Atrani, uno dei borghi salerninati più legati ad Amalfi per storia e struttura. Un incanto campano.

Atrani, distante da Salerno 21 km, è situata ai piedi dei Monti Lattari ed è quasi nascosta nella Valle del Dragone. Riguardo l’etimologia del nome vi sono più ipotesi: si potrebbe o ricondurre al personale Atrani, o all’etrusco atru (atre in umbro) che significa nero. Importante è il suo antico legame con Amalfi, tanto che la struttura urbanistica ne richiama le principali caratteristiche. Oggi è un piccolo borgo labirintico proiettato verso l’alto, che ha mantenuto salde le antiche tradizioni popolari, come la Festa di Santa Maria Maddalena, la Processione dei Battenti, la Sagra del Pesce azzurro e la Discesa della Stella il 24 dicembre.

Anche se non abbiamo notizie certe riguardo l’origine di Atrani, alcune ville romane, testimoniano che l’area era abitata già intorno al I secolo d.C. Il primo documento che ne attesta l’esistenza è una lettera del 596, scritta del Papa Gregorio Magno al vescovo Pimenio. La storia di Atrani è strettamente legata a quella della città di Amalfi. Il comune rappresentava, infatti, il sobborgo nobiliare di Amalfi, cioè la residenza delle famiglie più facoltose. Qui, in epoca medievale, avveniva la cerimonia di vestizione e investitura dei dogi. Nonostante la conurbazione con Amalfi, Atrani mantenne però sempre la propria autonomia: gli abitanti, infatti, non presero la denominazione di Amalphitanes, come avveniva nelle altre cittadine costiere, ma furono chiamati Atranienses. Nel 1100 Manfredi inviò contro gli atraniesi 1000 marinai poiché il comune si era schierato a favore del papa. Il maremoto del 1343 pose fine allo splendore di Amalfi e Atrani che entrarono a far parte del Principato di Salerno. Durante il Medioevo, Atrani fu un importante centro monastico, come testimoniano i sei cenobi benedettini presenti nella città. Nel 1807 Giuseppe Bonaparte promise di far costruire una strada che portasse più facilmente al Regno, questa fu terminata nel 1854 ad opera di Gioacchino Murat.

Suggestiva è la Chiesa di San Salvatore de Birecto, risalente all’incirca al X secolo, il cui nome deriva probabilmente dal “birecto”, il copricapo su cui erano riportate le insegne dei dogi. Oggi la chiesa presenta una struttura preromanica con un’ampia scalinata all’entrata. In precedenza erano presenti delle porte bronzee con le figure dei Santi Pantaleone e Sebastiano, che dopo il restauro furono trasferite nella Chiesa di Santa Maria Maddalena. All’interno delle formelle di bronzo che costituiscono le porte sono state ritrovate numerose richieste di grazia. Molto interessante è anche il bassorilievo di marmo ritrovato nella navata destra. Di fronte al mare vi è la Chiesa di Santa Maria Maddalena, il cui interno è in stile barocco, mentre la facciata è in rococò. Essa presenta due transetti di cui uno ha una copertura piana, l’altro è rivestito da maioliche. Pregevole è la tavola cinquecentesca di Andrea da Salerno qui custodita. All’esterno dell’antica cinta muraria vi è la chiesa di San Michele Fuori le Mura, scavata nel monte Civita. Questa anticamente aveva funzione di cimitero infatti durante il periodo di pestilenza divenne una fossa comune. Altri luoghi di interesse sono la casa della madre di Masaniello, la Chiesa di Santa Maria del Bando e la Chiesa del Carmine accompagnata dal Campanile in stile moresco. Sul Monte Aureo è presente la Torre dello Ziro in cui mancano le porte di entrate, si pensa, infatti, che per accedervi usassero delle scale levatoie.

La gastronomia atraniese presenta come piatto tradizionale il “sarchiapone”, che consiste in una lunga zucca verde ripiena di carne, formaggio e altro, cotta al forno. Un ruolo di primo piano nell’arte culinaria di Atrani è occupato dal pesce, in particolare sarde e alici, protagoniste, in estate, di un evento loro dedicato. Molto rinomata è la coltivazione degli agrumi.

Maddalena Venuso, nasce a Napoli e, sebbene viva a Marigliano, l'impronta della città natale le resta appiccicata come un francobollo. Poliedrica, fantasiosa, ricca di sfumature. Liceo Classico, Lettere Antiche, esperienza come Archeologa a Napoli e Pompei fino al 1994. Docente presso il MIUR dal 1994, insegna Italiano e Latino al Liceo Scientifico. Traduce la passione per l'archeologia in passione per il territorio, raccontando il gusto e le bellezze delle Terre di Campania e d'Italia. Giornalista indipendente, ha collaborato, fra gli altri, con ItaliaPiù, Italia a Tavola, l'Espresso Napoletano, Oliovinopeperoncino. Mantiene sempre viva la curiosità per il nuovo, accogliendo con piacere ogni opportunità che ritenga valga la pena sperimentare.

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