Essere napoletani è difficile, diciamocelo, bisogna aver a che fare con un quantitativo di stereotipi non indifferente

È una routine massacrante, che per il bene della tradizione ed in virtù degli stereotipi napoletani va fatto. Non sia mai che qualcuno possa dire che anche noi napoletani siamo gente normale. E proprio in virtù di questa nostra peculiarità che ho deciso di elencare alcuni dei cardini dell’essere napoletano, regole che ogni buon partenopeo deve conoscere e seguire per essere definito tale. Leggiamo insieme il Vademecum degli stereotipi napoletani.

  •  Innanzitutto, il buon napoletano deve alzarsi tardi, molto tardi, almeno dalle 10 in poi. Sì, perchè il napoletano che si rispetti non ha scadenze lavorative o di studio, non va alla posta o a fare la spesa, il buon napoletano generalmente aspetta che il pranzo, il motorino, i soldi per campare scendano da cielo, o per meglio dire ce li cala mammà dal paniere. Non sia mai che un napoletano si metta in testa di andare a lavorare (lavoro? che è un pokèmon?), si dice che ogni volta che qualcuno nel mondo pronuncia la parola “lavoro”, un napoletano muore di collera. Insomma, il napoletano medio DEVE essere sfaticato.

 

  •  Si dice che a Napoli persino i galli non cantino prima di mezzogiorno così da non disturbare nessuno, ma vi dirò di più: Il gallo napoletano non solo ha perso il caratteristico ” CHICCHIRICHI’ ” in favore del ben più partenopeo ” UEUE ‘”, ma ha adottato il concetto nostrano di cantare per avvisare la cittadinanza (tutta) dell’arrivo delle forze dell’ordine in città (il che di per sè è una notizia). Senza gli scippi alle vecchiette e alla connivenza camorristica, di cosa volete che campi un napoletano? Per riassumere questo punto, il napoletano DEVE essere non solo mariuolo, ma anche omertoso.

 

  • Leggenda narra che a Napoli non ci siano persone introverse, i cosiddetti “scurnusi” ovvero le persone timide sono state messe al bando da Masaniello secoli fa, che in un impeto di follia fece una cernita degli infanti napoletani sulla falsariga degli spartani che eliminavano i piccoli non adatti alla guerra. Masaniello fece lo stesso con quelli che non avevano un futuro come animatori per feste di bambini, mandando i neonati inadatti al di là della linea che segna il confine tra Terronia ed il resto del mondo. Fateci caso, quando venite a Napoli (se siete tanto intrepidi) non capita mai di trovare qualcuno che stia in silenzio a leggere un libro o a farsi gli affari suoi, a Napoli non ci sono di queste persone, e pensate che casino possono essere le biblioteche (dove si vanno a leggere le notizie sul Napoli eh, che avete capito?). Il napoletano medio è NECESSARIAMENTE estroverso.

Per non rendere il nostro Vademecum degli stereotipi napoletani  troppo pesante, vi allego una testimonianza di qualcuno che conosceva bene Napoli ed i napoletani:

 

  • Riprendiamo col botto, e poniamoci una domanda tanto banale quanto strana: Che odori emanano i napoletani? Tanti extra-napoletani, magari fuorviati dall’odore della Solfatara hanno tramandato negli anni la diceria che a Napoli non ci si lavi, o che comunque l’igiene sia scarsa. Purtroppo il fenomeno non ha goduto né dell’epidemia di colera che colpì la città, né dell’emergenza rifiuti dell’ultimo decennio, che è culminata con il problema delle ecoballe, smercio di materiali inquinanti e via dicendo. Non volendo entrare nel merito della questione, che andrebbe approfondita in un articolo ben più serio e mirato, voglio solo ricordare alla gentile popolazione italiana che mentre il resto d’Europa era intenta a guerreggiare, i cittadini napoletani sotto il governo borbonico conoscevano il tocco dell’acqua nella pulizia intima, introducendo quella che per i savoiardi era uno “strano oggetto a forma di chiatarra”. Il BIDET.

 

  • Non avrai altro Dio all’infuori di Gigi D’Alessio. È risaputo, a Napoli i neomelodici sono un’istituzione. Nomi come Gigi D’Alessio, Gigi Finizio, Ivan Granatino, Gianni Celeste, Alessio e chi più ne ha più ne metta vanno per la maggiore, manco a dirlo è da almeno 30 anni che Napoli ha embargato la musica internazionale come neanche la Cuba castrista è riuscita con gli States. Certo una tantum il popolo napoletano ammette artisti del calibro di Pino Daniele e Mario Merola, ma la regola sono i pantaloni coi risvoltini e l’ammmore cantato per la propria femmena (o mammà). Certo, non a tutti va bene come nel caso di Marco Marfè, neomelodico che anni fa si presentò ad un provino di X Factor facendosi carico della tradizione napoletana e lasciando ai posteri una performance che nessuno dimenticherà, mai. Fa strano pensare che Napoli possa essersi dimenticato di uno dei suoi pupilli relegandolo alla vendita di calzini fuori alla stazione di Napoli. Insomma addio Coldplay, Ligabue, Gnut (approposito, leggete il nostro reportage del suo concerto @La corte del gusto), Clementino, Justin Bieber e compagnia sonante, a Napoli c’è spazio solo per i neomelodici, e se come si dice ogni scarrafone è bbell ‘a mamma soja..

  • Passiamo ora ad uno dei misteri insoluti della metereologia moderna, ‘O SOLE napoletano. A Napoli, come ben saprete, non piove mai. Sono secoli che i partenopei non vedono una nuvola o una goccia d’acqua, tanto che per questo Napoli viene additata scherzosamente dagli spiritosi leghisti come parte del Nord Africa. Inutile dire come questo particolare tipo di clima iper arido abbia danneggiato l’agricoltura locale, tanto che da secoli i contadini napoletani sono costretti a scippare il raccolto dai ben più volenterosi zappatori laziali, pugliesi o addirittura lùmbard. Per nostra fortuna non tutti i mali vengono per nuocere, la sirena Partenope con estrema saggezza ha pensato che sarebbe stato un peccato donare una tintarella perenne al popolo e non poterla sfoggiare al mare, magari insieme ad un petto villoso ed un crocifisso d’oro in scala 1:1. Inutile dire che Napoli non sarà mai il set di Twilight.

 

  • Discutiamo ora uno degli stereotipi napoletani più radicati in assoluto,  nessuno usa IL CASCO. Vero e proprio simbolo della mitologia napoletana, si dice che il casco venga considerato a Napoli esclusivamente come passamontagna improvvisato durante i raid di camorra. E come dargli torto? Frotte di giornalisti o pseudo tali si sono fregiati di inchieste in quel di Napoli aggirandosi attorno a scuole e luoghi più o meno degradati per fare lo SCOOP dell’anno: a Napoli non indossano il casco. Una popolazione intera che non conosce il rischio della morte, e che anzi se ne fa beffe non indossando il casco che potrebbe rovinare la capigliatura frutto di ore ed ore di lavoro, i partenopei sono semplicemente sprezzanti del pericolo, mica scemi. Peccato che di tutte le grandi inchieste giornalistiche che a cadenza mensile si fanno a Napoli sui centauri senza casco, ben poche sono in aree “civili” della città, ma spesso in zone dimenticate da Dio e dallo Stato come piazze di spaccio o fortini criminali, dove il casco è il minore dei mali. Si pensi alla storia di Davide Bifulco.

 

  • ” I napoletani sono incivili “, potremmo chiamare così uno dei capitoli del nostro Vademecum degli stereotipi napoletani . Da decenni ormai sentiamo quotidianamente tuonare contro di noi epiteti dai personaggi più improbabili dello show biz italiano, ma anche cariche istituzionali e politici di spessore alto o basso. Ma dove affonda le radici questo stereotipo? Negli atteggiamenti menefreghisti che alcuni napoletani effettivamente hanno, in questo caso il sarcasmo è un’arma poco efficace perché c’è bisogno di fare un grosso mea culpa da parte di tutti, dato che la figura del napoletano nel mondo (ma soprattutto a casa sua) è inquinato dall’ignoranza di una fetta ridotta di persone che si crede padrone di tutto e tutti e tratta con noncuranza la città, e non parliamo solo di cartacce a terra o parcheggio in doppia fila, muri imbrattati da frasi scritte in italiano molto stentato o senso civico in generale, ma di saper stare con gli altri ma soprattutto con se stessi, di sentire propria la città e prendersene cura. Per quanto questi personaggi che additano i napoletani come una razza di maleducati spesso non abbia il diritto di indicare Napoli come la panacea di tutti i mali, devono in ogni caso scatenare nel popolo una reazione d’orgoglio, perché ce n’è tanto bisogno.

 

  • Napoli è Gomorra. Uno degli argomenti più dibattuti dalla pubblicazione di Gomorra, il bestseller di Roberto Saviano è se sia stato un bene per la città che tutto il marcio (di cui si è sempre saputo, ma nessuno parlava) sia venuto a galla, dando della città l’immagine di capitale italiana della criminalità organizzata, una sorta di Gomorra, per l’appunto. Ora, la questione non è tanto il mettere in mostra i problemi evidenti della città, ma la voglia di riscatto che un’opera del genere deve trasmettere, e non la carica emulativa trasmessa agli adolescenti che giocano interpretare i ras Genny Savastano, ‘O Trak o Ciro Di Marzio. Napoli NON E’ GOMORRA, o almeno non è solo quello. Nascondere sotto al tappeto una problematica così evidente ed angosciante è impossibile ed è da stupidi, il problema della camorra a Napoli c’è ed è forte, ma non deve essere una scusa per lasciare affondare i napoletani in quella voragine cancerogena di ignoranza e violenza. Napoli non è Gomorra, Napoli è una città in cerca di riscatto e che riesce ad esprimere un grande potenziale in tutti gli ambiti: Artistico, musicale, cinematografico, scientifico e sociale. Non lasciamo che la Napoli per bene sia affossata dalla Napoli violenta.

 

  • Cercate Napoli su Google. Ci avete mai provato? Io ogni tanto lo faccio, e non posso notare che a parte le quotidiane 4 o 5 pagine di cronaca nera (che clichè) escono almeno sei risultati per pagina inerenti il Napoli Calcio, SSC Napoli per gli amici. Quindi come non dedicare una piccola parte del Vademecum degli stereotipi napoletani  al Calcio Napoli? È risaputo che Napoli ha col pallone un legame particolare, basti pensare che alla nascita il medico per accertarsi che il piccolo sia sano non dà il solito “paccaro” per indurlo al pianto, ma gli lancia un Super Santos del Napoli ed in base ai palleggi lo inserisce in una scuola calcio, tant’è che ancora prima che i genitori possano incontrare il nascituro il piccolo ha già ricevuto diverse offerte e già tratta con l’agente per un adeguamento d’ingaggio. Che poi, in un clima calcistico particolare come quello italiano, dove si parla di pallone 24/7, volete che il napoletano sia da meno? Che se la Juve parla di Dybala noi mettiamo acopp’ coi 36 goal del PIPITA, che se i romanisti parlano di Naingollan noi mettiamo acopp’ con la cresta di MARECHIARO, che se i milanisti mettono in mezzo Van Basten noi mettiamo acopp’ con D10S, che se gli interisti parlano di Walter Samuel noi mettiamo acopp’ con SASA’ ARONICA.  A Napoli il calcio non è una passione, è un mestiere, è una religione, è una ragione di vita, è uno state of mind.

 

Piaciuta questa prima edizione del Vademecum degli stereotipi napoletani ? Questa raccolta vuole essere più o meno seria, strappare un sorriso ma anche una riflessione su quella che è la condizione del napoletano nell’immaginario collettivo italiano, per chiarire che magari anche un napoletano può essere timido e bianco come il latte, che può addirittura odorare, che può anche non tifare per il Napoli, che può non ascoltare i cantanti neomelodici (ma anche se lo fa, non c’è niente di cui debba giustificarsi), che può vergognarsi di essere chiamato omertoso o camorrista, perchè sono due mali contro cui combatte quotidianamente ma di cui nessuno si interessa, preferendo fare di tutta la popolazione un branco di pecore in balia del malaffare, che non ha paura di spendere 1€ per pagare i mezzi pubblici o che non ha paura di rovinare la capigliatura per indossare il casco. Ma che soprattutto ha una grande voglia di rivalsa sul mondo e cerca in ogni modo di riuscire ad emergere in un ambiente terribile, ma comunque stupendo, come il nostro.

 

Volete saperne di più degli stereotipi napoletani nella storia? Leggete il nostro approfondimento il napoletano e il suo stereotipo per conoscere alcune chicche su usi e costumi dei napoletani.

Un qualunque napoletano con la passione per i libri, le belle storie e la scrittura.

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