La Campania, una regione che trema da secoli a causa dei terremoti

Alla luce degli ultimi eventi di “geo-cronaca”, considerando la recente storia sismica italiana, rammentando quella locale, è lecito interrogarsi: se la terra dovesse tremare, Napoli, i suoi comuni, l’intera regione,  sarebbero in grado di fronteggiare l’emergenza? Presumibilmente no. Nessun allarmismo, il mio è solo un monito, un invito all’uso della ragione.

Forse le istituzioni lo hanno dimenticato, o non lo fanno, non lo pubblicizzano abbastanza, ma la storia della Campania è fortemente caratterizzata dal succedersi nei secoli di terremoti, che spesso hanno avuto effetti devastanti per lo sviluppo delle varie e diverse comunità del territorio: Irpinia 1980, solo per citare il caso più noto. Di sicuro il ricordo delle recenti esperienze sismiche resta ben impresso, però, in tantissime persone della nostra regione: il timore, o il terrore, le sensazioni vissute ed avvertite in quelle ore tragiche saranno sicuramente state tramandate da una generazione all’altra.

Perché in Campania i terremoti si verificano con tanta frequenza? Perché ogni maledetta volta arrecano sempre danni immensi e spropositati a cose e persone?

Manca la giusta sensibilità. Non entrerò nel merito, forse non mi compete. Ma posso comunque fornire e  ragionare su alcuni elementi concreti, dati di fatto.

La geologia della regione parla chiaro ed una breve rispolverata può fornire le prime risposte: territorio geologicamente molto giovane, alcune rocce risalgono ad oltre 200 milioni di anni fa (Triassico), quando la maggior parte della nostra terra era per lo più e ancora sommersa da mari tropicali ed era formata da estese barriere coralline. L’odierna geografia prese forma 24 milioni di anni fa, con la formazione della Catena Appenninica (Miocene). Conseguenza della sua giovane età vulcani e terremoti.

Perché, allora, la terra si muove sotto i nostri piedi? La Campania, in gran parte attraversata dalla Catena Appenninica, rientra nella linea di scontro tra la Placca Continentale Africana e quella Europea. La Placca Africana (Mar Adriatico) va infilandosi sotto la Placca Europea (Mar Tirreno) e la cerniera di contatto tra le due non è altro che la Catena Appenninica. Chilometri di rocce sottoposte ad enormi pressioni del sottosuolo, che provocano sia la rottura di queste rocce, che la liberazione dell’energia che provoca i terremoti di tipo tettonico. Ciò accade principalmente al di sotto della Catena Appenninica, ove le pressioni sono massime. Le fratture nelle rocce si concentrano lungo lineamenti, chiamati faglie, dove è più probabile l’innesco di un terremoto.

I vulcani si sono formati a causa della risalita di rocce fuse (magmi) lungo le fratture che si sono crerate a causa di questo scontro. I terremoti di tipo vulcanico sono causati dai movimenti del magma al di sotto di un vulcano: che si gonfia o sgonfia a seconda dell’arrivo o meno di una nuova roccia fusa.

E se non bastasse, alla geologia potrei affiancare la storia, e allora ecco i più grandi fenomeni sismici avuti luogo in Campania.

5 Febbraio 62 d. C.: terremoto a Pompei. Danneggiate le città romane di Pompei ed Ercolano, lesionate diverse ville romane alle pendici del vulcano nonché diversi monumenti di Neapolis (Napoli) fra cui il teatro romano.

24 Agosto 79 d. C.: l’ormai ben noto terremoto con epicentro nell’area vesuviana, che causò successivamente l’eruzione catastrofica dello stesso vulcano. Sepolte le città di Pompei, Ercolano e Stabia. Migliaia le vittime.

21 Luglio 369 d. C.: sisma a Benevento, dove andò distrutta la maggior parte degli edifici importanti dell’epoca. Morì la metà degli abitanti della città (migliaia).

1180: questo terremoto colpì l’Irpinia; secondo alcune fonti Ariano “fu inghiottito da una voragine” e Napoli restò in gran parte distrutta.

4 Settembre 1293: epicentro nel Sannio di VIII-IX grado scala Mercalli. A Napoli venne gravemente danneggiata la Chiesa di Santa Maria Donnaregina.

1349: terremoto sull’Appennino centro-meridionale (VIII-IX Mercalli) con epicentro nella zona di Venafro (IS) che risultò distrutta. Danneggiata gravemente tutta l’area; a Napoli crolla la facciata della cattedrale.

5 Dicembre 1456: fortissimo terremoto, con epicentro nella zona di Benevento, magnitudo di 7.2 scala Richter. Il sisma interessò buona parte del Centro-Sud Italia. A Napoli crollò il campanile della chiesa di Santa Chiara, la chiesa di San Domenico Maggiore dovrà essere ricostruita, così come il Duomo e la cappella palatina di Santa Barbara in Castel Nuovo restaurati. Le scosse si susseguirono distruttrici anche il 15 e 17 Dicembre. In tutto si contarono circa 30mila morti.

31 Luglio e 19 Agosto 1561: due violenti terremoti (X grado Mercalli) furono avvertiti in una vasta area tra le province di Salerno e Potenza. Vi furono gravi danni in molte località, con circa 500 morti.

5 Giugno 1688: un immane terremoto (XI Mercalli) con epicentro nel Sannio rase quasi al suolo la città di Benevento. Gravissimi danni subì anche Napoli. In totale le vittime furono 10.000.  Nella terra si aprirono enormi crepe e i fiumi Sabato e Volturno subirono delle deviazioni.

6 Maggio 1689: terremoto in Irpinia, con danni e vittime.

8 Settembre 1694: forte terremoto tra Irpinia e Basilicata (6.9 Richter). Calitri fu il paese irpino più colpito (311 vittime). Danni anche a Cava de’ Tirreni e Benevento. Circa 6000 i morti.

14 Marzo 1702: epicentro nel Beneventano (IX-X Mercalli), il sisma provocò alcuni danni fino a Napoli ed in Irpinia, oltre che la morte di circa 400 persone.

29 Novembre 1732: un terremoto di intensità tra X-XI grado scala Mercalli colpì un’area che andava da Napoli a Melfi, con effetti maggiormente disastrosi in Irpinia. Circa 20 comuni furono interamente distrutti; effetti distruttivi coinvolsero altri 67 paesi. Forti scosse si registrarono anche l’anno seguente. Quasi 2000 le vittime.

26 Luglio 1805: sisma alle ore 22 (6.5 gradi scala Richter), con epicentro tra Campania e Molise. A Napoli, grazie alla sopraelevazione dell’edificio del Real Museo Borbonico, il gran salone resse durante il terremotoLe vittime salirono a 5573.

9 Aprile 1853: un violento terremoto colpisce l’Appennino meridionale e in particolar modo l’Irpinia e le alti valli del Sele e dell’Ofanto. I morti furono poco più di una decina.

16 dicembre 1857: alle ore 20:15, 20:18 e 21:15 tre violentissime scosse di terremoto devastarono una vasta area della Basilicata e una parte della Campania: in particolare furono colpite l’attuale provincia di Potenza e la zona centro-orientale di quella di Salerno. Negli attuali comuni di Montemurro, Grumento Nova (allora Saponara), Viggiano, Tito, Marsico Nuovo e Polla si ebbe il maggior numero di vittime. Complessivamente vi furono 3.313 case crollate e 2.786 divennero pericolanti e inabitabili. Spaventoso fu anche il bilancio dei morti: secondo le stime ufficiali 10.939, di cui 9.732 nelle province lucane (il 2.6% della popolazione) e 1.207 nella provincia di Salerno.

28 Luglio 1883: un terribile sisma (5.8 Richter) distrusse gran parte della cittadina termale di Casamicciola (Isola d’Ischia). I feriti furono 762, mentre i morti salirono a 2313. Per la sua violenza e drammaticità, il terremoto entrò in locuzioni come “Qui succede Casamicciola”, per dire che succede un putiferio.

7 Giugno 1910: epicentro a Calitri (5.9 Richter) il sisma interessò l’Irpinia e la Basilicata. Furono 53 i comuni interessati, di cui 41 in provincia di Avellino e 12 in provincia di Potenza. Circa 40-50 morti.

23 Luglio 1930: forte terremoto nel Vulture (6.7 Richter) colpì Campania, Basilicata e Puglia. I comuni più colpiti, dove crollò il 70% degli edifici, furono Aquilonia e Lacedonia. Le vittime furono 1404.

21 Agosto 1962: sisma ad Ariano Irpino (6.2 gradi scala Richter); provocò 17 morti.

23 Novembre 1980: Il più terribile terremoto in Italia, dopo la Seconda Guerra Mondiale, con epicentro in Irpinia (Teora, Castelnuovo di Conza e Conza della Campania). Con una magnitudo di 6.9 Richter, furono devastate diverse zone tra la Campania e la Basilicata, con danni ingentissimi, soprattutto nell’area del Vulture. Vennero distrutti numerosi paesi. A Napoli, nel quartiere di Poggioreale, crollò un palazzo di diversi piani, provocando 52 morti. Danni ingenti nelle province di Avellino, Salerno, Benevento, Matera e Potenza. In totale vi furono circa 8000 feriti, 2914 morti, oltre 250mila senzatetto.

Questa una rapida carrellata degli eventi sismici prettamente campani, la terra continua a tremare, e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Che dire? Che fare? Come agire? Sollecitando le amministrazioni locali, Regione, Città metropolitana di Napoli, Capoluogo di provincia, gli enti incaricati di avviare i fondamentali e necessari controlli e verifiche di stabilità degli edifici preposti a scuole e residenze, dotandosi immediatamente di un valido ed efficace piano antisismico. Questo un primo passo.

Sveglia, o quantomeno Memento.

Laureato in Storia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, con una tesi in Storia Moderna dal titolo RITRATTO O MODELLO DELLE GRANDEZZE, DELIZIE E MERAVIGLIE DELLA CITTA’ DI NAPOLI del marchese Giovan Battista Del Tufo(1588)’ (Relatrice la prof.ssa Marcella Campanelli). Laureato in Scienze Storiche, curriculum moderno e contemporaneo, con una tesi in storia moderna seguita dal prof. Giovanni Romeo, dal titolo 'Le denunce di adescamento in confessione a Napoli tra Sei e Settecento'. Amante della musica, suono la chitarra, scrivo e musico canzoni. Con le mie parole e la mia cultura spero di dare voce all'anima candida di questa terra.

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