“Si diceva, il futuro è nei borghi!”

Parto con il primo giro in Campania di Borghi della lettura, una rete culturale messa su da compagni di viaggio molisani che parlano la mia stessa lingua: la vita nei borghi, il ritorno ai borghi, restituiamo visibilità ai borghi.

Faccio la strada nel verde del grano e tra le vigne del taurasi per arrivare a Gesualdo, un paese ricostruito per intero, in cui il terribile sisma dell’ottanta lascia ancora le sue tracce.

A Gesualdo c’è una bella aria, oggi, che rinfresca lo sguardo. E un sontuoso castello di origine longobarda che domina sulle terre irpine e sannite che si vanno a incontrare in direzione del tramonto.

La fortezza risale al VII secolo, nonostante ci siano più tesi sulla sua origine, e lo scorso dicembre è stata, dopo una lunga restaurazione, aperta ai visitatori.

Prima di rimettermi in viaggio, sotto il sole cocente d’aprile, anestetizzo le mie ansie con i prelibati prodotti locali preparati in una stanza del castello; prosciutti, salsicce e formaggi delle terre irpine, tutti degustati con le dita e accompagnati da un vino rosso austero e confortante.

Ritorno sul percorso e mi fermo ad Apice vecchia, il paese fantasma che ha fermato il tempo la prima volta nel ’62, e, poi, anche qui, nel 1980. Due terremoti catastrofici per queste terre.

Scendo, e salgo lentamente per le sue radici. Mi accorgo che di tanto in tanto c’è qualche essere vivente; un fabbro che scintilla da un vecchio capannone e un cane che, annoiato, tiene in bocca una ciabatta rattoppata. Una macchina rossa, delle bare bianche. Buste da corrispondenza lasciate in un cassetto, sopra una scatolina di mutandine e un ferro da stiro appoggiato precario su un mobile, così, come prima di essere riposto. Una valigia vuota aperta, una lampada da comodino caduta per strada, una macelleria, il salone del barbiere, la sala biliardo.

Un tesoro sotto le intemperie, un recipiente di ricordi e di azioni interrotte, lasciate lì, disarmate, che aspettano di essere riprese.

Un castello ricostruito. Il castello di un vuoto fantasma, l’unico, però, con anime vive che si muovono per la sua riapertura.

Il sole si sbiadisce e ritorno sulla strada. Campolattaro, è qui che termino il mio viaggio, sulle rive del lago artificiale creato dallo sbarramento del fiume Tammaro; tra le piante, i fiori, gli alberi e le creature che il WWF protegge in un posto a cui l’uomo ha tentato di cambiare le sembianze.

Il tramonto mite e ventilato si abbatte sui ceppi secchi di alberi trascinati dall’acqua e io, pian piano, mi arrendo alla sera di un romantico giorno campano.

la Viandante.

Terre di Campania è un progetto in continua evoluzione che si occupa di promuovere il buono e il bello della regione Campania attraverso la conoscenza e la diffusione di bellezze paesaggistiche e artistiche, di bontà culinarie, della cultura, di news, di eventi e azioni mirate sul territorio.

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