Le Battaglie di Terre di Campania: Antichità

Se è pur vero che i campani, specie i napoletani, non sono stati mai considerati eccezionali guerrieri, ed effettivamente così fu, con l’eccezione dei valorosi Sanniti, la Campania fin dall’antichità è stata campo di battaglia per numerosi eserciti. Guerre Pirriche, Guerre Sannitiche, Guerre Puniche: le battaglie dell’antichità campana sono ricche di fascino, di storia, fermo restando che sempre di guerra, di violenza e di morte si parla e che quindi, personalmente, non avrei mai voluto scrivere i prossimi articoli … ma anche questa è storia, la storia di cui siamo figli, non ci resta che narrarla e provare a darle un interpretazione.

IV secolo a. c. Primi contatti non pacifici fra i coloni greci (eubei che avevano fondato Neapolis) e le popolazioni autoctone dell’interno: i sanniti, gli osci, gli etruschi. (Teano 343 a. c. I Sanniti travolgono le tribù rivali dei Sidicini)

Le due guerre di Cuma, l’ascesa dei Sanniti


525 a. c.
Conflitto tra i Cumani di Aristodemo, detto l’Effeminato, e gli Etruschi, nella palude a nord della città, per l’egemonia nel medio Tirreno. Le colonie greche e la dodecapoli etrusca in Campania convivevano commerciando da tempo, ma già nel 525 a. C. si era giunti ad uno scontro tra la greca Cuma e l’etrusca Capua. I rapporti divennero ancora più conflittuali quando il commercio via terra tra l’Etruria e la Campania attraverso il Lazio fu interrotto dai Latini dopo la caduta della monarchia e della dinastia etrusca a Roma; per questo motivo la via marittima diventava sempre più strategica per gli Etruschi che vedevano proprio nella città di Cuma, con il suo porto ben organizzato, una seria minaccia per la loro navigazione.


474 a. c.
Teatro della battaglia navale vinta da Gerone di Siracusa sugli Etruschi. La flotta riunita delle città-stato costiere dell’Etruria meridionale, Cere e Tarquinia, naviga verso sud-est lungo la costa laziale con l’obiettivo di attaccare e conquistare la colonia greca di Cuma. L’attacco etrusco alla città greca prevedeva un assalto combinato da terra e dal mare. Ma i Cumani vennero a conoscenza in anticipo della strategia etrusca e chiesero aiuto a Ierone I (o Gerone), tiranno di Siracusa, che non esitò a inviare in soccorso la sua intera flotta. Proprio quando gli Etruschi stavano iniziando l’operazione di accerchiamento da terra e dal mare spuntò, inattesa, la flotta da guerra di Siracusa, composta da moderne triere, che gettò nello scompiglio le navi etrusche12 che furono costrette a invertire la rotta e a dirigersi contro il nemico. Lo scontro probabilmente avvenne in mare aperto presso il vicino capo Miseno dove, ai piedi della scogliera alta 160 metri a picco sul mare, si accese una sanguinosa battaglia con un corpo a corpo tra navi che penalizzava fortemente i legni etruschi, più agili ma meno potenti e veloci delle triere greche. I Siracusani affondarono13 e catturarono numerose navi, costringendo alla fuga le poche superstiti. L’esercito di terra, intimorito e scoraggiato, tolse l’assedio a Cuma e tornò in patria. Ierone lasciò un presidio sull’isola di Pitecusa (Ischia).
Fu sferrato un duro colpo all’influenza politica esercitata sull’Italia continentale dagli Etruschi, situazione che favorì senza dubbio i Romani, i Sanniti e i Galli.
423 a. c. Sulla scena campana fanno la loro comparsa i Sanniti, popoli di lingua osca, provenienti dalle montagne del Sannio attraverso le valli del Volturno e del Calore, costituitisi come entità politica nel 438-437 a. c.. La presa di Capua, sottratta alla signoria etrusca, sancisce l’inizio di un’ondata che nel giro di pochi anni portò l’intera Campania nelle loro mani. Nello stesso tempo i loro cugini Lucani occupavano le città greche ed etrusche della costiera salernitana e cilentana.

Napoli ai Romani


327/326 a. c.
I Romani estendono i loro territori in Campania: l’occasione, ma soprattutto il pretesto, è quello di dover punire i greci paleopolitani, rei d’aver devastato, su istigazione dei sanniti, l’agro campano e Falerno. Il campo di battaglia è posto tra Neapolis e Paleopoli, da un lato le truppe del console Quinto Pubilio Filone, intente a bloccare questi moti di ribellione, dall’altro paleopolitani affiancati da 2.000 nolani e 4.000 sanniti, pronti a difendere la componente osca della città e a frenare l’espansionismo romano. Nemmeno l’alleanza tra Cuma e Nola valse a fermare l’esercito del console: la Repubblica mise le sue mani sulla Campania. In seguito a un lungo assedio, i due «principes civitatis» Carilao e Ninifio, al fine di porre termine alle ostilità e con uno stile davvero tutto partenopeo, allontanarono con uno stratagemma gli alleati, e consegnarono la città ai romani. Le conseguenze? Napoli fu unificata, si avvalse di istituzioni greche, battendo moneta propria, ma dovendo sovvenzionare i Romani con navi da guerra. Sottomessa Napoli, fu tempo per i Romani di risolvere la questione sannitica.

La Campania in subbuglio: le Guerre Sannitiche (343-290 a. c.)

Capua
343-341 a. c.

La guerra era cominciata prima dell’episodio di Napoli, la scintilla proveniva da Capua: Roma intervenne in favore della città greca insediata dalle frequenti incursioni di Volsci, Sanniti, Lucani e Bruzi. Il problema era un precedente patto di non belligeranza concordato con i Sanniti: grazie ad un espediente diplomatico, Capua si arrese ai Romani in modo tale da poter entrare nello stato romano, lo scontro diveniva legittimo. Nel 341 a. c. Capua fu liberata.


Forche Caudine (località campana nei pressi di Arpaia e Forchia)
321 a. c.

Noto episodio della guerra tra i Sanniti e i Romani, che segue la vittoria romana a Napoli: nell’intento di eliminare del tutto le sedi montane dei loro nemici, le legioni romane dei consoli Veturio e Postumio vengono intrappolate dai Sanniti nelle strette di Caudio. Da lì tentare una manovra è improbabile, i romani sono costretti ad arrendersi. Ma come se non bastasse i Sanniti impongono agli sconfitti l’umiliazione del giogo, obbligando cioè i Romani a passare, inginocchiati, sotto il giogo formato da due lance infisse nel terreno sulle quali sta in bilico, orizzontalmente, una terza lancia. Una pesante mortificazione che però non condizionerà l’esito della guerra che vedrà, dopo le battaglie di Trembula e Bojano, i sanniti isolati e costretti alla resa dai vittoriosi romani.
Il conflitto si riaccese dopo pochi anni poiché la spinta espansionistica romana non tendeva a diminuire: i popoli italici, allora, avvertita la minaccia si unirono in una coalizione, la quale comprendeva Sanniti, Galli, Sènoni, Umbri ed Etruschi. Ma vincere furono ancora una volta i Romani, i Sanniti mantennero, dopo numerosi rastrellamenti nelle valli appenniniche, la loro integrità territoriale cedendo però a Roma il dominio italico.
Campo Stellato (l’antica Cales in Terra di Lavoro)
295 a. c.

Uno dei tanti episodi della terza guerra sannitica. A vincere questo round sono i romani del proconsole L. Volunnio e del pretore Appio Claudio.
Aquilonia (oggi Lacedonia in Irpinia)
293 a. c.

La battaglia terrestre è vinta dai romani di L. Papirio Cursore.

Sepino
293 a. c.

Le legioni di L. Papirio Cursore prendono e distruggono la città. I difensori della città sono in parte uccisi e in parte fatti prigionieri.
Dopo il successo nelle Guerre Sannitiche, la politica espansionistica romana fu orientata sulle città della Magna Grecia, specie su Taranto. I Tarentini, insieme e a nome delle altre colonie greche, invocarono l’aiuto di Pirro, re dell’Epiro, il quale non si tirò indietro, la prospettiva di espandere il suo regno fece la sua parte: l’Italia, poi la Sicilia e, infine, l’Africa. Pirro, presentatosi in Italia con i suoi elefanti da guerra indiani, riuscì a sbaragliare inizialmente i romani nella Battaglia di Heraclea (280 a. c.).

Benevento: la sconfitta di Pirro


275 a. c
Episodio conclusivo delle Guerre Pirriche (280-275 a. c.) combattute da Pirro, re dell’Epiro, contro i Romani: i romani di M. Curio Dentato sconfiggono gli Epiroti e i Tarentini di Pirro in una battaglia terrestre che vede la resa definitiva del re dell’Epiro. Alla fine della guerra Tarentina, Pirro lascia un presidio a Taranto e torna in patria. Fu così che Malavento (è così che la città si chiamava prima della battaglia) divenne Benevento, un nome decisamente più appropriato dopo la vittoria romana.

Capua e Benevento: le Guerre Puniche


In seguito alla vittoria su Pirro, Roma divenne la più grande potenza dell’allora mondo conosciuto. L’ambizione ora era quella di espandersi nel Mar Mediterraneo, l’inevitabile conseguenza era quella di scontrarsi con Cartagine, allora regina di quel Mare e padrona assoluta dei commerci marittimi. Ebbero così inizio le Guerre Puniche (264-241, 218-202, 149-146 a. c.) che videro, dopo sanguinose e storiche battaglie, i Romani prima aggiudicarsi la Sicilia, la Sardegna e la Corsica, poi il pieno controllo del Mediterraneo. Cartagine fu rasa al suolo nel 146 a. c.. Il territorio italico non fu risparmiato, e sangue fu versato anche sul suolo campano.
217/216 a. c.

L’assedio di Annibale e Maharbale, l’eroica resistenza dei romani e della città: una delle tante pagine della Seconda Guerra Punica. Capua si deve arrendere alla fame e ai cartaginesi.

214 a. c.
La città è riconquistata dai consoli romani Q. Fabio e M. Claudio Marcello.

212/211 a. c.
Ci siamo, è l’assedio decisivo: la battaglia vide vittoriose le sei legioni romane di Flavio Sacco e Appio Claudio, Annone e i cartaginesi devono arrendersi contando numerose perdite.

214/212 a. c. Benevento è sede di una grande battaglia tra Romani e Cartaginesi durante la seconda guerra punica. Prima il proconsole Tiberio Gracco, poi Valerio Flacco, sconfiggono gli uomini del comandante cartaginese Annone.
Va detto che queste battaglie furono senz’altro decisive per la storia non solo campana, se avessero vinto Annibale, Maharbale o Annone non è detto che i Romani avrebbero portato gloriosamente a termine la loro quasi millenaria storia.

Guerra sociale e Guerra civile


La Campania è ancora una volta coinvolta nelle guerre condotte dai Romani. Nel 91 a. c. il tribuno Livio Druso fu assassinato dopo aver proposto una riforma, poi respinta, che prevedeva la concessione della cittadinanza romana a tutti gli italici. Scoppia la rivolta: i Marsi, i Sanniti e altri popoli danno vita a uno stato italico indipendente. Cominciano le durissime battaglie che, però, si concluderanno con la concessione della cittadinanza agli italici.

Pompei
89 a. c.
Guerra Sociale: L’esercito romano, agli ordini di L. Cornelio Silla, sconfigge in più occasioni le forze sannite di Lucio Cluenzio (giunto in difesa delle città campane) e, dopo aver espugnato Ercolano, s’impossessa di Pompei, che aveva posto maggiore resistenza. In quel momento tutta la Campania, a eccezione di Nola, è interamente sottomessa ai romani.

Capua, Teano: Mario contro Silla


La guerra civile scoppiò dopo che fu assegnato al console Silla il compito di condurre la guerra contro Mitridate, re del Ponto, il quale cercava, approfittando della Guerra sociale, di sottrarre ai romani le loro province nella sua area. I sostenitori del sette volte console Gaio Mario, nemici di Silla, provarono con la violenza a far cambiare la decisione. Silla marciò su Roma vincendo e uccidendo i traditori, Mario fuggì in Africa.
82 a. c.
In un episodio della Guerra Civile tra Mario e Silla, quest’ultimo assale e sconfigge a Capua il console Bulbo che con gli avanzi del suo esercito è costretto a rifugiarsi in città.
82 a. c.
Episodio della lotta tra Mario e Silla: dopo una cruenta battaglia, le forze di Silla distruggono a Teano quelle mariane guidate da Lucio Cornelio Scipione.
Napoli
82 a. c.
Diventata nel 90 a. c., in virtù delle legge Giulia, municipio romano, Napoli conobbe il malcontento dei suoi maggiorenti in seguito alla concessione del diritto di cittadinanza che, stando alla loro opinione, aveva portato solo oneri indesiderati. Per queste ragioni l’area napoletano-flegrea, entrata nel vivo della politica di Roma, non riuscì ad evitare la tempesta delle guerre civili. La città schieratasi con Mario, esponente degli ambienti mercantili, fu pesantemente coinvolta nella sua sconfitta. La punizione fu inevitabile: strage dei notabili, perdita della flotta militare, sottrazione dell’isola d’Ischia.

Il Vesuvio e il Sele: il destino di Spartaco


Le Guerre Servili furono combattute dai Romani contro gruppi di schiavi ribelli in Sicilia e nell’Italia continentale. Nella Terza di queste guerre (73-71 a. c.) il territorio campano fu pesantemente coinvolto nella lotta ai gruppi ribelli di Spartaco.
73 a. c.
I ribelli sono trincerati e circondati dalle legioni del Pretore P. Valerio Glabro sui pendii del Vesuvio. Ma gli ex schiavi si calano, con funi, dai lati scoscesi del monte, piombano tra i Romani e li mettono in fuga. Spartaco, dopo questa vittoria, ne guadagna falangi di nuovi seguaci (si formerà un piccolo esercito di 70.000 uomini), oltre che enorme fama. Il sogno di riportare tutti nella propria terra d’origine, in Tracia o nelle Gallie, sarà tuttavia infranto nella tragica battaglia del Sele.
71 a. c.
È la battaglia conclusiva. I Romani, guidati da M. Licinio Crasso, affrontano e sbaragliano, in seguito a un feroce combattimento, le forze del gladiatore ribelle Spartaco, il quale perde la vita in battaglia. I ribelli caduti prigionieri saranno poi crocifissi lungo la strada che da Capua giunge a Roma.

Cuma: la guerra civile romana (44-31 a. c.)


Nel più complesso e confuso periodo storico della Repubblica romana, cominciato dall’assassinio di Cesare e concluso con la battaglia di Azio, la Campania viene solo sfiorata dalle guerre prima del secondo triumvirato contro i cesaricidi e contro Sesto Pompeo, e poi dalla guerra tra Antonio e Ottaviano.
38 a. c

Battaglia navale senza alcun vincitore tra la flotta di Ottaviano e quella di Sesto Pompeo. In particolare la sfida vede da una parte Calvisio Sabino, comandante di Ottaviano, dall’altra Menecrate, passato dalla parte di Sesto Pompeo.

Laureato in Storia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, con una tesi in Storia Moderna dal titolo RITRATTO O MODELLO DELLE GRANDEZZE, DELIZIE E MERAVIGLIE DELLA CITTA’ DI NAPOLI del marchese Giovan Battista Del Tufo(1588)’ (Relatrice la prof.ssa Marcella Campanelli). Laureato in Scienze Storiche, curriculum moderno e contemporaneo, con una tesi in storia moderna seguita dal prof. Giovanni Romeo, dal titolo 'Le denunce di adescamento in confessione a Napoli tra Sei e Settecento'. Amante della musica, suono la chitarra, scrivo e musico canzoni. Con le mie parole e la mia cultura spero di dare voce all'anima candida di questa terra.

4 pensieri riguardo “Le antiche battaglie: la Campania dei Cumani, dei Sanniti e dei Romani

Commenta