Nella cittadina in provincia di Salerno, a pochi passi dal centro, si estende Villa d’Ayala con il suo sconfinato parco. Circa 18 ettari di terreno vegliati da inusuali busti di pietra nel teatro.

San Bernardo asseriva: “Gli alberi e le pietre insegnano ciò che non si può imparare dai maestri”.
Questa è l’atmosfera che a grandi linee, avvolge i visitatori di Villa d’Ayala (detta il castello), a Valva, in provincia di Salerno. L’intero complesso voluto dai marchesi D’Ayala ai piedi del Monte Marzano è un luogo affascinante e misterioso che si porta dietro tutta la carica e la ricercatezza per il bello, tipico del XIII secolo. Dove la parte più attraente del posto è senz’altro lo sconfinato parco. Circa 18 ettari di terreno delimitato da mura che lo estraneano dall’era moderna. Mentre, all’interno, da più di tre secoli, vivono alberi di leccio, castagni ed aceri, che popolano un bosco, due giardini all’italiana ed un suggestivo “teatro verde”.

La particolarità di questo “teatro di verzura”, è che lì si può sedere affianco a degli spettatori d’eccezione. Diversi busti di statue in pietra ordinate tra una fila di cespugli di bosso ed un’altra, accomodate difronte al palco. Si tratta “dell’anfiteatro con gli spettatori in pietra”. Un’intera platea composta da un silenziosissimo pubblico che da circa tre secoli assiste impertubabile allo scorrere del tempo. In realtà, il “teatro di verzura”(verde) è un elemento tipico dei giardini all’italiana a partire dal XIII secolo. Poiché, nel periodo della moda delle rappresentazioni teatrali quali svago delle corti, s’iniziò a costruire veri e propri teatri all’aperto da usare nel periodo estivo. Questi venivano “edificati” con la vegetazione. Siepi, arbusti, alberelli e di tanto in tanto anche qualche statua o terrazzamento, avevano tutti una funzione “logistica” per così dire.

Ma la peculiarità del teatro di Valva, risiede nel fatto, che sui gradoni di verde che compongono l’anfiteatro, si trovano questi busti in pietra. Delle statue finemente scolpite che rappresentano il popolo, tribuni e altri personaggi che curiosamente non hanno lo sguardo rivolto verso il centro, dove doveva esserci il palchetto, ma sono “distratti”. Sembra quasi che siano più interessati al magico spettacolo che offre loro la natura circostante. In effetti, nel parco, bellezze artistiche e naturalistiche si fondono dando vita ad innumerevoli spunti. Ad esempio, alcuni spettatori in pietra del teatro guardano alla grotta, a cui si arriva proseguendo da essi, custodita da draghi e altre sculture; oppure, qualche spettatore è più interessato all’altare dedicato alla Madonna di Lourdes; o qualcun’altro immagina cosa può succedere nella grotta detta “il covo dei mostri”(con statue terrificanti). Ogni spettatore in pietra del teatro assiste ad uno dei tanti meravigliosi spettacoli che sia il castello che il parco offrono. Così nei secoli, in silenzio ed immersi nel verde. E mentre queste pietre popolano il teatro della villa, ci insegnano la storia. Quella trascorsa dalla fine dell’Ottocento che ha visto i cambiamenti del mondo fuori le mura, quella romantica dei paesaggi della villa e dei tanti amori che lì si sono consumati o nati, quella narrata da uno dei luoghi più suggestivi e misteriosi del Sud Italia, quella a cui gli spettatori in pietra hanno assistito e quella interiore, soggettiva, che ogni busto restituisce guardandolo.

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