Dal nord: nei giorni vicino all’anniversario della morte di Giancarlo Siani, si deve parlare di Mafia, di camorra. Bisogna parlarne sempre.

In questi ultimi mesi, la parola “Mafia”, intesa nel suo significato più vasto (quello che racchiude tutte le organizzazioni criminali) è stata sulla bocca di molti, specialmente dopo la notizia riguardante Totò Riina. Soprattutto qui al Nord Italia molte persone sembrano spaventate all’idea di viaggiare al Sud. La domanda più frequente che viene posta a coloro che si apprestano a visitare la nostra amata regione è: “Ma non hai paura?”

Paura: questa è l’arma principale che la mafia sfrutta. Una parola che le permette di esistere. Non si fa sentire spesso, agisce in silenzio e nell’ombra ma qualche volta ci ricorda che c’è.

La mafia, non si nutre solo di paura: si nutre anche di pregiudizio, di stereotipi, di frasi fatte. È facile, infatti, dire che a Scampia c’è solo la camorra o che Napoli non è un posto sicuro. Il pregiudizio condiziona la gente e incute paura.

La mafia però non è invincibile. Ha una debolezza, un tallone d’Achille compreso da coloro che, nel tempo, hanno portato avanti questa crociata contro la malavita. Bisogna parlare della mafia. Bisogna parlarne nelle scuole, nelle piazze e con la gente. Bisogna parlarne in continuazione di questo polipo dai mille tentacoli, e insieme bisogna parlare di legalità, di onestà e di altri mille valori. La lotta per la legalità punta soprattutto su coloro che possono cambiare il mondo in futuro, cioè ai giovani di tutta Italia, che stanno imparando a vivere in un mondo in continua evoluzione. Punta su di loro e sulle numerose associazioni costituite da giovani, come l’associazione Libera contro le mafie, che si occupano di parlare di legalità e di informare le persone su questi gruppi di criminalità organizzata.

Però non basta tutto questo. Dobbiamo ricordare, come dice Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, di farci sempre un esame di coscienza sui nostri comportamenti per la nostra legalità quotidiana e dobbiamo prendere conoscenza del fatto che la mafia esiste, ma ne dobbiamo parlare e soprattutto non dobbiamo mai temere di vivere per colpa di questa piaga.

Punto.

 

Sono Francesca Corso, ho 16 anni, sono di Torino ma ho le mie radici in giro per la Campania e frequento il Liceo delle Scienze Umane G.F. Porporato a Pinerolo (TO). Adoro scrivere, soprattutto racconti di genere fantasy, ma scrivo anche articoli su attualità e cultura perché in questo modo imparo sempre cose nuove. Sono una scout e una volontaria del soccorso nella Croce Rossa Italiana, un giorno mi piacerebbe diventare infermiera.

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