Una storia infinita: le secolari acque termali dei Campi Flegrei. I primi impieghi di sorgenti termali flegree e delle stufe di Agnano potrebbero farsi risalire a circa 2700 anni fa.

I primi impieghi di sorgenti termali flegree e delle stufe di Agnano potrebbero farsi risalire a circa 2700 anni fa.

“La storia di Agnano, con le sue sorgenti termali e le sue stufe, ha sempre seguito strade diverse da quella delle altre terme del litorale flegreo. La conca di Agnano è il cratere maggiore dell’antico vulcano flegreo. Migliaia e migliaia di anni fa, conclusa la fase eruttiva che formò anche i nuovi vulcani della Solfatara e degli Astroni, tutto il territorio dei Campi Flegrei fu caratterizzato da fenomeni e dalla formazione di laghi nei crateri. Ciò avvenne per l’accumularsi delle acque di scolo delle colline circostanti e delle acque piovane, nonché grazie alle numerose sorgenti spinte verso l’esterno dalla stessa attività vulcanica sotterranea”. (Filiberto Passananti)

A scoprire e a godere per primi delle qualità curative delle acque minerali dell’area furono i navigatori calcidesi giunti dall’isola di Eubea, gli stessi che nel 776 a. C. fondarono Cuma. Non è da escludere che i coloni greci appresero l’uso delle acque termali della regione flegrea proprio dalle popolazioni pre-elleniche che in precedenza occupavano il sito. Forse furono i Volsci a trasmettere loro le nozioni fondamentali sull’uso delle sorgenti termali. Inoltre da considerare è l’ipotesi che, specie nell’area baiana, l’uso delle flotte termali risalisse ai tempi preistorici, si veda la leggenda dei Cimmeri. È dato ormai certo che la presenza di tanta acqua, dotata di miracolose facoltà terapeutiche, fu la spinta decisiva all’insediamento greco nell’area. Conferma ci è data da Plinio che sostiene, senza mezzi termini, che le acque termali contribuirono alla formazione di Pozzuoli e che in nessun’altra zona baiana viene fuori maggiore quantità di acqua minerale utile a sanare le malattie più svariate. Al favore delle divinità, come manifestazione della loro presenza, viene attribuita l’efficacia curativa di queste acque abbondanti e miracolose.

“Sgorgano copiosamente e senz’ordine in moltissimi luoghi, qua fredde, là calde, là miste… altrove tiepide e fresche. Facendo sperare rimedi contro le infermità e scaturendo soltanto a pro degli uomini fra tutti gli esseri viventi, accrescono il numero delle divinità con varie denominazioni e fanno sorgere delle città come Pozzuoli“. (Plinio, Naturalis Historiae)

“Pensa alla bella Baia, all’ampio abbraccio del mar, che Baia stringe, alle sue fonti che fumano di zolfo”. (Ovidio, Ars amatoria)

La conoscenza e l’uso delle acque termali passò automaticamente dai greci ai romani.

I romani riuscirono a dare all’area flegrea, da Fuorigrotta a Baia, la fama di luogo dove curare tutti i malesseri del corpo e della mente, una nomea che impiegò pochissimo tempo a percorrere tutto il mondo allora conosciuto. È durante il periodo d’oro della Repubblica che i romani si resero artefici di una campagna sistematica di sfruttamento delle fonti termali flegree. Del resto gli antichi romani, specie dell’età imperiale, erano come ossessionati dalla mania del bagno: il numero delle terme pubbliche a Roma crebbe a dismisura, nel periodo imperiale arrivarono a 952, di cui 170 firmate Marco Vispanio Agrippa.
L’abitudine al bagno ebbe origine in Grecia, diffondendosi nella città capitolina solo dopo la conquista della stessa Grecia. I primi romani, va detto, non ebbero un rapporto felice con l’uso dell’acqua: era usuale lavarsi poco. Solo le classi più agiate se lo concessero, ma per un massimo di una volta ogni otto giorni.

Le terme svolsero una funzione sociale: furono punto d’incontro del patriziato, ma anche delle classi minori, luogo ove si conversava, si concludevano affari, si discuteva di politica e si ammiravano cantanti e musici. Un qualsiasi patrizio romano trascorreva lì buona parte della sua giornata. Ecco spiegata la cura con la quale vennero realizzate. Divennero gli edifici più sontuosi e ricchi dell’architettura del tempo.

Caduto l’Impero romano, tutta l’area termale flegrea andò man mano eclissandosi. I centri più rinomati e famosi, vedi Baia e Puteoli, che proprio in quel periodo avevano conosciuto i più grandi splendori, vissero un lungo periodo di declino ed oblio. Ma nonostante tutto, le terme non smisero mai di funzionare. Stando a quanto riportato da Flavio Cassiodoro, il re Atalarico, nipote di Teodorico, cui successe al trono nel 526, recatosi ai bagni di Baia ne stimò le acque termali. L’imperatore Ludovico II, nell’866, una volta occupata la città di Capua, giunse a Pozzuoli per sottoporsi ad una terapia termale. Nei periodi estivi anche i Longobardi erano soliti fare largo utilizzo delle fonti termali per guarire ogni forma di malattia.

Nel 1666 fu don Pedro d’Aragona (1666-71) a decidere un recupero delle sorgenti termali e a riavviare l’antica attività di cura dei malati poveri o comunque appartenenti alle classi meno abbienti della società. Nominata una commissione di esperti medici, vagliata l’utilità sanitaria di un ripristino delle fonti, i dotti medici, conoscitori degli antichi testi di medicina e di balneoterapia, decantarono le miracolose facoltà curative delle acque termali flegree, esortando il viceré di andare avanti sulla strada del recupero.
Nel XVIII secolo Baia divenne di nuovo nota per le rinomate acque termali e per le grandiose vestigia romane che la inserirono nel Gran Tour dei viaggiatori europei.

Napoli riscopre le terme tra la seconda metà del XIX secolo e i primi decenni del XX, quando tra Coroglio e Pozzuoli da un lato si sviluppò un’industria turistico termale e dall’altro una prettamente siderurgica, ad altro impatto ambientale, due attività economiche in netto contrasto tra loro.
Le antiche sorgenti, che furono a una a una rintracciate, e ora adibite a moderni stabilimenti termali, furono favorite dallo sviluppo di una serie di infrastrutture. È in quegli anni che la zona di Fuorigrotta e quella di Bagnoli vengono collegate al centro città con un sistema di trasporti, modernissimo per il tempo, che ne consentì il rapido raggiungimento da parte di un gran numero di cittadini. Prima gli Omnibus (carrozze trainate da cavalli) nel 1883, poi i tram elettrici nel febbraio del 1902 e già la ferrovia Cumana dal 1889: giungere alle terme era davvero semplice per i napoletani. Sempre in questi anni i nascenti stabilimenti termali cominciarono ad allungare propaggini verso il mare, divenendo stabilimenti balneari, i quali, oggi nelle vesti di lidi, sono sopravvissuti alle stesse terme. Agli inizi del XX secolo, però, fu l’industria (Ilva di Genova getta le sue basi a Napoli nel 1910, poi dagli anni ’60 Italsider) a vincere sul turismo, il termalismo cominciò a cedere.

Nel giugno 1928 ecco il XIX Congresso Nazionale d’Idrologia, Climatologia, Terapia Fisica e Dietetica: l’unico effetto positivo di questo convegno, durato cinque giorni proprio nell’area flegrea, fu la realizzazione delle Terme Puteolane, insieme con quelle di Agnano e le Stufe di Nerone.

Quella che segue è storia recente, sconfina nell’attualità.

Oggi, risorte e ristrutturate, le terme, e i centri spa, pullulano nell’area napoletana e flegrea: le Terme di Agnano, completamente ristrutturate nel 2011, sono situate in una zona limitrofa al centro città e rappresentano la stazione termale più famosa ed importante di Napoli; le Stufe di Nerone è un importantissimo impianto termale e centro benessere situato a Baia, la patria delle terme fin dai tempi degli antichi romani che in questo luogo vi costruirono ville per trascorrere periodi di vacanza, realizzata negli anni ‘70 dai fratelli Colutta, la struttura è stata ampliata e migliorata negli anni ospitando oggi piscine termali e saune naturali. Il parco termale, aperto tutto l’anno, è un vasto spazio verde caratterizzato da circa 25 sorgenti di acqua calda e fredda; il territorio di Baia ospita anche un secondo complesso termale, situato sulla collina dello Scalandrone. Baia Terme è caratterizzato da due piscine esterne, una di acqua calda termale con idromassaggio e una d’acqua fredda, due saune di diverse temperature e una zona solarium con bar e servizio ristoro. Queste non sono che alcune delle tante realtà termali sorte nuovamente nella nostra città. Una storia infinita.

Laureato in Storia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, con una tesi in Storia Moderna dal titolo RITRATTO O MODELLO DELLE GRANDEZZE, DELIZIE E MERAVIGLIE DELLA CITTA’ DI NAPOLI del marchese Giovan Battista Del Tufo(1588)’ (Relatrice la prof.ssa Marcella Campanelli). Laureato in Scienze Storiche, curriculum moderno e contemporaneo, con una tesi in storia moderna seguita dal prof. Giovanni Romeo, dal titolo ‘Le denunce di adescamento in confessione a Napoli tra Sei e Settecento’. Amante della musica, suono la chitarra, scrivo e musico canzoni. Con le mie parole e la mia cultura spero di dare voce all’anima candida di questa terra.

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