Amalfi, la più antica repubblica marinara, gloriosa emula di Genova e Pisa,  un ponte di passaggio tra l’Occidente latino-germanico e l’Oriente bizantino, da sempre dedita con i suoi abitanti alla vita di mare e al commercio marittimo

Stando alla tradizione Amalfi fu fondata nel IV secolo d. C. da alcuni Romani in viaggio verso Costantinopoli. Naufragati a Ragusa, procedettero e sostarono presso Palinuro, dove eressero Melphe e perciò furono poi detti Melphitani; successivamente si diressero su Eboli, quindi nel luogo più sicuro e riparato della costa salernitana, ove diedero i natali ad Amalfi. Certo è che il rinvenimento di frammenti marmorei e fittili romani nei dintorni fa supporre che il sito fosse abitato sin dai tempi imperiali.

Il mare è da sempre elemento essenziale nella realizzazione di reti ed universi relazionali di varia natura tra le città italiane, europee, mondiali. Le rotte marittime dei secoli centrali del Medioevo avvolgevano l’Europa rappresentando una valida alternativa alle vie di terra, spesso ricche d’insidie e complicate da percorrere. Una consistente espansione economica e commerciale in questi secoli, ben prima che questa facesse la sua ‘comparsa’ nei centri urbani dell’entroterra, fu fatta proprio registrare dalle città costiere italiane:

È il caso di Amalfi che già nel X secolo aveva raggiunto autonomia politica e grande sviluppo economico, dotandosi anche del più antico codice marittimo italiano (Tavole Amalfitane); di Venezia, che fin dal X secolo conquistò la sua autonomia politica, liberandosi dal controllo bizantino e diventando la dominatrice dell’Adriatico e del Mediterraneo orientale; di Pisa, anch’essa retta da un governo autonomo a partire dal IX secolo e in grado di penetrare nei mercati dell’Africa settentrionale e del Vicino Oriente; di Genova, grande potenza marittima e commerciale capace di spingersi nei mercati dell’Europa orientale e di intercettare le grandi vie di commercio dell’Asia centrale e dell’India. (Canonici, Cattaneo, Vittoria)

Maiolica di piazza Flavio Gioia

Amalfi, grazie alla sua posizione centrale nel Mediterraneo, diviene, unitamente a Napoli, Gaeta e Bari, un ponte di passaggio tra l’Occidente latino-germanico e l’Oriente bizantino. L’XI secolo è quello dell’apogeo della potenza amalfitana, dei suoi mercanti e navigatori, che connettono le coste del Mar Nero alle corti di Roma e dell’Italia meridionali. Notizie scientificamente non provate attribuiscono agli Amalfitani e a Flavio Gioia il perfezionamento della bussola. La loro fama è legata alle Tavole Amalfitane, celebre codice di diritto marittimo. La decadenza della città coincide con la spedizione normanna. Soggiogata dai conquistatori, la città, priva di difese, viene distrutta da Pisa nel 1135.

La povertà del suolo aveva da sempre costretto i suoi abitanti alla vita di mare e al commercio marittimo. Alla vittoria di Narsete sui Goti (573), seguì il dominio bizantino. Nel 786 fu assediata senza successo dal duca longobardo Arechi, principe di Benevento; causa la distanza da Costantinopoli cominciò a beneficiare di una semidipendenza e a progredire divenendo ben presto floridissima. Dopo il successo sui Saraceni nel 812, il 1° marzo dell’838 Sicardo, duca di Benevento, favorito dalle discordie tra il popolo e i nobili, assalì, saccheggiò la città, conducendo gran parte della popolazione a Salerno. Morto il duca, in una congiura gli Amalfitani si ribellarono ai Longobardi, rientrarono in patria, ed elessero Pietro come capo col titolo di Comes. Ebbe così inizio la grande stagione di Amalfi, che si costituì come repubblica libera, la quale ebbe vita fino al 1137. Retta da un dominio puramente nominale prima di due Prefetti annuali, poi di Giudici, infine di un Doge (sulla cui elezione aveva un diritto formale di conferma l’imperatore d’Oriente), godeva di proprie leggi, magistrati e moneta. Il ducato abbracciava quasi tutta la costiera settentrionale del golfo di Salerno, fra il territorio di Sorrento ad ovest e il Principato di Salerno ad est, dal mare alla catena dei Lattari; oltre i monti confinava con il ducato di Napoli spingendosi fino a Léttere e a Gragnano e in parte del territorio stabiano fino a Sarno. Da allora la potenziata marina amalfitana ebbe per diverso tempo un ruolo principale nelle lotte svoltesi lungo le coste meridionali. Ricca e popolata, intrattenne traffici intensi e attivi con l’Oriente dal quale importava spezie, profumi, tele, stoffe preziose, tappeti. Aveva fondachi a Costantinopoli, Laodicea, Beirut, Giaffa, Tripoli di Siria, Cipro, Alessandria, Tolemaide. Una penetrazione estesa anche nel sud Italia, Salerno, Napoli, Benevento, Capua, Barletta, Taranto, Francavilla, Catania, Mazara, Siracusa.
Dopo l’XI secolo, lotte intestine segnarono la decadenza della repubblica. Amalfi venne così conquistata da Roberto il Guiscardo, duca di Puglia nel 1073 e in breve tempo suo figlio terzogenito, Guido venne nominato duca. Ma i Normanni, almeno inizialmente, le lasciarono ancora una certa autonomia amministrativa. Ma Amalfi ebbe la forza di ribellarsi per ben due volte, la prima elesse il precedente principe di Salerno, Gisulfo, la seconda volta un membro della famiglia dei duchi di Napoli. Il 7 febbraio 1131, dopo un duro assedio, Ruggero II di Sicilia sottomise definitivamente la città. Una guerra che si concluse in favore di Ruggero II, il quale ottenne il riconoscimento dei propri diritti sui territori dell’Italia meridionale. Amalfi perse anche la sua autonomia politica. Poco dopo, i Pisani, antichi emuli sulle vie del mare, approfittando dello stato di cose, la saccheggiarono nel 1135 e nel 1137, insieme ad Atrani, Ravello, Scala, Minori e Maiori. Ebbe così fine la storia della repubblica, che però non perdette nell’immediato la floridezza commerciale. Fu feudo di Venceslao Sanseverino dal 1398, passò successivamente a Giordano Colonna (1405) e a Raimondo del Balzo Orsini (1438). La città poi rimase sotto i Piccolomini sino al 1582. Dal 1811 al 1860 fu stato capoluogo dell’omonimo circondario facente parte del Distretto di Salerno del Regno delle Due Sicilie. Dall’avvento del Regno d’Italia fino al 1927 fu capoluogo dell’omonimo mandamento parte del Circondario di Salerno.

Le Repubbliche Marinare

Amalfi è notoriamente e storicamente riconosciuta come una delle quattro repubbliche marinare, che vanta tradizioni legate ad un passato di città marittima capace di competere economicamente, con i suoi traffici commerciali, e militarmente, con la sua flotta, con le potenti Pisa, Genova e Venezia. Non a caso, furono proprio gli amalfitani i primi in tutt’Europa ad avvalersi della qualità direttiva del magnete (tra la fine del XII e il principio del XIII secolo). Ma stando alle ricerche di eminenti studiosi come M. Del Treppo e A. Leone, possiamo concludere che, gli strumenti e le tecniche di cui l’armamento navale e il commercio con l’estero di Amalfi si servirono nel corso della loro storia, furono mezzi piuttosto poveri di consistenza, tecniche assai meno sviluppate di quanto si potesse comunemente credere. Il celebre arsenale, già prima del terrificante maremoto del 1343, ebbe una ricettività modesta, le sue dimensioni e le attrezzature non consentirono il costante incremento delle costruzioni, ovvero quanto richiedesse, almeno a partire dal XII secolo, l’evoluzione dei tempi. A non migliorare il quadro complessivo vi era lo sconsiderato crescere intorno e a ridosso di esso di case e laboratori di ogni genere, ogni possibilità di crescita era compromessa.

D’altra parte l’esistenza a poca distanza da Amalfi, di un altro arsenale, quello di Atrani, di dimensioni anche minori, sta ad indicare il carattere, direi, spontaneo con cui erano venute sorgendo queste costruzioni, in conformità ad esigenze proprie di nuclei di popolazione costituiti da marinai e pescatori e in un momento di favorevole ed eccezionale congiuntura, quando appunto per la prima volta esse si protesero verso il mare con intenti di speculazione commerciale. (M. Del Treppo)

È molto verosimile che le navi della flotta mercantile di Amalfi non superarono mai eccessivamente il modesto tonnellaggio e le dimensioni per le quali si fanno riconoscere tra XIV e XV secolo, epoca di decadenza rispetto alla precedente. Una stima che ci è suggerita dai termini relativi alle costruzioni navali adoperati nelle fonti. A ricorrere maggiormente, specie nel codice marittimo italiano più antico, le già citate Tavole Amalfitane, sono i vocaboli navis, navigum, navilio, lemmi però troppo vaghi e comprensivi di ogni sorta di imbarcazione per poterci dire di più. Il termine barca è invece più specifico che stava ad indicare, nell’intera area mediterranea, una imbarcazione fornita di vela e di remi, ma di dimensioni assai ridotte. Le affermazioni fanno proprio riferimento a quel periodo dell’espansione marinara di Amalfi chela storiografia ha tanto declamato. Il codice amalfitano riferisce anche di naviglio coperto e discoperto, fornito o meno di coperta, ma in modo alquanto generico, senza precisarci, come facevano altri testi legislativi, il numero delle coperte che era sicuro indice per valutare la grandezza delle imbarcazioni.
Nella flotta amalfitana, è quindi ipotizzabile, prevalsero le navi di caratteristiche limitate. Quanto al porto, ancor prima del maremoto, esso era insufficiente nelle sue strutture, oltremodo esposto alle avversità atmosferiche, non all’altezza delle esigenze della navigazione e del commercio, sebbene gli sforzi economici di Pietro Capuano, cardinale degli inizi del XIII secolo, appartenente ad una delle più importanti famiglie del patriziato cittadino.

Le cosiddette quattro repubbliche marinare svolsero una funzione economica fondamentale perché misero a disposizione del commercio globale europeo le ricche e preziose merci presenti nei porti del Mediterraneo orientale. In particolare Genova e Venezia, che ebbero rapidamente ragione delle altre due rivali e continuarono per secoli a rivaleggiare tra loro, furono le uniche città del Medioevo a esercitare direttamente il traffico fra l’Europa centrale e settentrionale, distribuendo le merci provenienti dalle varie aree e accumulando enormi ricchezze. (Canonici, Cattaneo, Vittoria)

Laureato in Storia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, con una tesi in Storia Moderna dal titolo RITRATTO O MODELLO DELLE GRANDEZZE, DELIZIE E MERAVIGLIE DELLA CITTA’ DI NAPOLI del marchese Giovan Battista Del Tufo(1588)’ (Relatrice la prof.ssa Marcella Campanelli). Laureato in Scienze Storiche, curriculum moderno e contemporaneo, con una tesi in storia moderna seguita dal prof. Giovanni Romeo, dal titolo ‘Le denunce di adescamento in confessione a Napoli tra Sei e Settecento’. Amante della musica, suono la chitarra, scrivo e musico canzoni. Con le mie parole e la mia cultura spero di dare voce all’anima candida di questa terra.

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