Barra non è solo periferia:  viaggiamo tra le ville vesuviane del miglio d’oro e i rivoluzionari del 1799 che parteggiarono per Eleonora De Fonseca Pimentel

A Barra si trovano nascoste molte delle ville vesuviane del miglio d’oro. Addentrandosi nelle viuzze si possono scorgere le alte mura dell’abitazione del banchiere fiammingo  Gaspare Roomer o meglio conosciuta come Villa Bisignano, la cui strada porta il suo stesso nome.

L’edificio, costruito nel Seicento, dopo un danneggiamento avvenuto nel Settecento a causa di una eruzione del Vesuvio è stato ristrutturato ad opera del principe di Bisignano nel 1776,  come è ricordato dalla lapide presente nell’atrio della villa.

Al suo interno le terrazze pensili decorate in piperno si affacciano su un ampio cortile, queste consentono di vedere il panorama che tutti noi conosciamo.  Il banchiere Roomer era solito fare grande sfoggio della sua cultura e del suo gusto in ambito artistico nelle sale nobiliari dove organizzava delle vere e proprie gallerie d’arte.

Il detto ‘’ quando Napoli non aveva ancora l’Orto Botanico, Barra ne aveva uno ricchissimo nella villa Bisignano ’’ ci ricorda quanto un tempo il parco di questa dimora fosse importante e ricco di ogni specie di piante allora conosciute.

Degna di nota tra quelle del miglio d’oro è Villa Pignatelli di Monteleone, la più grande di Barra, costruita da due architetti quali Ferdinando Sanfelice e in seguito alla morte di questi, da Ferdinando Fuga.

La famiglia Pignatelli è stata  un tempo molto autorevole negli ambienti della nobiltà napoletana e il suo buon nome è servito al duca Fabrizio per salvarsi dall’accusa di tradimento e congiura contro i Borbone.

 Risulta che egli, infatti, abbia parteggiato per la rivoluzione napoletana del 1799 e abbia rischiato la vita per aver seguito i suoi ideali, salvato in extremis da un suo importante zio cardinale.

L’edificio stesso ha subito negli anni una rivoluzione: all’inizio il Sanfelice aveva progettato un ingresso arretrato rispetto alla strada per evitare il contatto con essa e apprezzarne l’isolamento mentre in seguito Fuga riportò la facciata a contatto con il viale esterno e creò i caffeus per un momento di svago.

Le decorazioni in stile rocaille del giardino e lo spazio antistante l’ingresso venutosi a creare per l’intervento di Ferdinando Fuga, vennero adoperati per la sosta delle carrozze.

I luoghi di delizia non si fermano qui: Villa De Gregorio o villa dei Sannicandro ne detiene il primato.

L’abitazione, del principe di Sannicandro, è presente nella mappa del Duca di Noja, dove  si può notare la grandezza del famoso giardino.

La facciata della villa ha le caratteristiche simili alle altre dimore vesuviane, con zoccolo a bugne e un piano nobiliare con balaustre in piperno. Il salotto alla turca, il soffitto a specchi presente nella sala da gioco e la sala maiolicata a piano inferiore sono finemente decorati.

 Dopo aver visitato il bosco di lecci e piante di camelie e cactus, si può godere della vista  di una vasca con le ninfee di pietra lavica proveniente dal Vesuvio e un pergolato in ferro fatto costruire nel primo Ottocento per proteggersi dalla calura estiva.

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