Buonabitacolo, il più giovane dei paesi del Vallo di Diano

Buonabitacolo è una comune dall’ossatura medievale che si adagia al di sopra di un colle allo sbocco della valle del torrente Peglio. Sito nel cuore del Cilento, è parte del Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano. Possono distinguersi due nuclei abitati, il superiore, denominato Casale, un tempo collegato alla chiesa madre dell’Annunziata e al Palazzo baronale Picinni-Leopardi, quello inferiore, prodotto dalla grancia della certosa di Padula, che a lungo esercitò, che per molto tempo esercitò la sua giurisdizione su questi luoghi.

La certosa di Padula, o di San Lorenzo, è una certosa sita a Padula, nel Vallo di Diano, in provincia di Salerno. Può essere considerata la prima certosa ad esser sorta in Campania, anticipando quella di San Martino a Napoli e di San Giacomo a Capri. Occupando una superficie di 51.500 m², contando su tre chiostri, un giardino, un cortile ed una chiesa, è uno dei più sontuosi complessi monumentali barocchi del Mezzogiorno d’Italia nonché la più grande certosa a livello nazionale e tra le maggiori d’Europa. Dal 1957 è sede del Museo Archeologico Provinciale della Lucania occidentale e fu dichiarata nel 1998 patrimonio dell’umanità dall’UNESCO assieme ai vicini siti archeologici di Velia, Paestum, al Vallo di Diano e al parco nazionale del Cilento. Dal dicembre 2014 fa parte dei beni gestiti dal Polo museale della Campania.

Torniamo a Buonabitacolo: i suoi abitanti conducono un’esistenza serena, favorita anche dall’habitat che li circonda. Straordinarie sono le attrattive paesistiche del comune, basti pensare ai fitti boschi di Costa Sant’Elia, di Monte Carmelo e di Cerreta Cognole. Posto nella fascia meridionale del Vallo di Diano, Buonabitacolo, tra i 14 borghi facenti parte del comprensorio geografico, è quello fondato più di recente.

Il Vallo di Diano (anche nella forma Valdiano) è un fertile altopiano che viene a trovarsi tra i 450 e i 480 m s.l.m. nel sud della regione Campania al confine con la Basilicata, parte della regione storica della Lucania. Vanta 14 comuni della provincia di Salerno e conta circa 61.000 abitanti. I comuni presenti sul territorio si sono riuniti nella Comunità Montana Vallo di Diano. Il primo riconoscimento del Vallo di Diano data giugno 1997, con l’inserimento nella prestigiosa rete delle Riserve della biosfera del Mab-UNESCO (“Man and biosphere”): su tutto il pianeta (in oltre 80 stati) si contano circa 350 di queste particolari aree protette, che servono per tutelare le biodiversità e promuovere lo sviluppo compatibile con la natura e la cultura. Così il Parco del Vallo di Diano oggi, oltre ai suoi preziosi habitat naturali, può a maggior diritto salvaguardare quegli scenari consacrati dalla storia dell’uomo e permeati dalle sue tradizioni: borghi e antichi sentieri. Secondo riconoscimento nel 1998 con il suo inserimento nella lista dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.

Buonabitacolo è legato imprescindibilmente alla figura di Guglielmo Sanseverino, figlio di Tommaso, signore di Padula, Sanza e Policastro. La sua fondazione è attestata da un documento rogato il 2 novembre 1333 in località San Giacomo, alla presenza di alcuni esponenti della borgata. Guglielmo affermava di voler fondare il casale per abitazione ad aumento dei suoi diritti, a vantaggio degli uomini di Padula, affinché dalla moltiplicazione crescano i demani ché il censo diviso in parti più facilmente rende l’imposta. Il nome del comune fu affibbiato dallo stesso Guglielmo: il toponimo traeva origine dal fatto che sorgeva in un’area dove l’aria era più salubre. La denominazione proverebbe dal latino tardo Habitaculum, che vale a dire ‘dimora’.

Rimasto alle dipendenze dei Sanseverino per tutto il XIV secolo, agli inizi del successivo Ottaviano Sanseverino fu privato dei possedimenti dal re Ladislao, il borgo passò così nelle mani dell’armigero Russo de Specchio. Dal 1504, tempo di Antonio Cardona, l’abitato lega stabilmente le sue sorti a quelle di Padula, con cui farà parte delle proprietà della Certosa di San Lorenzo a partire dal 1645.

L’odierno impianto urbanistico rispecchia ancora oggi quello passato, contrassegnato com’è da due nuclei separati ubicati a quote differenti. Presso la sezione superiore ecco la chiesa madre dell’Annunziata, la quale custodisce un armadio reliquiario settecentesco (presumibilmente di derivazione francescana) e due opere legate al lavoro di Giacomo Colombo, artista del XVIII secolo: una icona di legno raffigurante l’Annunciazione e una scultura, sempre lignea, simboleggiante l’Immacolata. Rilevante è il Palazzo baronale appartenente alla famiglia Picinni-Leopardi nella cui cappella gentilizia, consacrata a San Domenico, si susseguono guarnizioni a stucco e paliotti in scagliola con inserti di madreperla dalle razionali somiglianze con componenti ricorrenti nella Certosa di San Lorenzo. Il nucleo inferiore assomiglia incredibilmente alla “graticola” dei certosini: in questa parte decisamente suggestiva è sita la settecentesca cappella di Santa Maria degli Angeli.

Figlio di Buonabitacolo fu il più celebre pittore del Settecento del Vallo di Diano: Francesco De Martino, autore con Anselmo Palmieri di Polla di numerosi affreschi nella nota Certosa di San Lorenzo di Padula.

Antica, infine, è la tradizione agricola di Buonabitacolo, specie a carattere cerealicolo, che si proietta direttamente nei suoi piatti tipici come i fusilli, i cavatelli e i tagliolini; conditi con ragù di carne che cuociono a fuoco lento per ore, oppure con fagioli o ceci. Piatto tipico è la “la Cuccìa” a base di legumi e granaglie bollite dal sapore delizioso. La pastorizia, poi, ha dato luogo ad una discreta produzione di latte e formaggio.

Laureato in Storia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, con una tesi in Storia Moderna dal titolo RITRATTO O MODELLO DELLE GRANDEZZE, DELIZIE E MERAVIGLIE DELLA CITTA’ DI NAPOLI del marchese Giovan Battista Del Tufo(1588)’ (Relatrice la prof.ssa Marcella Campanelli). Laureato in Scienze Storiche, curriculum moderno e contemporaneo, con una tesi in storia moderna seguita dal prof. Giovanni Romeo, dal titolo ‘Le denunce di adescamento in confessione a Napoli tra Sei e Settecento’. Amante della musica, suono la chitarra, scrivo e musico canzoni. Con le mie parole e la mia cultura spero di dare voce all’anima candida di questa terra.

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