Situata nei pressi dei Monti Lattari, con lo sguardo rivolto alla costa, Agerola è la patria del fiordilatte, città del pane, e centro storico di rara bellezza.

Situato a metà strada tra mare e montagna, Agerola, tesoro della costiera amalfitana, attrae per il suo paesaggio particolare, tanto da essere spesso paragonato a quello alpino, ricco di boschi di castagni, prati e frutteti.
Il dolce clima, mitigato dalla vicinanza della costa, rende piacevole la permanenza, facendo del turismo una delle risorse economiche del paese.
L’abitato si estende a ferro di cavallo sul declivio dei monti Lattari, da cui si gode di una vista meravigliosa su tutta la costiera amalfitana.
Nel comune vi sono ben due belvedere di una bellezza mozzafiato.
Il primo in località San Lazzaro, si affaccia a strapiombo sul mare e sovrasta in linea retta la città di Amalfi. L’altro a Punta San Lazzaro, abbraccia un’ampia porzione della costa fino ad avvistare l’isola di Capri. Nelle varie frazioni del paese, la presenza di antichi edifici religiosi, invita il turista a conoscere la storia passata e a collegarla con il presente.

L’origine dell’area è senza dubbio preromana. Molto probabilmente la città fu fondata nel III secolo a.C. da profughi picentini, poi sottomessi dai Romani, come testimoniano i reperti trovati in località Radiosa, tra cui monete del periodo dei Cesari. L’area continuò a essere abitata in epoca romana come evidenziano le tracce dell’eruzione del 79 d.C., che tuttavia non arrestò lo sviluppo del territorio e delle sue ricchezze, tra cui la produzione di latte locale, già decantata da Galeno nel II sec. d. C., assieme alla mitezza del clima e all’aria salubre, che favorivano il “riposo rinfrancante”. Agerola divenne in questo periodo un grosso centro di produzione di laterizi e di ceramica per stoviglie. Gli agerolesi infatti furono i primi ceramisti della costiera. Prima del Mille, la città divenne ricca e famosa per l’allevamento del baco da seta, tecnica appresa dagli amalfitani in Oriente. Una colonia di ebrei promosse anche la lavorazione della seta, continuata fino all’Unità d’Italia, quando questa produzione si concluse definitivamente. Durante lo splendore della Repubblica Amalfitana molti alberi secolari vennero abbattuti per costruire grandi e piccole imbarcazioni. Nel Medioevo si coltivava anche una rosa bianca, la “rosaria” per ricavarne essenze ricercate, un’industria fiorente fino al Seicento. Contemporaneamente fu dato avvio alla lavorazione del cotone e della lana, e ben presto Agerola divenne un importante centro tessile. Tipici del territorio erano anche i mulini ad acqua, che permisero la creazione di cartiere, come quella di Ponte del 1700 e di Amalfi. La città di Agerola è citata per la prima volta in un documento del XII secolo, quando Federico II, re di Sicilia, decretò il passaggio di Agerola e Tramonti dal ducato amalfitano al Demanio Regio. Il re Roberto d’Angiò donò in seguito il territorio al napoletano Filippo Falconiero, escludendolo dall’obbligo di vassallaggio. La sua famiglia dominò sull’area fino al 1343, quando Agerola fu inglobata nel demanio di Amalfi. Intorno al Seicento, la posizione impervia e difficilmente raggiungibile del paese favorì il fenomeno del brigantaggio, che venne poi arginato grazie alle riforme borboniche. Queste assicurarono ad Agerola anche un periodo di prosperità economica, dovuto soprattutto all’abbassamento delle tasse. Gli intellettuali agerolesi, animati dagli ideali della Rivoluzione Francese, favorirono l’adesione di Agerola alla Costituzione democratica della Repubblica Partenopea. Successivamente, dopo il 1815, si diffusero le società segrete, fra cui vi era quella capeggiata da Flavio Gioia e Salvatore Avitabile. Nel 1844, grazie all’opera del generale Avitabile, si decretò il passaggio di Agerola dalla provincia di Salerno a quella di Napoli. L’illustre cittadino di Agerola è soprattutto noto per aver realizzato la selezione della razza bovina locale, detta “mucca agerolese”, che ha favorito la produzione di latte, divenuto simbolo per un intero territorio. Dopo l’Unità d’Italia, e soprattutto con l’abolizione delle barriere doganali, iniziò il declino economico del settore manifatturiero. L’impoverimento della popolazione e il malcontento generale provocarono la ripresa del brigantaggio che creò proprio qui il suo quartier generale. Fra i briganti che imperversarono a quel tempo è da ricordare la figura leggendaria di Melchiorre Vespoli.

La più caratteristica attrattiva paesaggistica di Agerola è costituita dalla posizione delle sue frazione, disposte, a ferro di cavallo.
Di particolare interesse, in località San Lazzaro, è il rudere del Castello Lauritano, una delle più antiche costruzioni, voluta nell’XI secolo dalla Repubblica d’amalfi per un migliore avvistamento dei Saraceni provenienti dal mare. La costruzione è su tre livelli, a pianta rettangolare, ma ne è rimasto ben poco. Il fronte si apre con tre archi mentre ai piani superiori si hanno tracce di volte preesistenti. Il castello che si affaccia a strapiombo sul mare, sovrasta in linea retta la sottostante Amalfi.
Fra gli edifici religiosi è da ricordare la Parrocchiale dell’Annunziata, a San Lazzaro, in stile barocco. L’interno è suddiviso in tre navate di cui quella centrale è a botte ribassata. All’esterno, invece, il campanile, squadrato in muratura, è su quattro livelli di cui l’ultimo, poligonale è coperto da una cupola con lanternino. La Cappella della’Arciconfraternita del Santissimo Sacramento, che risale al XVIII secolo, presenta un’unica navata e un’ abside semicircolare. Essa è situata nella stessa piazza in cui si trovano i resti, in stile neoclassico, del Castello Avitabile, fatto costruire a metà Ottocento dal generale Paolo, vicerè delle Indie. Allo stesso periodo risale l’albergo Risorgimento, in via Antonio Coppola. In località Campora, su un largo piazzale, si affaccia la chiesa seicentesca di Maria Santissima delle Grazie rinominata dal 1942 Parrocchiale di San Martino. L’altare custodisce le reliquie dell’Apostolo Andrea e dei Santi Cosma e Damiano. La costruzione all’interno è a navata unica, ripartita da pilastri e archi a tutto sesto. Il transetto, diviso in tre navate, presenta in quella centrale una cupola di copertura. All’esterno, il campanile è squadrato, terminante a cuspide.

A Bomerano si trova la piccola Chiesa di San Lorenzo, che risale al XVI secolo. L’interno è a unica navata con volta a botte, mentre l’abside è a pianta rettangolare. Altro importante edificio sacro, sempre a Bomerano, è la Parrocchiale di San Matteo Apostolo che risale al 1580 come risulta anche dal fonte battesimale, ed è stata ricostruita su una chiesa preesistente. Dopo vari rifacimenti la facciata attuale del 1930 è in stile neoromanico. L’interno è a tre navate con absidi alle estremità. Il soffitto della chiesa, risale al 1717 e ricorda sia nell’impianto che nella decorazione, quello della Cattedrale di Amalfi. Di Paolo de Majo di Marcianise, seguace di Francesco Solimena, è la tela al centro con il Martirio di San Matteo. La tavola con la Madonna del Rosario del 1682 è opera di Michele Regalia.
A Pianillo, si trova la Parrocchiale di San Pietro. La facciata è in stile barocco, con un grosso timpano triangolare sopra il portale. Il campanile è a cinque ordini e termine con una cupola di maioliche. L’interno è a tre navate, con volta a crociera nelle navatelle. In località Santa Maria, si trova il campanile della Parrocchiale di Santa Maria La Mana, edificio risalente al XV secolo. Al suo intenro è custodita una statutta che la leggenda vuole sia stata trasportata dal Levante.

Il latte prodotto dalla “mucca agerolese”, pregiata razza bovina, favorisce un’industria casearia fiorente e rinomata in tutta la penisola. Molto apprezzato è il “Fiordilatte Agerolese” e il “Provolone del Monaco D.O.P.”, vere leccornie per palati raffinati con cui vengono preparati numerosi manicaretti, vere tipicità del luogo.

I salumi agerolesi si distinguono dalle produzioni affini per il particolarissimo sapore, profumo e colore, frutto di tecniche di lavorazione di pregiate carni suine di cui gli agerolesi detengono il segreto.
Lavorati secondo le regole di un’antica tradizione norcinaria, i Salami di Agerola, di varia forma e pezzatura, sono prodotti ottenuti selezionando le migliori carni, con aggiunta di lardello tagliato a punta di coltello, sale, pepe nero e vino bianco, insaccato in budello naturale di maiale, forato per favorire la stagionatura.
Ottima anche la produzione di capicolli, pancette, salsiccia fresca e stagionata.
Bisogna ricordare, inoltre, che Agerola è una delle 42 Città del Pane in Italia, e il pane di Agerola è veramente particolare e degno di essere assaggiato! Scuro e saporito, grazie alla presenza di farina di segale, prezioso cereale dall’ingannevole apparenza povera, in realtà ricco di sostanze e fibre benefiche; fresco, in filoni schiacciati che possono essere spezzati con le mani, seguendo i segni già tracciati dal fornaio.

Maddalena Venuso, nasce a Napoli e, sebbene viva a Marigliano, l’impronta della città natale le resta appiccicata come un francobollo. Poliedrica, fantasiosa, ricca di sfumature. Liceo Classico, Lettere Antiche, esperienza come Archeologa a Napoli e Pompei fino al 1994. Docente presso il MIUR dal 1994, insegna Italiano e Latino al Liceo Scientifico. Traduce la passione per l’archeologia in passione per il territorio, raccontando il gusto e le bellezze delle Terre di Campania e d’Italia. Giornalista indipendente, ha collaborato, fra gli altri, con ItaliaPiù, Italia a Tavola, l’Espresso Napoletano, Oliovinopeperoncino. Mantiene sempre viva la curiosità per il nuovo, accogliendo con piacere ogni opportunità che ritenga valga la pena sperimentare.

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