Dall’antico passato e dai fasti dell’Acropolis Greca, sorge Agropoli, un comune fiore all’occhiello del turismo del Cilento.

Centro marino, turistico e commerciale, il comune di Agropoli si distende su un promontorio, posto quasi a ridosso delle colline del Cilento, fino al mare. Al promontorio su cui sorge deve anche il suo nome, derivante, da Acropolis, che significa, appunto, “città alta”.

Il successivo passaggio del toponimo da Acropoli ad Agropoli viene spiegato dagli studiosi come una contaminazione con il termine latino ager, campo. In questo luogo case e strade seguono ‘andamento sinuoso della costa chiudendosi nella parte più antica nel suggestivo borgo medioevale, su cui domina il Castello di san Felice.

Rilievi archeologici segnalano la presenza di insediamenti neolitici, che si intensificano nell’Età del Bronzo e del Ferro. Nel periodo compreso tra il I secolo a.C. e il V d.C., a causa del progressivo abbandono del porto di Poseidonia, la zona costiera est del promontorio offrì ai greci un approdo sicuro per il commercio. Numerose sono le testimonianze archeologici di insediamenti greco-romani rinvenute in diverse località, tra cui ricordiamo quella del Sauco. La tradizione fa però risalire la fondazione di Agropoli al V-Vi secolo d.C., al tempo in cui i bizantini, alla ricerca di una roccaforte a sud di Salerno, fortificarono le abitazioni del promontorio. Grazie alla posizione strategica della roccaforte, Agropoli divenne ben presto appetita da naviganti e conquistatori, pirati e re: nell’882 fu occupata dai Saraceni, poi dai Longobardi, dai Normanni e, dopo una parentesi sveva, dagli angioini. Questi ultimi favorirono il consolidamento della grande baronia del Cilento, appannaggio dei principi sanseverino di Salerno, nei cui possedimenti feudali venne inglobata anche Agropoli. Nel corso dei secoli il paese fu più volte teatro di invasioni e saccheggi, come quello del 1629 ad opera dei turchi e dei bisertini, ricordato ancora oggi con la rappresentazione storica dell’ “Assalto dei Turchi”. Nel 1552, quando gli ultimi esponenti della casta furono accusati di fellonia ed espatriarono dal regno, i feudi dei principi di Salerno furono divisi tra i vari baroni. In questo modo Agropoli passò a diverse famiglie di mercanti genovesi, come i Grimaldi i Pinto e gli Zattara. Nel settecento il feudo ricadde sotto la giurisdizione della famiglia Sanfelice che, tranne per una breve parentesi, rimase ininterrottamente proprietaria del feudo. L’ultima baronessa Sanfelice di Agropoli fu coinvolta nelle vicende della congiura giacobina del 1799 e venne giustiziata dai borbonici insieme gali altri patrioti napoletani.

Il Castello dei Sanfelice, dal nome dell’ultima casata che ne fu proprietaria, occupa un’ampia porzione di Agropoli vecchia e dai suoi muraglioni affacciati sul mare è possibile ammirare l’intero golfo di Salerno. La struttura esterna del forte è stata realizzata nel periodo angioino-aragonese, è a pianta triangolare ed è rinforzata ai vertici da tre torri cilindriche. L’impalcatura interna, deteriorata già nel corso del Settecento, fu distrutta completamente nel decennio della dominazione francese. Il borgo ha mantenuto quasi inalterate le sue caratteristiche medioevale e sono ancora visibili in qualche punto tratti di mura che in passato cingevano l’intero abitato. La porta di accesso al borgo, preceduta da una lunga scalinata, risale al XVI secolo: sormontata da uno stemma è decorata da cinque merli. Nelle immediate vicinanze della porta si innalza la Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli. Di origine settecentesca, ristrutturata più volte, è il luogo di culto frequentato dai pescatori, che proprio alla madonna di Costantinopoli dedicano il 24 luglio una processione sul mare. Sempre al XVII secolo risale la costruzione della Chiesa di santa Maria delle Grazie, mentre la Chiesa dei Santi Pietro e Paolo è interessante per la decorazione barocca dell’altare maggiore. L’edificio religioso più antico è il Convento di San Francesco, risalente forse al 1230, che sorge su un promontorio a ovest dell’abitato. Una leggenda narra che da quello stesso promontorio San Francesco abbia parlato ai pesci.

Tipico piatto di Agropoli sono le alici che vengono preparate secondo molte ricette tradizionali: “mbuttunate”, “arreganate”, “marinate” o “salate”. Tra i salumi meritano menzione la pancetta o “Longarella” e la “soppressata”, tra le specie ittiche le alici di “menaica”. Degni di nota sono anche i numerosi formaggi e latticini che vengono prodotti in questa zona. Oltre alla classica mozzarella di bufala meritevoli sono anche il cacio ricotta di capra cilentana e il caciocavallo. Inoltre la zona è rinomata per il suo vino fresco, prodotto in maniera artigianale e per il suo salutare olio extravergine d’oliva.

Sergio Mario Ottaiano, classe ’93, Dottore in Lettere Moderne alla Facoltà di Lettere e Filosofia Federico II di Napoli. Musicista, giornalista, scrittore, Social Media Manager, Digital PR e Copywriter. Presidente del giornale Terre di Campania. Collabora per Music Coast To Coast, Fumettologica, BeQuietNight e MusicRaiser. Ha pubblicato svariati racconti e poesie in diverse antologie; pubblica con Genesi Editrice il romanzo dal titolo “Un’Ucronìa” Il 1/4/2014; pubblica con Rudis Edizione il saggio dal titolo “Che lingua parla il comics?” il 23/1/17.

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