Le battaglie di Terre di Campania: Medioevo

Durante il Medioevo sono combattute alcune delle battaglie che hanno fatto la storia della nostra Campania: Goti, Bizantini, Normanni, Svevi, Angioini e Aragonesi si danno battaglia nel corso dei secoli. L’eco delle loro gesta sembra ancora percettibile sui luoghi teatro di quei ferocissimi scontri.

La Campania alla prova della Guerra Gotica (535-553)


Questa ventennale guerra, detta anche greco-gotica, oppose l’Impero bizantino agli Ostrogoti, sostenuti dagli Alemanni e dai Franchi: i territori contesi erano quelli italici, quelli appartenuti un tempo a Roma. Questa fu la politica di Giustiniano I, il quale mirava a soffiare via le province italiane e le regioni limitrofe conquistate da Odoacre e Teodorico il Grande appena qualche decennio prima.

Napoli tra goti e bizantini


Estate 536 d. c.
Le forze bizantine guidate da Belisario, colui che aveva sconfitto anche i Vandali, dopo venti giorni di combattimenti, conquistano la città difesa da un presidio goto. Gli abitanti, che avevano sostenuto i goti, non fecero in tempo a cambiare bandiera: dopo gli orrori del saccheggio, furono in gran parte massacrati. La città capitolò solo grazie alla scoperta, ad opera di un isaurico facente parte dell’esercito bizantino, di un acquedotto dal quale si poteva aprire un passaggio per accedere alla città; la notte seguente 400 soldati bizantini entrati in città attraverso l’acquedotto, aprirono le porte ai loro compagni. Belisario, fatte fortificare Cuma e Napoli, giunse a Roma dove, nel 536, acclamato un liberatore, gli furono aperte le porte malgrado la presenza ostrogota in città.

542/543 d. c.
Totila approfittando dell’assenza di Belisario dall’Italia, dei diverbi tra i generali bizantini, ed entusiasmato dalla vittoria decisiva ottenuta a Verona contro i bizantini nel 541, volle riprendersi i territori andati perduti: Napoli, difesa da una piccola guarnigione al comando del greco Conone, viene riconquistata dal re goto Totila.

La battaglia dei Monti Lattari: la campagna di Narsete e la vittoria dei bizantini

ottobre 552 d. c.
Questo scontro vide protagonisti da un lato il generale bizantino Narsete e dall’altro il re degli Ostrogoti Teia: acquartierati nei pressi del Vesuvio e della città odierne di Nocera Inferiore, Nocera Superiore, Angri e Sant’Antonio Abate, i due eserciti rimasero per più di due mesi a stretto contatto, senza però battersi direttamente tra loro perché divisi dal fiume Draconte. La situazione cambiò quando i bizantini intercettarono la flotta ostrogota che, tramite il fiume, approvvigionava l’esercito ostrogoto: gli Ostrogoti  ripiegarono allora sui Monti Lattari, fiduciosi che le asperità del luogo li avrebbero protetti dalle armi nemiche; dopo poco compresero l’errore commesso, lì in vetta erano privi d’ogni nutrimento per sé stessi e per i cavalli. Fu così che decisero quindi di affrontare in una disperata battaglia Narsete e i suoi: scesero dai monti e attaccarono il nemico. Nonostante il valoro dimostrato sul campo, i barbari accettarono la resa e si sottomisero a Bisanzio. Teia fu l’ultimo re dei Goti.

L’assedio di Cuma

553 d. c. Nonostante le sirene allarmanti provenienti dal nord Italia, dove, in seguito alla richiesta d’aiuto ostrogota, vi era stata un’invasione dei franchi-alemanni comandati da Butilino e Leutari, gli uomini di Narsete riuscirono a far capitolare Cuma.

Capua: la battaglia del Volturno


Intanto i franco-alemanni, giunti nel Sannio, si divisero: Leutari, si diresse a Otranto per poi ritornare in nord Italia; Butilino sopraggiunse allo Stretto di Messina.

554 d. c.
Butilino, fiducioso di diventare il re dei Goti una volta vinti i Bizantini decise di muovere verso la Campania per sfidare Narsete; accampatosi a Capua, Butilino, con i suoi 30.000 uomini (ma in realtà poté contare solo su 20.000 in quanto gli altri soffrirono di una forte dissenteria), si preparò alla battaglia. I greci bizantini scelsero una tattica militare a loro ben congeniale: fanteria al centro, arcieri disposti dietro e la cavalleria sulle ali. Avvolgendo dai lati con la cavalleria il nemico, il quale aveva scompaginato dal centro lo schieramento greco, i bizantini riuscirono a massacrare i Franchi. Lo stesso Butilino perse la vita.

Amalfi: dallo splendore al declino


Prima ancora di Venezia, spettò ad Amalfi il titolo di più potente Repubblica marinara. Quando i Longobardi scesero lo stivale, Amalfi restò amalfitana. Per oltre due secoli la catena dei Monti Lattari serrò il passo agli invasori. Ufficialmente suddita di Bisanzio, come parte del Catepanato bizantino dell’Italia meridionale, Amalfi era però indipendente di fatto.

783-785
La città fu assediata da Arechi, duca di Benevento, e i suoi salernitani in quanto lo splendore del Ducato di Salerno era di fatto offuscato dalla supremazia costiera di Amalfi. Per due anni gli amalfitani sostennero gli assalti dei nemici longobardi che ebbero fine solo grazie all’intervento, al sostegno e all’aiuto del duca di Napoli Stefano e dei napoletani.  836 La città è presa e razziata da Sicardo, principe di Salerno. Questa volta l’intervento napoletano viene a mancare e la città deve capitolare. Molti amalfitani sono costretti in massa a lasciare la propria patria per trasferirsi a Salerno. Solo dopo una rivolta riuscirono a tornare in patria.

4 agosto 1135
Distruzione definitiva della potenza mercantile della gloriosa repubblica marinara: la causa scatenante è la lotta tra le forze che sostengono il papa Innocenzo II (sostenuto dall’imperatore Lotario II, alleato dei pisani) e le forze che fiancheggiano l’antipapa Anacleto (appoggiato da Ruggero duca di Sicilia e delle Puglie). La città colta di sorpresa è depredata dalle navi pisane dirette in Sicilia anche nel 1137, assalita di sorpresa da cinquanta navi pisane, fu messa al sacco. I danni furono irreparabili: centinaia di case furono bruciate, decine di galee danneggiate. Tornati dopo due anni, i pisani trovarono una Amalfi ancora in ripresa. La Repubblica campana fu costretta a pagare un forte riscatto e a divenire tributaria di Pisa. Molti amalfitani scelsero di migrare in Puglia o in Spagna, altri a Costantinopoli, dove avevano un proprio quartiere sul Bosforo, altri a Gerusalemme dove, intorno all’anno mille, i marinai avevano fondato un ospedale consacrato a San Giovanni. L’alba di Pisa significò il tramonto di Amalfi.

Salerno: l’eroica resistenza agli arabi


872/873 d. c.
Spedizioni arabe in Campania: circa 30.000 Arabi, provenienti dalla Sardegna e dalla Sicilia, sbarcano sotto le mura di Salerno e assediano la città che ha forti riserve di viveri e buone difese. Il comandante arabo Abdallah muore durante l’assedio; gli succede Abimelech che conduce con maggiore risolutezza le operazioni di guerra. I Salernitani tuttavia non cedono e la loro resistenza scoraggia gli assalitori finché, nel gennaio 873, avuta notizia dell’arrivo dell’imperatore Lodovico II (partito da Pavia in soccorso della città assediata) gli assedianti rinunciano all’impresa.

Napoli e le spoglie di San Gennaro


818-836 d. c.
Contese tra il Principato di Benevento e le altre città greche della Campania: la città viene espugnata nell’818 da Sicone IV di Benevento, e poi ancora nell’822 ma senza esito. Dieci anni più tardi Sicardo, figlio di Sicone, obbliga i napoletani a cedergli le spoglie di San Gennaro che fanno trionfalmente il loro ingresso in Benevento. Ancora un assedio nel 836: Sicardo viene a patti con il duca di Napoli, Andrea II, sostenuto dai saraceni da poco insediatisi in Sicilia.

La battaglia del Garigliano


Lo scontro, avvenuto nei pressi della località Giunture, frazione di Sant’Apollinare, si svolse nel 915 tra le forze della Lega cristiana e i Saraceni. La vittoria cristiana decretò la fine dell’espansione musulmana sulla penisola italiana. Papa Giovanni X condusse personalmente le milizie cristiane nel conflitto.
915 d. c. A Napoli si svolge una battaglia cruciale tra cristianità e Islam. L’Imperatrice bizantina Zoe invia in Italia lo stratega Nicolò Picingli, il quale sconfigge nelle acque del golfo la flotta saracena. Sbarcati sulla terraferma i Greci vincono anche la battaglia terrestre, grazie al sostegno di papa Giovanni X e del marchese di Spoleto. L’Italia centrale e la Campania dai musulmani saraceni.

Capua
957 d. c.

Il papa Giovanni XII con le sue milizie tenta invano di sottomettere il ducato di Benevento.
969 d. c.
Durante la Campagna di Ottone I contro i Bizantini, quest’ultimi, dopo aver vinto a Bovino, assediano e vincono la città, ma dopo 40 giorni devono ritirarsi.

Le battaglie dei Normanni


I Normanni s’inserirono abilmente, a partire dal XI secolo, nelle lotte tra il papato, i due imperi e l’infinità di piccole formazioni politiche del Mezzogiorno.

Capua

1082-1098
Guerre d’invasione normanna: Roberto il Normanno assedia e conquista in otto giorni Capua nel 1082. Nel 1091 gli abitanti della città scacciano i normanni che si riprenderanno Capua dopo tre mesi d’assedio nel 1098.

1137
Occupata dall’imperatore Lotario II, la città, in seguito alla partenza di Lotario per la Germania, viene prima messa a sacco e poi riconquistata dai Normanni.

Napoli: le chiavi a Ruggero d’Altavilla


1076/1078

Assedio, episodio della lotta per le Investiture. Riccardo di Capua e Roberto il Guiscardo contro le milizie pontificie di Gregorio VII

L’episodio di Scafati


1132
Campagna dei Normanni nell’Italia meridionale: le truppe di Ruggero II d’Altavilla, re di Sicilia, tentano di ricostituire un dominio sul continente, ma tal proposito s’infrange nella valorosa difesa delle milizie corazzate dei Conti di Capua, d’Alife e del Cardinale Crescenzio (governatore di Benevento). Ruggero ripara in Sicilia, realizzerà il suo scopo nel 1135.

Napoli autunno 1135/primavera 1137
Napoli fu l’ultima città che i Normanni ridussero in loro potere: la città aveva resistito per due anni ad un lungo ed estenuante assedio. Ma poi, nel 1139, una delegazione di napoletani recatasi a Benevento, alla presenza di Innocenzo II, consegnò le chiavi della città a Ruggero d’Altavilla.

Napoli: la sconfitta di Manfredi, l’arrivo degli Svevi


Giunto all’epilogo, il regno normanno fu travolto dalle guerre di successione al trono: Napoli si schierò a favore di Tancredi di Lecce, avversa a Costanza d’Altavilla, moglie di Enrico VI di Hohenstaufen.

1191
Gli episodi seguono all’ultima calata in Italia dell’imperatore Enrico IV: fallito il primo assedio nell’aprile-agosto del 1191, l’imperatore scende nuovamente in Italia nel 1194 per ritentare una sortita contro il normanno Tancredi al fine di spodestarlo dal trono. Questa volta Enrico IV è vincitore, ad uscirne sconfitta è Napoli: alla presa della città seguono atti di inumana crudeltà sui vinti, le mura della città vengono, per rappresaglia, demolite.

La rivolta dei napoletani (1250-1254)

Sebbene avesse fondato l’Università, Federico II non riuscì a propiziarsi le grazie dei napoletani: questa fu la conseguenza delle sue politiche rivendicatrici dei diritti regi e di ridimensionamento delle autonomie cittadine (tanto care ai napoletani sin dai tempi della promissio del duca Sergio VII). Morto Federico (1250), l’ostilità sfociò nella ribellione contro Corrado IV:la città si pose sotto la protezione di Innocenzo IV, il quale concesse gli ordinamenti comunali, un podestà e un consiglio.

1253
Discesa in Italia di Corrado IV: giunse in Italia nel 1252 con lo scopo di far valere con le armi, dopo il diniego papale, i suoi diritti sul Regno di Sicilia. Attraversò la Puglia e la Campania ossequiato dai baroni e dalle città come legittimo sovrano. Gli si oppone Napoli, fedele al papa, che, dopo un lungo assedio, capitola nel 1253. Le mura vengono smantellate, gli abitanti graziati. Lo Studio è trasferito a Salerno. La città è poi sottomessa a Manfredi nel 1256.

Benevento: gli Angioini alla conquista del Regno


26 febbraio 1266
Angioini contro Svevi, Guelfi contro Ghibellini, Carlo d’Angiò contro Manfredi: la battaglia è di quelle indimenticabili. È il crollo definitivo della potenza sveva nella penisola e con essa arriva la fine anche del ghibellinismo. Carlo e la sua dinastia si assicurano il possesso del regno di Napoli e di Sicilia per gli anni a venire. Entrato trionfalmente in città, Carlo vi traferisce la capitale del Regno, qui vennero progressivamente a concentrarsi gli organi supremi del governo e i principali uffici amministrativi del Regno, ed è così che si ebbero profonde trasformazioni nel tessuto urbanistico, sociale, e istituzionale. Napoli divenne palcoscenico in cui si svolsero le principali vicende della storia della dinastia, come la decapitazione di Corradino di Svevia in piazza del Mercato (1268), preludio di altre battaglie.

L’onda dei vespri siciliani


La Guerra del Vespro fu una ribellione scoppiata a Palermo all’ora dei vespri di Lunedì dell’Angelo nel 1282. Obiettivo dei rivoltosi fu il dominio francese dell’isola, gli Angioini, rei di aver trasferito residenza del re e capitale del Regno a Napoli, erano avvertiti come oppressori stranieri. Da Palermo i moti si sparsero prima all’intera Sicilia, poi sconfinarono nel Regno. Seguirono numerose guerre. Carlo I nel maggio successivo inviò in Sicilia una flotta con 24.000 cavalieri e 90.000 fanti al fine di sedare i siciliani rivoltosi. La nobiltà siciliana allora offrì la corona di Sicilia a Pietro III d’Aragona, marito di Costanza, ultima degli Svevi, figlia del defunto Re Manfredi. Dopo la sconfitta nel settembre 1282, Carlo tornò a Napoli, lasciando l’isola e i suoi abitanti a Pietro III. Cominciò così un ventennale periodo di guerre tra gli angioini e gli aragonesi per il possesso dell’isola.
La pace di Caltabellotta, firmata il 31 agosto 1302, tra il capitano generale di Carlo II d’Angiò e Federico III d’Aragona, risolvé la prima fase dei Vespri.

Castellammare di Stabia


5 giugno 1284
Una delle numerose battaglie navali tra Angioini e Aragonesi: le 20 galee aragonesi di Ruggero di Lauria sbaragliano le 30 galee angioine del Principe ereditario Carlo di Provenza.
23 giugno 1287
Ancora una vittoria per Ruggero di Lauria: egli prima riconquista Augusta, che era stata occupata in precedenza dall’ammiraglio angioino Narzone, poi lo insegue e lo raggiunge a Castellammare sconfiggendolo e appropriandosi 44 delle sue 80 galee.

Napoli

5 giugno 1284
Ruggero di Lauria, ammiraglio dell’armata siculo-aragonese, forte di 30 galee, dopo essere venuto a sapere che re Carlo d’Angiò si era avvicinato a Napoli con altrettanti navi provenzali per unirle a quelle del figlio, il principe Carlo di Salerno, si presenta nelle acque del golfo e, fiancheggiati i paesi del litorale, dà inizio alla battaglia prima della temuta unione. L’esito vede la totale disfatta della flotta provenzale: 6.000 morti, 42 galee catturate e 5 affondate, 8.000 prigionieri, tra cui numerosi baroni e lo stesso principe Carlo, il futuro Carlo II lo Zoppo.

23 giugno 1287
L’armata siciliana di Giacomo d’Aragona, ai comandi di Ruggero di Lauria, forte di 40 galee salpa da Marsala direzione Salerno dove si scontrerà con quella angioina, superiore del doppio. La battaglia decisiva avviene a Castellammare: dopo una cruenta sfida, la vittoria va agli angioini. Ruggero di Lauria, allora, rinuncia a prendere Napoli (senza benestare del re Giacomo), vende per una sostanziosa somma di denaro una tregua di due anni ai sovrani angioini, e, lasciate le acque del golfo, si ritira a Messina.

Napoli scismatica
1381
Lo sfondo è quello dello Scisma d’Occidente: le milizie di Carlo III di Durazzo (nipote di Luigi I d’Ungheria) sostenute da Urbano VI (l’antagonista dell’antipapa francese Clemente VII) occupano in luglio, col favore della plebe, la città. La regina Giovanna I, che era dalla parte dell’antipapa, è dichiarata eretica, scismatica, e, privata del regno, si rinchiude nel Castello dell’Ovo, nella speranza dell’aiuto di Luigi d’Angiò (fratello de re di Francia) da lei adottato per proteggersi dai durazzeschi. Quando anche suo marito, Ottone di Brunswick, viene sconfitto da Carlo, Giovanna si arrende. La crisi è prossima: in Italia sta per giungere l’erede al trono di Giovanna, Luigi d’Angiò.

Laureato in Storia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, con una tesi in Storia Moderna dal titolo RITRATTO O MODELLO DELLE GRANDEZZE, DELIZIE E MERAVIGLIE DELLA CITTA’ DI NAPOLI del marchese Giovan Battista Del Tufo(1588)’ (Relatrice la prof.ssa Marcella Campanelli). Laureato in Scienze Storiche, curriculum moderno e contemporaneo, con una tesi in storia moderna seguita dal prof. Giovanni Romeo, dal titolo ‘Le denunce di adescamento in confessione a Napoli tra Sei e Settecento’. Amante della musica, suono la chitarra, scrivo e musico canzoni. Con le mie parole e la mia cultura spero di dare voce all’anima candida di questa terra.

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