direttore del Museo del tesoro di San Gennaro, Paolo Iorio, afferma che la questione giuridicamente è molto chiara, data l’esistenza di una bolla papale emanata da Papa Pio XI che scongiura le ingerenze della chiesa nel merito del Tesoro.

Il tesoro di San Gennaro dunque rimarrà ancora nelle mura partenopee, rafforzato da un senso comune di appartenenza da parte della popolazione che durante le manifestazioni si è mobilitato in gran numero per manifestare il proprio dissenso nei confronti di quello che ai più è sembrato un “attentato” a Napoli ed al suo tesoro, richiamando più di 2.000 persone in piazza lo scorso 5 marzo nei pressi del Duomo.

Alla processione di San Gennaro, appuntamento annuale dove migliaia di fedeli si riuniscono per assistere al miracolo dello scioglimento del sangue del santo, era presente oltre al ministro Alfano ed il cardinale Sepe anche il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, attivatosi per difendere il patrono napoletano ed il suo tesoro, frutto di donazioni da parte degli esponenti della nobiltà napoletana e non per diversi secoli, il cui valore supera quelli della corona inglese e degli zar russi.

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