Il verde mantello del vulcano più antico della Campania: i castagneti di Roccamonfina e la loro infinita bellezza

Un manto verde copre alcune aree della nostra regione, su dolci pendii collinari e di bassa montagna. Un bosco particolarmente curato dall’uomo, formato da un solo tipo di albero, il castagno, che viene sostenuto perché se ne possa ricavare legna o perché espanda la sua chioma e produca frutti in quantità. In Italia il castagno era l’albero del pane ed il nostro Paese ne era primo produttore mondiale. Oggi, nonostante la produzione sia in declino e afflitta da gravi problemi fitosanitari, non si può trascurare la grande importanza paesaggistica dei castagneti. Essi offrono spazi per la fruizione ricreativa, proteggono il suolo da frane ed erosione e sono un serbatoio di grande biodiversità.

I castagneti da frutto coprono fin dalle quote più basse il vulcano di Roccamonfina, area castanicola di grande importanza e protetta da un parco regionale. Li incontriamo salendo sull’edificio vulcanico percorrendo le provinciali che collegano i maggiori centri dell’area. Sono formati da maestosi alberi su cui dalla metà di aprile iniziano a svilupparsi le foglie, tenere e di un verde brillante. Sui tronchi rugosi di piante spesso ultracentenarie, i licheni indicano la salubrità dell’aria. La grande quantità di luce che arriva al suolo è uno dei motivi per cui essi ospitano una ricchissima e rigogliosa vegetazione erbacea. Falciata a fine primavera per agevolare la raccolta dei frutti, e composta da oltre 500 specie.

l'altra vita dei castagneti

Da ogni centro del vulcano, anche da quelli formati da un pugno di case, partono numerosi sentieri facilmente percorribili a piedi o in mountain bike. Sono quasi sempre strade sterrate, a volte asfaltate, che consentono ai proprietari di raggiungere i rispettivi fondi e, talvolta, sono quel che resta dell’antica viabilità che permetteva il collegamento tra un borgo ed un altro. Essi si inerpicano sulle pendici del vulcano fino alla cima dei “duomi” che sorgono nella grande caldera e culminano con il Monte S. Croce (1005 m) o il Monte Lattani (810 m). Proprio quasi sulla cima di quest’ultimo si trova una tappa obbligatoria per i visitatori di questi luoghi, il Santuario dei Lattani. Si trova nel comune di Roccamonfina e proprio al centro del vulcano,  su una grande cupola (duomo) di lava chiara dai riflessi violacei. Dalla stessa roccia fu cavata la pietra con cui è stato costruito l’edificio religioso a partire dal XV secolo. Qui la veste primaverile dei castagneti consentirà alla vista di attraversare i boschi e soffermarsi sulle forme frutto dell’antica attività vulcanica, cessata oltre 50.000 anni fa, sui dolci pendii e i terrazzamenti.

L'altra vita dei castagneti

Prima di entrare nel complesso religioso, valorizzato da un pannello artistico, si trova un castagno secolare, non più vivo, ma dal grande valore simbolico. Si narra infatti che S. Bernardino da Siena, intorno al 1430, ascendendo il monte, per capire se si trattasse davvero di un luogo sacro, così come le genti del posto sussurravano, piantò nel terreno il bastone che l’aveva accompagnato nel cammino. Proprio qui ricevette un segno divino ed il bastone germogliò e ne prosperò un castagno.

Laureato in Scienze Naturali con una tesi sull’ambiente del vulcano di Roccamonfina, perfezionato in “Parchi e Giardini” e in “Analisi delle risorse naturali e agricole”, mi sono occupato di Botanica sia durante il dottorato di ricerca in Biologia Applicata, conseguito presso l’Università di Napoli Federico II, sia nei numerosi incarichi, collaborazioni e consulenze per conto di università, enti pubblici, enti di ricerca, associazioni ambientaliste e società private, in Campania ed in tutto il Sud Italia.
Oltre alla ricerca mi sono sempre dedicato alla divulgazione e alla comunicazione scientifica. Ho tenuto numerosi interventi a corsi e conferenze e ho collaborato all’allestimento di percorsi natura, mostre e musei naturalistici. Di uno di questi ultimi sono stato anche direttore.
Attualmente occupato a tempo pieno nell’insegnamento delle Scienze Naturali, non ho abbandonato l’interesse per le piante, soprattutto quelle rare e minacciate di estinzione o quelle che arricchiscono i nostri prati e boschi. All’impegno per le piante spontanee, che mi vede anche coordinatore della sezione “Campania Settentrionale” del GIROS (Gruppo Italiano per la ricerca sulle orchidee spontanee) e socio della Società Botanica Italiana, affianco in maniera crescente la passione per i prodotti del territorio che mi ha portato a diventare componente del comitato della condotta Slow Food Massico e Roccamonfina e presidente dell’associazione dei produttori di zafferano di Terra di Lavoro.

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