Lina Wertmuller e Matteo Garrone rendono omaggio a villa Pignatelli di Montecalvo: dimora del  del miglio d’oro di enorme bellezza

Nel comune di San Giorgio a Cremano, Lina Wertmuller  (Io speriamo che me la cavo) e Matteo Garrone (Reality) girarono le scene dei propri film in una location che è l’esempio del barocco napoletano: Villa Pignatelli a Montecalvo.  Essa, infatti, rientra nel contesto delle ville del miglio d’oro in quanto parte del gruppo di abitazioni vesuviane fatte costruire dai nobili napoletani durante la seconda metà del Settecento per seguire la moda dell’epoca dettata dai gusti  del re Carlo di Borbone.

La dimora nobiliare venne commissionata al Sanfelice dalla principessa Emanuela Caracciolo Pignatelli, duchessa di Montecalvo. La struttura è interamente in tufo e presenta sulla facciata e nel portale un bugnato (lavorazione in muratura) piramidale che richiama fortemente il palazzo Serra di Cassano. La villa è cosi’ costituita: un edificio principale che si estende su una grande terrazza ai cui piedi troviamo una cappella e una masseria. La pianta è a U, l’atrio a cupola ellittica divisa in otto archetti da costoloni di stucco, dove è possibile trovare nella metopa centrale, l’iniziale del proprietario (Emiddio Miele).

Dalle pareti laterali partono due rampe in piperno che riproducono le colate laviche del Vesuvio. Scendendo nel cortile, un muro a forma di esedra con due pilastri centrali di piperno delimitano il confine con il giardino e le abitazioni vicine. Nella facciata infine, i motivi con cui vengono decorate le cornici delle finestre  e il sostengo a forma di fogliame fanno rientrare questa villa nello stile rococò.

Accomunate per vicende storico/artistiche a villa Pignatelli di Montecalvo, degne di nota sono:

Villa Bruno, sede della biblioteca, del premio Massimo Troisi, del  palazzo della cultura vesuviana e della fonderia Righetti che, su richiesta di Antonio Canova fuse le statue equestri di Ferdinando I e Carlo III di Borbone

Villa Vannucchi conosciuta per le feste pompose alle quali era solito partecipare Gioacchino Murat e la sua corte, ospiti del proprietario d’ Aquino; per essere stata location del film RICOMINCIO DA TRE con Massimo Troisi e Lello Arena e per il suo meraviglioso parco;

–  Villa Marullier:  per le merlature neogotiche in stile rococò e per la cappella privata di S. Gennaro (molti nobili scaramantici, infatti, facevano anche costruire sulla facciata principale una effigie del santo, rivolto allo Sterminator Vesevo per proteggerli in caso di eruzione). Il pozzo e il giardino opportunamente ristrutturati mostrano la volontà di riprendersi tranquillità e silenzio tipici dei caffeus.

Il tepore del clima e il luogo florido di frutteti e giardini rese interessante villa Marullier agli occhi prima del famoso giurista Enrico Pessina, e alla famiglia Starita poi a cui tutt’ora appartiene.

I tratti peculiari dell’edilizia partenopea: al tranquillo riposo viene preferita l’agitazione della strada e il desiderio di apertura verso il mondo esterno si evince dalla creazione di balconi rivolti verso il panorama. I giardini, invece, vengono  distribuiti  al lato interno per una sorta di raccoglimento familiare.

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