Una passeggiata nel centro tra le vie storiche della vecchia partenope

Avete presente il centro storico di Napoli? Intendo quella porzione di città che si estende da Via Toledo a Via Duomo e che si innalza da via Marina a Via Foria . Avete presente i suoi “larghi” , i suoi obelischi , le sue chiese , i suoi 27 sec. di storia? Grosso modo saprete di cosa sto parlando. Parlo di Spaccanapoli , di P.zza san Domenico Maggiore, di via San Sebastiano, la via dei musicisti, che dal serio monastero di Santa Chiara arriva alla più spensierata P.zza Bellini.

Salendo spesso si sentono gli allievi del conservatorio riempire l’aria da Port’Alba a Piazzetta Miraglia di musica. La ricchezza del patrimonio artistico del centro storico parte dai resti archeologici delle mura greche (218-202 a.C.) attraversando tutte le epoche storiche, tutte le dominazioni straniere, tutte le pesti, tutti i papi, tutti gli artisti, tutti i poeti, tutti i cantanti che passando per Napoli hanno lasciato un segno, un regalo ad una città che ha saputo ispirarli o guarirli dai turbamenti del corpo e dello spirito. È disarmante pensare a quanta arte si sia concentrata in questi pochi km² ed è ancora più avvilente il continuo constatare che noi per primi , noi “napoletani” , ignoriamo l’immensità delle bellezze disseminati per “vicoli e vicarielli” .
Napoli è così immersa nella sua storia gloriosa da sembrare drasticamente fuori dal presente.

Camminando per i decumani pare che il tempo si sia fermato, che il futuro non esista nemmeno come tempo verbale che la modernità e le sue invenzioni ( tra le quali il citofono e il registratore di cassa) non abbiano nessun potere. Come se dai basalti , gli eroici “vasoli”, si alzasse un fumo denso e profumato che permeando la città di nostalgia le conferisce un’ atmosfera trasognata e trasognante. E’ un concentrato di antinomie. La città con più uomini di legge al mondo e patria del abusivismo nelle sue innumerevoli declinazioni, carica di ospedali e policlinici ma tra le cui viuzze si incastrano le autoambulanze, la più devota e cattolica città così come la più superstiziosa ed esoterica. Corni e Madonne.

E se è vero che Napoli non offre certezze per il futuro è pur vero che mantiene i suoi regali certi quotidiani: c’è sempre musica a Santa chiara, c’è sempre un forno acceso ai Tribunali, c’è sempre un caffè sospeso in qualche bar del centro, c’è sempre il sole a Piazza Plebiscito. C’è sempre una chiesa, una strada, un affresco, un graffito, uno scorcio che non avevi ancora visto .E per quanto tu possa andare lontano, per quanto tu possa odiarla, per quanto tu possa essere la persona più apolide del pianeta tornerai a Napoli con la presunzione di conoscerla e lei saprà sorprenderti ancora.

Chiara Cucca, classe 95’, studentessa in Giurisprudenza. Alla continua ricerca della Bellezza e della Poesia del mondo. Innamorata del teatro di Annibale Ruccello e dell’arte di Marc Chagall.

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