Winckelmann e il difficile rapporto con Napoli, un evento per ricordare il famoso archeologo

Nella giornata del 1°marzo alle ore 9 nella sede dell’Orientale di Palazzo du Mesnil a Napoli (via Chiatamone 62) si è tenuta la giornata di studio «Winckelmann e l’archeologia a Napoli». L’iniziativa si è svolta nell’ambito delle celebrazioni internazionali per il quarto centenario della nascita di Winckelmann.

Nato a Stendal (Altmark, Prussia) il 9 dicembre 1717, morto a Trieste l’8 giugno 1768, è stato celebrato al suo tempo come il maggiore archeologo del sec. XVIII, e può essere considerato il fondatore della moderna storia dell’arte. Fu il massimo teorico del Neoclassicismo. La passione per l’antico diviene nel suo secolo, quello dei Lumi, grazie anche all’enorme diffusione delle stampe e dei libri, ed anche ai viaggio e all’internazionalismo della cultura, la cifra artistica più significativa e riconoscibile del tempo. Il desiderio di possedere antichi originali o calchi o sculture classiche o ellenistiche, il piacere per lo studio della cultura antiquaria, la formazione del conoscitore e dell’amatore, le ambientazioni all’antica: questa la cornice di un smania forte di ritorno all’antico e della volontà di dar vita ad un nuovo classicismo. Gli scavi di Ercolano (1738) e quelli di Pompei (1748) sortirono i loro effetti sul periodo.

Winckelmann definisce e stabilisce il principio a cui si adegueranno tutte le opere neoclassiche:

Una nobile semplicità e una quieta grandezza,sia nella posizione che nell’espressione … più tranquilla è la posizione del corpo e più è in grado di esprimereil vero carattere dell’anima.

Winckelmann, proprio nel secolo del grand tour, non perse l’appuntamento con la storia. Nel 1758, durante il primo dei suoi viaggi a Napoli (vi si recò anche nel 1762, nel 1764 e nel 1767), visitò Pompei ed Ercolano, spingendosi fino a Paestum, di cui per primo svelò l’importanza storico-archeologica. Architetture, affreschi, statue, arredi, gioielli, oggetti d’uso quotidiano: sepolte dal Vesuvio nel 79 d. C., tornavano ora in vita le due città vittima dell’ira del vulcano 1700 anni prima.  Tra 1762 e 1764, guadagnandosi la sua fama presso gli eruditi del tempo, Winckelmann fornì descrizioni assai dettagliate sulle antichità. I suoi giudizi negativi sulla conduzione degli scavi dei siti vesuviani sono celebri, come lo è il suoi giudizio tagliente sull’ingegnere al quale Carlo di Borbone aveva affidato l’esplorazione di Ercolano,  Alcubierre, che  a suo parere «non aveva mai avuto a che fare con le antichità più della luna con i gamberi».

Meno severo, forse anche per ragioni strumentali, è il suo giudizio su Padre Piaggio, che in uno dei locali del Museo ercolanese nella Reggia di Portici si dedicava al delicatissimo lavoro dello svolgimento e della trascrizione dei papiri greci (peraltro senza conoscere la lingua) rinvenuti carbonizzati nella Villa detta appunto dei Papiri.

Questa bella iniziativa culturale, storica, artistica napoletana ha avuto lo scopo di richiamare l’attenzione sulla centralità delle scoperte dei centri vesuviani nell’opera dello studioso tedesco mettendo in luce aspetti del suo pensiero estremamente moderni. Gli interventi di filosofi e storici sono stati finalizzati a ricontestualizzare la figura di Winckelmann nella cultura a lui contemporanea,  e quelli di archeologi e storici dell’arte, a partire da concreti casi di studio, a evidenziare quanto l’avventura delle prime esplorazioni di Ercolano e Pompei abbia contribuito a dare forma e contenuto a Istituzioni culturali che  conservano tuttora un’importanza centrale nella vita della città di Napoli.

Laureato in Storia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, con una tesi in Storia Moderna dal titolo RITRATTO O MODELLO DELLE GRANDEZZE, DELIZIE E MERAVIGLIE DELLA CITTA’ DI NAPOLI del marchese Giovan Battista Del Tufo(1588)’ (Relatrice la prof.ssa Marcella Campanelli). Laureato in Scienze Storiche, curriculum moderno e contemporaneo, con una tesi in storia moderna seguita dal prof. Giovanni Romeo, dal titolo 'Le denunce di adescamento in confessione a Napoli tra Sei e Settecento'. Amante della musica, suono la chitarra, scrivo e musico canzoni. Con le mie parole e la mia cultura spero di dare voce all'anima candida di questa terra.

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