“Senza Carne” è il racconto, scritto da Mauro Basso, giunto al secondo posto nel concorso “Racconti in Maschera” organizzato dalla redazione di Terre di Campania.

Senza carne

La vita di Migliaccio finì all’improvviso, troncata da un piccolo incidente ferroviario, poco più che un sussulto di legno e ferro di cui fu l’unica vittima. Un finale sciocco, degno di uno di quei romanzi tanto insulsi quanto voluminosi che apparivano ogni pochi mesi in libreria e da cui il suo nome sporgeva in caratteri dorati e prepotenti. Io, che pure come si sarà capito non sono mai stato in grado di apprezzarne la produzione se non per vastità, fatta eccezione forse per qualche opera giovanile dotata di un minimo di sagacia, feci la cosa più naturale per un autore poco più che esordiente e mi unii senza remore al vortice di cordoglio che sempre si genera nel momento in cui un nome pesante come il suo viene a trovarsi su una lapide.
Fu sufficiente vocalizzare la mia commozione per ottenere un buon posto al funerale: lì la vedova, una famosa violinista poco più vecchia di me, mi prese da parte e mi invitò a un certo evento privato che si sarebbe tenuto di lì a pochi giorni. Solo appellandosi al talento che a suo dire l’illustre defunto aveva visto in me mi convinse a prestarmi a una vera e propria carnevalata: la sua villa persa tra le campagne del Cilento, una specie di eremo in cui nessuno aveva mai messo piede ma la cui esistenza traspariva spesso nelle istanze più intimiste del suo scrivere e in frequenti post su Twitter, fu eletta a sede di una grande festa.
Come da direttive del morto, a ciascuno degli ospiti fu assegnata una maschera. A me toccarono abiti goffi e voluminosi; e trascinandomi dietro blusa e parrucca, occhialoni e cappello a punta, mi diedi all’esplorazione di quella casa che immaginavo perfusa della tronfia unicità dei ricchi.
Gli invitati erano non più di quaranta, sparsi alla spicciolata tra il giardino e l’ampio salone ove era stato approntato il rinfresco. Sotto trucco e costumi riconobbi scrittori, poeti, editori; e sono certo che alcuni di loro allo stesso modo riconobbero me, ma visto che nessuno diede segno di averlo fatto, mi attenni alle regole e tirai dritto.
Percorsi così l’intero perimetro dell’abitazione più di una volta, senza lasciare nulla di inviolato; nessuno disturbò la mia ronda, ma non trovai neanche niente di interessante. Deluso, decisi di andarmene, ma proprio mentre uscivo dallo studio di Migliaccio mi trovai di fronte la vedova. Invece di criticare la mia invadenza, sorrise e mi augurò buon proseguimento; insospettito, tornai sui miei passi e mi nascosi nello studio fin quando la musica non cessò.
Ormai solo, avanzai nella penombra fino al salone, di cui un esame accurato mi era stato negato dalla presenza degli ospiti. Durante le mie perlustrazioni avevo notato come la casa fosse in realtà più piccola di quanto non sembrasse vista da fuori; e un vano nascosto si offrì come spiegazione. Era grande giusto il necessario per strisciarci dentro; mi condusse in uno stanzone tutto scrivanie e risme di carta, come la redazione di un giornale.
Girava da sempre voce che Migliaccio si avvalesse di un gruppo di ghostwriter, e mi ero tuffato in quell’impresa deciso a dimostrarlo. Mi aspettavo però una manciata di stagisti affamati, rinchiusi contro la loro volontà nella tomba del padrone in uno scenario da antico Egitto; invece erano fantasmi veri. Ombre variopinte, sagome colorate di uomini privi di carne mi si avvicinarono tutte insieme, mosse da un’unica volontà; a ogni gesto proiettavano una confettata di bagliori vivaci. Tra loro riconobbi Migliaccio. Mi strinse la mano, ed è così che entrarono al mio servizio; e anche a me sarà tolta la carne, e tu mi cercherai.

Terre di Campania è un progetto in continua evoluzione che si occupa di promuovere il buono e il bello della regione Campania attraverso la conoscenza e la diffusione di bellezze paesaggistiche e artistiche, di bontà culinarie, della cultura, di news, di eventi e azioni mirate sul territorio.

Commenta